Lo scorso anno investiti 3,7 miliardi in riqualificazioni grazie allo sgravio dell'ecobonus. Ma il pubblico però arranca ancora. Il sottosegratario Tofalo (Difesa), rispettare cittadini è nostra mission

A qualcuno piace l’ecobonus. Per la precisione a quasi mezzo milione di italiani che nel 2017 hanno deciso di riqualificare la propria abitazione, alla ricerca di quell’efficienza energetica che in Italia tanto fatica a farsi strada. Un vero peccato perché ogni anno di sprecano decine di migliaia di euro a causa della scarsa efficienza dei sistemi casalinghi, a cominciare dal riscaldamento. Dall’Enea, l’agenzia pubblica per le tecnologie ambientali, arrivano però buone notizie.

Questa mattina l’Ente pubblico guidato da Federico Testa ha presentato alla Camera il settimo rapporto sull’efficienza energetica. In un Palazzo dei Gruppi gremito di addetti ai lavori, l’Enea ha tirato le somme di un anno di riqualificazione energetica, pubblica e privata. Con una novità: se c’è un comparto dell’amministrazione statale che sta facendo dell’efficienza il suo credo, quello è la Difesa.

Un po’ di numeri prima di arrivare al ministero guidato da Elisabetta Trenta. Grazie all’ecobonus, lo sgravio fiscale per chi investe in lavori di efficienza nella propria abitazione, nel 2017 le famiglie italiane hanno investito 3,7 miliardi di euro e realizzato 420 mila interventi di riqualificazione energetica. Gli italiani sembrano credere all’efficienza energetica, basta confrontare i dati dello scorso anno con quelli del 2016. Due anni fa gli interventi di riqualificazione furono 360 mila per un monte investimenti a mezzo ecobonus di 3,3 miliardi, 400 milioni i meno rispetto all’anno successivo. Un’impennata che ha dato i suoi frutti anche in termini ambientali. Il risparmio stimato per il 2017, racconta l’Enea è equivalente a due milioni di tonnellate di petrolio derivante dall’emissione di 5,8 milioni di Titoli di efficienza energetica, i cosiddetti certificati bianchi (62% nell’industria, 31% nel civile).

Allargando ancora lo spettro dell’analisi, tutte le misure adottate nel settore dell’efficienza energetica tra il 2011 e il 2017 hanno generato risparmi pari a due miliardi e mezzo di euro (per le minori importazioni di gas naturale e petrolio) e hanno sottratto 19 milioni di tonnellate di COall’atmosfera. Il comparto residenziale ha sostanzialmente raggiunto l’obiettivo atteso al 2020, l’industria è a metà del percorso previsto. Restano decisamente indietro trasporti e terziario, settore quest’ultimo in cui rientra la Pubblica amministrazione, che quest’anno ha potuto contare su 62 milioni di euro per interventi di efficienza nelle proprie strutture.

Anche il pubblico, in eterno ritardo sulla tabella di marcia, ha le sue eccellenze. La Difesa, per ammissione dello stesso numero uno Enea, Testa. “Uno dei fronti problematici per gli interventi di efficientamento energetico è la Pubblica amministrazione, con una bella eccezione: la Difesa sta facendo tante cose importanti sull’efficienza energetica e la riqualificazione di un patrimonio edilizio importante e sottoutilizzato”.

Secondo Testa c’è stato un intervento “grande e molto significativo che dimostra l’interesse da parte della Difesa. Faccio l’esempio dell’intervento svolto per l’ospedale militare del Celio, a Roma, una cosa complessa su un edificio storico, non facile”. Oppure l’intervento sul Comando generale dei Carabinieri: “tutte azioni intraprese che rappresentano una serie di esperienze su immobili storici che hanno criticità ma che poi si possono replicare sul territorio”.

A rappresentare il comparto più virtuoso della Pa, in termini di efficienza, il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo. “Oggi la Difesa è chiamata a svolgere attività che richiedono un grandissimo uso di energia, basta trovarsi davanti una bolletta del ministero per accorgersene. Noi serviamo i cittadini e nel servirli vogliamo rispettarli attraverso tutta una serie di accorgimenti in termini di efficienza”, ha spiegato Tofalo. “Nei prossimi mesi penso sarà una delle nostre priorità quella di puntare sulla mobilità sostenibile delle strutture del nostro ministero, oltre a coltivare un rapporto con il mondo accademico, con le università e con i centri studi che possono darci sempre dei consigli”.

Un altro sottosegretario, allo Sviluppo, Davide Crippa, ha sottolineato invece la necessità di avere dati certi e puntuali al fine di aggiornare rapidamente la mappa degli ecobonus. “Oggi dobbiamo fare questo piccolo salto statistico, capire quali sono le zone d’Italia dove rafforzare l’ecobonus e dove invece no. In questo modo possiamo valutare una migliore distribuzione delle misure a sosotegno della riqualificazione. Ad oggi abbiamo raggiunto il 52% degli obiettivi di risparmio energetico, nei prossimi tre anni dobbiamo raggiungere il 100% dunque manca il 48%, non è poco, c’è da correre”.

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