Chiesto un incontro "urgentissimo" per fare luce sul futuro dell'acciaieria. A settembre scadono i termini per la cessione e si esaurirà la cassa. L'alternativa è scendere in piazza

Un incontro “urgentissimo” per scongiurare il ricorso alla piazza e dunque la rottura definitiva delle relazioni tra sindacati e governo. Lo hanno chiesto i lavoratori Ilva della Fim-Cisl, Uilm, Usb e Fiom al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio. Il prossimo 15 settembre scade il termine utile per sancire il passaggio di proprietà dell’acciaiaria. Allo stato attuale, Arcelor Mittal attende le mosse del governo, che all’indomani del parere dell’Avvocatura di Stato, non ha ancora deciso se cedere lo stabilimento al gruppo franco-indiano.

“Alla luce degli esiti dei pareri richiesti ad Anac e Avvocatura dello Stato e visto l’imminente esaurimento della cassa prevista dai commissari straordinari nel prossimo mese di settembre”, si legge in un documento inviato a Palazzo Chigi, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Usb chiedono al governo una “convocazione urgentissima per conoscere le decisioni che intende assumere sulle prospettive industriali e occupazionali del gruppo Ilva e dei suoi 14mila lavoratori e del relativo indotto”.

Nella lettera, firmata dai rispettivi segretari generali, i sindacati ricordano come “la strategicità del gruppo Ilva per il nostro sistema Paese ed il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie richiedono decisioni da parte del governo in tempi stretti”. Inoltre, sottolineano, “è opportuno chiarire, dopo le dichiarazioni del ministro Luigi Di Maio, al fine di proseguire efficacemente il negoziato, se Arcelor Mittal ha acquisito Ilva attraverso una gara legittima o meno”. Altrimenti, dicono i sindacati, sarà tempo di scendere in piazza.

La stessa Mittal, poche settimane fa, come documentato da Formiche.net (qui l’articolo con tutti i dettagli) aveva presentato una nuova proposta industriale per l’Ilva, contenente miglioramenti rispetto alla precedente. Tra questi, il raggiungimento entro il 2023 di una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017, oltre a un azzeramento delle polveri al 2020 con 18 mesi in anticipo rispetto a quanto previsto dal Dpcm del dicembre 2017.

Altro obiettivo “mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue, con la possibilita di incrementare ulteriormente tale livello produttivo mediante l’impiego, per la realizzazione dei volumi produttivi addizionali, di processi di produzione a basso utilizzo di carbone”.

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