Tregua a rischio? Il petrolio libico nel mirino. E Moavero incontra Haftar

Tregua a rischio? Il petrolio libico nel mirino. E Moavero incontra Haftar
È stata attaccata la Compagnia petrolifera di Tripoli, causando morti, feriti e una nuova ondata di preoccupazione dopo il cessate il fuoco della scorsa settimana. Nello stesso tempo, il capo della diplomazia italiana è volato a Bengasi per incontrare il generale della Cirenaica, che, rilanciando il rapporto con l'Italia, si è detto disposto a contribuire al dialogo e alla sicurezza della Libia

La Libia e il petrolio, un sentiero scivoloso che mette a rischio la tregua in corso da martedì scorso. Il quartier generale della National Oil Corporation (Noc) di Tripoli è stato attaccato questa mattina da almeno sei uomini armati, forse, come riporta l’emittente Libya al Ahrar, appartenenti allo stato islamico. Momenti di forte concitazione che hanno fatto temere addirittura per la vita del presidente Mustafa Sanallah, del quale all’inizio non si avevano notizie, ma che poi è stato riferito si trova “in un luogo sicuro e sta bene”. E anche se lo scontro all’esterno parrebbe terminato, la tensione resta altissima. “Abbiamo perso anche delle vite innocenti a causa dell’aggressione subita”, ha dichiarato Sanallah, sostenendo che il bilancio di questo attacco terroristico sarebbe di diversi morti e feriti. “Gli assalitori sono entrati dalla porta principale dei visitatori – ha aggiunto – non sappiamo cosa sia stato delle guardie preposte alla sicurezza. Sappiamo che ci sono dei feriti gravi e altri stabili”.

L’attacco sarebbe cominciato attraverso l’azione di un attentatore suicida che si sarebbe fatto esplodere all’interno della sede della Noc, accendendo, così, la miccia che ha dato il via all’escalation. Secondo quanto riferito dalla Commissione per i feriti del governo di Tripoli i morti accertati sarebbero due e i feriti dieci, assicurando come tutti gli impiegati coinvolti nell’attacco siano stati portati fuori sani e salvi. La ricostruzione dell’attacco vedrebbe una colonna di fumo ancora invadere l’edificio, mentre le forze di sicurezza continuano a circondare la sede e a bloccare le strade limitrofe.”Stiamo ancora assediando la sede della Noc ma i combattimenti sono finiti”, ha detto il portavoce della Rada, Ahmed Bin Salem, ai media locali.

“Questo atto vile ha creato uno stato di terrore e tensione tra i cittadini e il suo obiettivo è rimescolare le carte e distruggere l’opportunità di portare a buon fine il processo democratico”, dice il comunicato del ministero dell’Interno del governo di accordo nazionale libico a proposito dell’attacco. Un attentato che ha “minato la sicurezza e la stabilità dentro Tripoli”, secondo il ministero che ha invita i cittadini a “sostenere le istituzioni di sicurezza in grado di far fronte a questo tipo di terrorismo”. E ancora:”La lotta al terrorismo rimane un denominatore comune tra i libici” si legge ancora nella nota nella quale si fa appello a tutte le parti a “schierarsi in modo unito contro chiunque voglia minacciare la sicurezza della nazione”.

Anche “l’Unsmil – d’altra parte – condanna fermamente il vile attacco terroristico alla National Oil Company di oggi. Esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e augura una pronta guarigione ai feriti” si legge in un tweet dell’Unsmil, la missione di supporto delle Nazioni Unite. E ancora: “L’assalto all’istituzione che è la principale fonte di ricchezza nazionale della Libia è un duro colpo contro i libici di ogni parte. L’Unsmil chiede ai libici di desistere da inutili conflitti collaterali e di unirsi, in collaborazione con la comunità internazionale, per sradicare il flagello del terrorismo in Libia”.

