Ufficialmente il primo ministro israeliano e il presidente egiziano si sono parlati per due ore a proposito di Gaza, ma all'orizzonte sta per nascere il più grande hub-gas del mondo. E il ruolo di Yitzhak Tshuva...

Oltre Gaza? C’è il gas. Quasi centocinquanta minuti di colloquio a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu tra i due soggetti in questo momento più in vista del versante mediterraneo: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi.

Ufficiamente per ragionare della violenza sulla striscia e del conflitto israeliano-palestinese. Ma tra le pieghe delle dichiarazioni ufficiali, che fanno il paio con quelle del cosiddetto quartetto del Medio Oriente “preoccupato per la violenza a Gaza”, ecco spuntare il grande piano relativo al dossieri idrocarburi.

All’orizzonte ecco il più grande gas hub del mondo, da dove i due paesi possono ricominciare a tessere una tela non solo nel Mediterraneo, ma anche in chiave Usa e Russia.

GAS + GAZA

Tel Aviv e Il Cairo hanno da tempo intrapreso una strada comune, fatta di priorità valoriali e di obiettivi anche geopolitici. Al centro non solo la stabilizzazione istituzionale e sociale dei due quadranti dove i due paesi si affacciano (quello euromediterraneo e quello mediorientale), ma soprattutto il futuro tutto da scrivere legato allo sfruttamento degli idrocarburi, il gas su tutti. Leviathan, Afrodite, Zhoor, Noor sono i quattro versanti attualmente “attivi” che monopolizzano scelte e progettazioni.

Entrambi i leader lo hanno compreso: è la ragione per cui Al Sisi sul caso Gaza continua a sponsorizzare la ripresa dei negoziati tra le due parti, per raggiungere una soluzione basata su due Stati in conformità con i trattati internazionali. Uno schema diplomatico che avrebbe il doppio beneficio da un lato di calmierare le violenze e gli scontri, e dall’altro di assicurare quella stabilità che nei mesi prossimi sarà indispensabile per poter procedere sul dossier energetico.

PARTNERSHIP

Un quadro in cui spicca l’acquisizione da parte dell’israeliana Delek Drilling, della statunitense Noble Energy e dell’egiziana Egyptian Gas Transportation Company East Gas (Egcl) del 39% di East Mediterranean Gas (Emg) per 1,3 miliardi di dollari.

Secondo il Ceo di Delek, Yossi Abu, Leviathan sta diventando l’ancora principale di energia nel bacino del Mediterraneo con clienti in Israele, Egitto e Giordania. Il potenziale di questo affare si ritrova nei dati: 64.000 milioni di metri cubi saranno esportati in Egitto mentre la vendita di gas naturale israeliano in Egitto per i prossimi dieci anni è stimata in 15.000 milioni di dollari e rafforza la relazione tra Israele e il primo paese arabo con cui ha firmato la pace nel 1979.

Una mossa che i tre player hanno inteso fare alla realtà egiziana proprio in scia di questo nuovo e rinnovato spirito macroregionale che ha appunto i suoi precisi riverberi nel dossier energetico. Secondo lo speaker del ministero del Petrolio egiziano, Hamdi Abdel Aziz, l’Egitto sostiene la mossa fatta dalle compagnie private al fine di trasportare il gas israeliano dal giacimento Leviathan all’Egitto.

E osserva che “il ministero si impegna a gestire qualsiasi richiesta presentata dal settore privato in conformità con le normative in materia alla luce della liberalizzazione del mercato del gas e della creazione di un quadro normativo che consenta a soggetti privati di commerciare gas naturale”.

DELEK

Il gasdotto Emg ha il pregio di collegare la rete di oleodotti israeliani da Ashkelon a quella egiziana di El Arish, ma il suo funzionamento è stato negli anni interrotto a causa dei numerosi attacchi terroristici.

Delek appartiene al magnate israeliano Yitzhak Tshuva (nativo di Tripoli) la cui ricchezza personale secondo Forbes ammonta a 4,3 miliardi di dollari. È lo scopritore delle riserve di gas naturale offshore in Israele e Cipro Tamar 1, Dalit e Leviatano. Successivamente ha individuato le riserve di gas anche in Dolphin, Tanin e nel Blocco 12 a Cipro. Mentre Noble è una società americana con sede in Texas.

Tshuva ha sottolineato che questo è un momento particolarmente importante da quando ha preso forma l’idea di trasformare Israele in un importante esportatore di gas verso i paesi della regione. Per cui “questo accordo rafforzerà i legami e la cooperazione economica tra Israele e i suoi vicini”.

Più in generale Delek in questo 2018 ha fatto registrare entrate per il 28% in più rispetto al secondo trimestre del 2017. E ha concluso la prima metà del 2018 con il 22% in più di fatturato rispetto ai dodici mesi precedenti, con un utile netto aumentato del 3%.

Secondo le stime di Delek Group, il bacino del Leviathan è vicino a vedere la piattaforma di produzione in Israele. E la scalata alla East Mediterranean Gas (Emg) testimonia plasticamente di quanto Tel Aviv e Il Cairo siano perfettamente sincronizzate.

twitter@FDepalo

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