Nuova sfida social per Meb. L’opinione di Corrado Ocone

Nuova sfida social per Meb. L’opinione di Corrado Ocone
Da qualche mese, sul crinale comunicativo dei social, su cui il suo mentore Matteo Renzi continua ad arrancare sta cercando di ritagliarsi uno spazio di autonomia Maria Elena Boschi

La lotta politica oggi si gioca anche sui social, come è noto. E ciò avviene per un doppio ordine di motivi: sia perché una politica de-ideologizzata quale è (per fortuna) l’attuale punta molto sugli aspetti emozionali e simbolici; sia perché i social sono in qualche modo l’equivalente della piazza di un tempo, il luogo ove il politico si svela, o si nasconde disvelandosi, davanti ai suoi potenziali elettori, a chi dovrà poi dargli approvazione e consenso. Non c’è dubbio che in questo nuovo mondo, che in verità ha pure un cuore e un sapore antico, i partiti di destra o di nuovo conio (quelli che impropriamente vengono chiamati “populisti”) sanno muoversi con più agilità. Essi hanno spesso spiazzato la sinistra, muovendosi di conseguenza in modo per loro più proficuo. Non gravati da ipoteche ideologiche e moralistiche, fautrici di un rapporto diretto con il popolo votante, queste forze politiche hanno messo in difficoltà in generale tutti i vecchi politici. I quali o hanno ignorato il mezzo (casomai come Berlusconi restando legati soprattutto a quello televisivo) oppure usandolo in modo goffo e inefficace. Ovviamente, dietro i messaggi inviati via social agli elettori, bisogna che ci sia un progetto comunicativo, anche implicito, e soprattutto una personalità con ben precise e individuabili caratteristiche e modalità di leadership.

Da qualche mese, su questo crinale comunicativo, su cui il suo mentore Matteo Renzi continua ad arrancare sia per precedente sovraesposizione sia perché non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine dello sconfitto, sta cercando di ritagliarsi uno spazio di autonomia Maria Elena Boschi. L’impresa è molto difficile, forse proibitiva, per vari motivi: sia legati appunto al legame con Renzi, sia alla sua specifica personalità. Boschi non è stata infatti, dal primo punto di vista, solo una renziana fedele, ma anche colei che si è intestata la “madre di tutte le battaglie” dell’ex leader, quella sulla riforma della Costituzione, clamorosamente persa.

Un grosso handicap è però, dal secondo punto di vista, anche quello connesso alla sua personalità, la quale, pur avendo dalla sua parte una rassicurante bellezza classica e una evidente telegenicità, è stata vista da molti italiani in senso negativo. Certe sue dichiarazioni e modi di porsi hanno finito, a torto o a ragione, per rappresentarla come l’incarnazione di alcuni non irrilevanti “mali” della sinistra, quali “superiorità morale” e l’opzione decisa per i temi e le soluzioni del politically correct. Questa percepita cifra della Boschi mal si concilia ora con l’immagine di semplicità “popolare”, o addirittura popolana, che un social come Facebook, non a caso oggi dominato da Matteo Salvini, richiede oggi. Ed è forse per questo che Boschi si è diretta su Instagram, che, privilegiando le immagini, permette di trasmettere il messaggio di semplicità in modo più raffinato e subliminale. Il messaggio che le ultime foto da Marrakesch cercano di trasmettere sono appunto quelle di una ragazza semplice, acqua e sapone, come tante altre che casomai non si interessano proprio di politica, una della “porta accanto”. Ma l’impressione è che il tutto non funzioni, sia perché la vecchia immagine è ancora troppo forte sia perché il modo di scrollarsela di dosso ne conserva ancora molte tracce. Si percepisce troppo controllo e perfezione, dall’accuratezza delle immagini sino al modo in cui sono misurate le frasi di accompagnamento. Le quali, proprio per questo autocontrollo, finiscono per essere generiche e molto mainstream.

La stessa scelta di Marrakesh come luogo della vacanza fra amici vuole dare da una parte un segnale di comune semplicità (“non siamo alle Maldive!”), ma finisce da un altro punto di vista per inviare messaggi di apertura totale verso quel mondo islamico che oggi per ovvi motivi non riscuotono molto consenso fra quei ceti sociali che un tempo votavano a sinistra. L’impressione sostanziale è che, se lo scopo dell’operazione era quello di riformulare la propria immagine e di creare un ambiente comunicativo a sé favorevole, il risultato per Boschi non sia stato alla fine dei migliori.

ultima modifica: 2019-01-05T10:20:17+00:00 da Corrado Ocone

 

 

 

 

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