Scaramucce tra il ceo di Gazprom Alexey Miller e l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Ue, Gordon Sundland, mentre procede la posa di 200 km di tubi e l'orizzonte del dicembre 2019 per il suo completamento

Si infittisce il botta e risposta tra Washington e Mosca sul Nord Stream 2, il gasdotto da 11 miliardi di dollari che, attraversando il Mar Baltico, trasporterà direttamente il gas russo in Europa.

Non solo il Ceo di Gazprom Alexey Miller e l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione europea, Gordon Sundland hanno “incrociato le lame” con dichiarazioni e repliche, ma anche il ministero degli Esteri russo si è spinto a parlare di interferenza a stelle e strisce in questioni prettamente europee. Nel mezzo i progressi logistici del progetto, una lettera dal Parlamento di Kiev e gli incroci con il Tap.

POLEMICA

Il Ceo di Gazprom Alexey Millersi è detto sicuro che il Nord Stream 2 verrà realizzato nonostante le minacce Usa. Poche ore prima l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Ue, Gordon Sundland, aveva detto che Washington ha “molti strumenti” per rallentare la costruzione del gasdotto. Un quadro dialettico a cui va sommata la posizione del ministero degli Esteri russo, secondo cui da Washington ci sarebbero state interferenze in una questione di stretta competenza Ue.

Secondo il portavoce del ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, negli ultimi giorni “ci sono stati svariati funzionari statunitensi che si sono espressi in merito alla questione del Nord Stream 2, è questo un chiaro esempio d’interferenza da parte degli Stati Uniti in affari che riguardano l’Unione europea, in particolar modo alcuni dei paesi ad essa aderenti”.

IL PROGETTO

Ma intanto l’infrastruttura procede “e così sarà per la parte rimanente”, ha assicurato il Ceo di Gazprom alla stampa russa, con all’orizzonte la prospettiva di assicurare 55 miliardi di metri cubi di gas naturale annui dalla Russia alla Germania aggirando i paesi del cosiddetto blocco Visegrad. Punto di partenza sarà una delle più grandi riserve di gas naturale al mondo: Bovanenkovo, situata nella penisola di Yamal.

Nei fatti la posa di 200 km di tubi e l’orizzonte del dicembre 2019 per il suo completamento sono ormai dato assodato, anche se gli Usa conservano nel proprio mazzo la carta delle sanzioni contro Nord Stream 2, così come detto esplicitamente dal segretario americano all’Energia Rick Perry. Sul punto da tempo il ministro russo dell’Energia Alexander Novak ha fatto sapere che il gasdotto sarebbe andato avanti comunque: “Speriamo che non ci siano sanzioni: se le restrizioni statunitensi ci saranno, il progetto verrà comunque implementato, la posa delle tubazioni è già iniziata”.

QUI WASHINGTON

“Gli Stati Uniti continuano ad opporsi al Nord Stream 2 e ad ogni fonte di energia che può essere usata come ricatto da stati instabili: gli Stati Uniti sono pronti a sostenere i propri alleati le proprie enormi riserve di energia disponibile”, le parole di Perry. Aggiungendo che Ucraina ed Europa non dovrebbero diventare “ostaggi” delle forniture di risorse energetiche da un’unica fonte. È la ragione per cui in occasione di un meeting con il primo ministro ucraino Volodymyr Groysman ha messo l’accento su quanto sia utile in questo momento rafforzare la cooperazione energetica con Kiev.

Il riferimento è agli sforzi di Naftogaz relativi alla distribuzione e alla produzione di gas, oltre alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica anche al fine di migliorare la trasparenza e l’efficienza infrastrutturale. Washington è sensibile anche alle questioni burocratiche relative alle licenze e alla condivisione della produzione.

Un “ponte” che gli Usa stanno costruendo anche con Varsavia, come dimostra la recente firma di una dichiarazione congiunta sulla cooperazione per la sicurezza energetica. Secondo Perry è questa un’altra dimostrazione di come gli Stati Uniti sostengano fortemente una politica di sicurezza energetica pro-Polonia e pro-Europa. Proprio la Polonia necessita annualmente di circa 17 miliardi di metri cubi di gas, di cui il 55% proviene da Gazprom nell’ambito di un accordo che scade nel 2022, ma che Varsavia pare intenzionata a non rinnovare.

QUI KIEV

Intanto in una lettera aperta alla cancelliera tedesca Angela Merkel i parlamentari ucraini hanno chiesto di aprire un dibattito sul nuovo gasdotto. Nella missiva criticano il progetto dell’oleodotto sottolineando la “profonda spaccatura tra gli Stati membri dell’Ue”. E citano i riflessi che a loro dire sarebbero negativi per Ucraina ed Unione europea, rimarcando che “solo pochi beneficeranno del progetto, mentre allo stesso tempo avrà effetti economici dannosi di ampia portata e alimenterà le politiche corruzione”. Come è noto Kiev, assieme a Polonia e Stati baltici si oppone alla costruzione del Nord Stream 2, la cui realizzazione sottrarrebbe all’Ucraina circa 3 miliardi annui di entrate dal transito del gas.

twitter@FDepalo

Condividi tramite