Il percorso per educare alla sicurezza sul posto di lavoro è abbastanza lungo, tuttavia il momento per impegnarsi verso un’intensa sensibilizzazione del fenomeno è propizio

Le statistiche che riguardano gli incidenti sui cantieri edili presentano sempre margini di incertezze, in quanto i dati dovrebbero essere confrontati ogni volta con la quantità delle costruzioni realizzate nel periodo preso in esame. Proprio per questa ragione l’incremento degli incidenti mortali, registrati in questi ultimi anni, testimonia una situazione particolarmente grave, perché il settore dell’edilizia è in crisi da tempo. A ciò si aggiunga che i valori “ufficiali” includono con certezza solo una parte dei casi, quelli dei lavoratori iscritti all’Inail non tenendo conto del fenomeno del “lavoro nero”, tutt’altro che marginale. Napoli, Latina, Roma, ma anche Milano, sono le province con il maggior numero di incidenti e, tra questi, non sono secondari quelli che comportano le conseguenze più gravi: la caduta dall’alto, lo schiacciamento, la folgorazione, il ribaltamento dei mezzi in manovra.

La ragione principale di questo fenomeno, che, come visto, risulta ancora più preoccupante perché in contrasto con la scarsa attività edilizia, viene in primis dai ridotti investimenti sulla sicurezza e, parallelamente, dall’insufficiente formazione degli operai. A questi fattori si devono collegare tuttavia anche le mutate condizioni ambientali che, con crescente rapidità, stanno alterando la natura idrogeologica del terreno. Questo presenta ormai una consistenza strutturale sempre più precaria, provocando cedimenti che, in condizioni “normali”, non sarebbero stati ipotizzabili. Ciò non giustifica quanto accade e, soprattutto, non vuole attribuire alla fatalità la causa dei disastri, ma evidenzia la necessità, improcrastinabile, di conoscere e aggiornare costantemente la resistenza meccanica dei terreni.

Anche la buona progettazione della sicurezza può non risolvere la reale prevenzione degli infortuni. Questa deve infatti essere sostenuta da una diffusa e assimilata cultura della sicurezza, al fine di eliminare anche quelle situazioni, ricorrenti ogni giorno in cantiere, che talvolta sembrano scontate e banali, ma che invece espongono i lavoratori a incidenti gravi, proprio perché imprevisti. Cosa si intende per cultura della sicurezza?

Sarebbe poco efficace elencare le condizioni da evitare e le precauzioni da adottare. Una sintesi incisiva può essere ricondotta a un concetto alquanto semplice e di facile comprensione: educare alla percezione del rischio che si corre individualmente o che si può provocare verso altri lavoratori o verso occasionali visitatori che accedono nel cantiere, all’interno di aree apparentemente sicure.

Dunque il percorso per educare alla sicurezza sul posto di lavoro è abbastanza lungo; tuttavia ritengo che il momento per impegnarsi verso un’intensa sensibilizzazione del fenomeno sia propizio, proprio perché sostenuto dalle valutazioni del rischio ambientale che ormai più nessuno può minimizzare. I disastri che si succedono indicano con chiarezza che quanti, anche in buona fede, sostenevano atteggiamenti scettici nel registrare l’accelerazione del cambiamento climatico o nel sottovalutarne le indotte conseguenze sono contraddetti da inconfutabili dimostrazioni scientifiche.

Questa diffusa attenzione al fenomeno complessivo è, a mio avviso, favorevole per sviluppare un’idea generalizzata di prevenzione del rischio e vede, proprio nel settore dell’edilizia, quella combinazione di fattori che la società contemporanea deve assumere come prioritari: l’ambiente e il lavoro.

Condividi tramite