La nuova opera intende essere il completamento della dorsale adriatica di SGI e permetterà di collegare le interconnessioni di Pineto e Castelnuovo della Daunia e i vari stoccaggi gas presenti nel territorio con la rete nazionale Snam Rete gas

Dopo la mobilitazione dei no-gas d’Abruzzo, arriva il via libera da parte del ministero dello Sviluppo Economico al gasdotto Larino-Chieti. Lungo 111 km, sarà utile per collegare pozzi di estrazione e stoccaggi esistenti, come il caso del”Fiume Treste” o in progetto, come ad esempio quelli di San Martino sulla Marrucina e del Sinarca.

GASDOTTO

Il nuovo gasdotto intende essere il completamento della dorsale adriatica di SGI, tra i terminali posti a nord a San Marco e a sud a Larino, e permetterà di collegare le interconnessioni di Pineto e Castelnuovo della Daunia e i vari stoccaggi gas presenti nel territorio con la rete nazionale Snam Rete gas in modo da realizzare, in sinergia con i gasdotti Snam Rete gas, un importante sistema integrato del trasporto gas nel centro Italia.

Il gas naturale incarna il concetto di futuro energetico per tre motivi di fondo: è meno inquinante rispetto al gasolio; produce un minor quantitativo di veleni; ha un minore impatto sull’ambiente e sui cittadini.

Da un punto di vista logistico il tracciato utilizzerà corridoi tecnologici esistenti, ponendosi in parallelismo con i metanodotti già presenti in loco.

Con questa opera infrastrutturale si raggiungerà l’obiettivo del completamento della dorsale adriatica con tre vantaggi oggettivi: in primis ottenere un sistema integrato del trasporto gas nel centro Italia; poi ottenere il convogliamento verso nord dei flussi dai siti di produzione e di stoccaggio gas in provincia di Chieti e di Campobasso; infine implementare le condizioni di bi-direzionalità dei flussi di trasporto e la flessibilità complessiva del sistema nazionale gas nel centro Italia e del medio versante adriatico.

Il macro obiettivo del gasdotto, quindi, sarà quello di poter raggiungere anche la cosiddetta flessibilità complessiva del sistema nazionale nel centro Italia e del medio versante adriatico.

STUDI E PROGETTI

Al fine di impedire una eccessiva invasività dell’opera, nella sua fase progettuale SGI ha utilizzato una serie di parametri nella definizione del tracciato, che non solo riducano i tempi per la progettazione esecutiva ma che rispettino morfologia e territorio. Sono stati analizzati i siti con la presenza sul territorio di zone soggette a tutela o vincolo, nel rispetto degli aspetti morfologici territoriali, di quelli geologici e degli attraversamenti di infrastrutture e corsi d’acqua.

Tre le province interessate all’opera (e 25 Comuni coinvolti): Campobasso, Chieti e Pescara per un totale di quattro tronchi. Il primo parte da Larino dove l’andamento del gasdotto è parallelo alla linea di costa. In caso di avvicinamento della condotta a case isolate ad una distanza inferiore a 30 metri sono previsti, per la posa interrata, due metri di copertura maggiorata. In definitiva la maggior parte delle condotte sarà completamente interrata e quindi senza alcun tipo di impatto ambientale come emissioni acustiche, inquinamenti atmosferici o frammentazioni di habitat.

NO GAS

Nonostante in Abruzzo ci siano già in esercizio circa mille chilometri di rete nazionale di gasdotti, a fronte dei 34mila dislocati in tutta Italia, le proteste dei no-gas si sono concentrate sia sull’opera di SGI sia su quella di Snam a Sulmona. Quest’ultima, denominata Rete Adriatica, è stata progettata su cinque tratti funzionalmente autonomi: significa che ciascuno di essi è operativo indipendentemente dagli altri e quindi raggiungere obiettivi come il potenziamento delle reti locali esistenti, l’aumento della flessibilità del sistema in chiave di utilità nazionale.

Contrari all’opera sono gli esponenti varie associazioni tra cui il Coordinamento No Hub del Gas secondo cui l’approvazione del progetto «è un fatto estremamente grave perché contribuisce alla trasformazione della penisola italiana in un territorio di mero passaggio di grandi opere per trasportare il metano verso il Nord Europa ad esclusivo vantaggio delle multinazionali coinvolte. Il tutto gravando sulla bolletta, un’ulteriore beffa. Hanno sbagliato anche le due regioni ad esprimere parere favorevole».

twitter@FDepalo

Condividi tramite