L’ambasciatore italiano in Libia Giuseppe Perrone, invece, si esprime così: “L’attacco terroristico di oggi contro il quartier generale di un pilastro chiave dell’economia della Libia è un atto vile e spregevole che non scoraggerà tutti i libici di buona volontà dal procedere verso la pace e la riconciliazione. Le nostre più sentite condoglianze alle vittime e alle loro famiglie”.

E poi ancora il presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, che si è espresso, attraverso una nota, sull’accaduto:”Stiamo cercando di avere delle informazioni più precise e di sapere chi è presente all’interno della Raffineria Noc a Tripoli. La situazione è grave ma al momento non possiamo pronunciarci sulla natura dell’esplosione”. Non mancando di fare riferimento alle realtà italiane, come l’Eni, che operano sul territorio e che hanno continuato a lavorare nonostante il momento di fortissima crisi dei giorni scorsi. “La Noc è la compagnia petrolifera libica che riveste un ruolo fondamentale per tutti i giacimenti di olio e gas in territorio libico e le partnership internazionali ed in primis con l’azienda petrolifera di Stato italiana Eni”, spiega infatti Marsiglia.

Ha continuato: “Ci sono aziende che non hanno voluto da tempo mettere piede a Tripoli. Come non dare loro ragione?. Questa mattina ho mandato una lettera a mia firma al ministro degli Esteri Enzo Moavero per chiedere la disponibilità per un incontro per relazione sulla situazione delle aziende e degli investimenti in corso su cui è impegnato il settore energetico italiano in Libia”, ha continuato il presidente di FederPetroli.

Intanto, in un momento che sarebbe dovuto essere di maggiore “tranquillità”, e a quasi una settimana dalla tregua a Tripoli, proprio il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, è volato oggi a Bengasi per incontrare il generale Khalifa Haftar, in quello che è stato il primo incontro di un ministro dell’esecutivo italiano e il leader della Cirenaica. La Farnesina, annunciando il viaggio aveva messo in chiaro le prerogative della missione del ministro, che, dopo l’audizione di giovedì di fronte alle commissioni di Camera e Senato,è stato volto a sottolineare il rilancio del “dialogo politico inclusivo” con tutte le parti in causa nella delicata situazione in corso nella regione. Sulla scia, dunque, di quello proposto dal rappresentate speciale dell’Onu Ghassan Salamè “con tutti gli interlocutori per una Libia unita e stabile”.

Quello tra Moavero Milanesi e il generale libico Khalifa Haftar è stato, dunque, come riferisce una nota sempre della Farnesina, “un lungo e cordiale colloquio che ha rilanciato lo stretto rapporto con l’Italia, in un clima di consolidata fiducia”, sottolineando, inoltre, come fra i due vi sia stata un’ampia convergenza per un’intensa cooperazione e sul comune impegno per una Libia unita e stabile. “L’Italia – ha detto il capo della diplomazia italiana – attribuisce grande importanza al mantenimento di un attivo dialogo con tutti coloro che guardano al futuro della Libia con leale amicizia, nello schietto interesse del suo popolo e della sua piena autodeterminazione. I cittadini libici devono essere messi in grado di esercitare la propria sovranità e di poter decidere liberamente il proprio destino. Il percorso politico avviato va portato a termine, in particolare, attraverso elezioni ordinate e trasparenti, che si svolgano in condizioni di adeguata sicurezza”.

Dal canto suo, prosegue la nota del ministero degli Esteri italiano, Haftar ha espresso al ministro Moavero “il suo apprezzamento per l’impegno di politica estera dell’Italia, ritenuto imprescindibile per la Libia, grazie anche alle svariate e articolate iniziative e proposte che lo caratterizzano”. E ancora “ha aggiunto di essere pronto a dare il suo contributo per supportare attivamente la sicurezza, la stabilizzazione e il dialogo nel paese, per il bene di tutti i libici”. Infine, obiettivo della missione del capo della diplomazia italiana, è stato anche la condivisione di obiettivi e finalità della conferenza internazionale di novembre che si svolgerà in Italia.

ultima modifica: 2018-09-10T09:10:38+00:00 da Isabella Nardone

 

 

 

 

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