Perché il vertice di Tel Aviv sull’EastMed rischia di essere senza l’Italia

Perché il vertice di Tel Aviv sull’EastMed rischia di essere senza l’Italia
Mentre la Turchia minaccia ancora Cipro per il nuovo gasdotto, si decide come procedere per i 1500 km della pipeline per cui stanno lievitando i costi. Attesi i risultati delle perforazioni Exxon

Che cosa succede al gasdotto Eastmed? A Tel Aviv il prossimo 20 dicembre ci sarà un vertice decisivo ma con probabile forfait italiano. Si decide come procedere per i 1500 km della pipeline per cui stanno lievitando i costi. Se Roma non parteciperà ecco che ci saranno gli Usa con Israele, Cipro e Grecia a tirare le fila.

I risultati della prima perforazione Exxon si avranno a fine dicembre e con essi un quadro qualitativo più completo. Sullo sfondo torna di attualità la possibile riunificazione di Cipro come mossa diplomatica per placare gli animi.

EASTMED

Dal trilaterale di Tel Aviv, con Grecia, Cipro e Israele in programma tra due settimane un funzionario del governo americano non può essere escluso (verosimilmente il Segretario all’energia), a maggior ragione se il governo italiano non dovesse inviare un proprio rappresentante. Si sta animando il dibattito attorno ai prossimi passi sulla costruzione del gasdotto Eastmed, il nuovo vettore che partirà dalla costa meridionale di Cipro e si estenderà fino a Otranto, attraverso Creta e la Grecia continentale. Sarà in grado di trasportare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno anche per via del fabbisogno europeo in continua crescita.

La mega pipeline si intreccia con il ruolo della Turchia e con i tentativi di smussare i contrasti che si stanno moltiplicando proprio in concomitanza delle perforazioni effettuate nella Zee di Cipro dalla Exxon.

Per questa ragione il viaggio dell’inviato delle Nazioni Unite Jane Cho Lut a Cipro è atteso a metà dicembre, ma solo dopo un incontro a New York con il vice ministro degli esteri greco George Katrougalos (il 12 del mese). Sullo sfondo la ripresa del dialogo per la possibile riunificazione di Cipro, che allenti la tensione sulle pretese avanzate da Ankara circa le acque del territorio settentrionale occupato sin dal 1974, che trova la comunità internazionale ancora scettica dopo il fallimento del vertice della scorsa primavera in Svizzera.

QUI EXXON

La Exxon sarebbe intenzionata a favorire la nascita di un terminale per il gas a Cipro, dal momento che Nicosia è considerata a tutti gli effetti un “pilastro della stabilità nel Mediterraneo orientale” e più sicura rispetto al resto della macroregione, con riferimento alle pressioni di Ankara. La strategia di Exxon dovrebbe distendersi in questa direzione, dato che persegue la tesi che è questo l’unico modo per sfruttare adeguatamente il gas.

Pochi giorni fa c’è stato un altro sopralluogo sull’impianto di perforazione Stena Icemax, alla presenza dei ministri George Lakkotrypi e Nikos Christodoulides ricevuti dai massimi vertici aziendali. In questo modo è stato inviato all’esterno il messaggio che le attività di perforazione proseguono normalmente e senza problemi, come dimostra la contemporanea presenza sulla piattaforma del vice ceo di Exxon Mobil, Tristan Asprey, accanto all’ambasciatore americano a Cipro, Kathleen Dougherty.

GAS-HUB

Nonostante i numerosi contrasti degli ultimi anni, la Turchia è nella lista dei potenziali acquirenti di quel gas in quanto la domanda aumenterà fino a 25 miliardi di metri cubi entro il 2040. Per cui Israele ha da tempo puntato tutte le sue fiches sull’Eastmed: da un lato per assicurare il mercato europeo, e dall’altro per implementare il proprio ruolo anche sul dossier energetico in chiave anti iraniana.

Ecco quindi che Cipro ha finalmente l’occasione di uscire dalla “timidezza geopolitica” dell’ultimo ventennio e tramite la creazione di nuove infrastrutture (in mare e sulla terra ferma), modificare a proprio vantaggio l’attuale contesto.

QUI TEL AVIV

L’appuntamento di Tel Aviv quindi rivestirà un ruolo significativo, non fosse altro perché metterà alcuni paletti di primaria importanza sull’opera che, va ricordato, accusa un elevatissimo coefficiente di difficoltà: la lunghezza record infatti rende il gasdotto sì in grado di coprire in prospettiva fino al 50% del fabbisogno di energia in Europa, ma anche denso di complicazioni logistiche non indifferenti.

Secondo fonti diplomatiche a Tel Aviv, al momento, non è prevista la partecipazione del premier Conte né il ministro dell’Energia, a causa della presenza sul tavolo di questioni che i players vorranno valutare senza intoppi prima di inviare il testo alla Commissione europea. Nelle successive cinque settimane Bruxelles dovrà produrre eventuali osservazioni e quindi solo a gennaio se ne saprà di più. Una data forse non casuale, ovvero quando sarà già stata affrontata la delicata tematica della manovra finanziaria italiana.

QUI ANKARA

Un quadro in cui spicca ancora una volta la posizione turca, che annuncia di voler contrastare le “politiche aggressive” dei greco-ciprioti che ignorerebbero i diritti fondamentali dei turco-ciprioti. Arrivano al G20 di Buenos Aires le parole al vetriolo del presidente Recep Tayyip Erdoğan: “La Turchia non permetterà mai l’usurpazione dei diritti della Repubblica turca di Cipro del Nord (Trnc), uno dei proprietari originali delle risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale. La Turchia è impegnata a proteggere sia la propria legge che i diritti della comunità turco-cipriota: a questo punto continueremo a prendere le misure necessarie”.

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2018-12-03T09:10:32+00:00 da Francesco De Palo

 

 

 

 

 

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