Cecenia e Gazprom stanno togliendo il sonno a Putin. Ecco perché

Cecenia e Gazprom stanno togliendo il sonno a Putin. Ecco perché
La prima dice no al pagamento del suo debito al colosso del gas statale chiedendo il risarcimento per i danni causati da anni di conflitti. Ma cosa succederebbe se le altre 84 regioni della Russia richiedessero un simile trattamento?

I destini di Cecenia e Gazprom si stanno in queste settimane complicando, aumentando il livello di preoccupazione al Cremlino per via dei possibili effetti a catena che potrebbero essere prodotti da una mossa, in apparenza, di squilibrio, ma che cela al suo interno ben altro.

Al centro del contendere il gas e il cono di influenza in una regione controversa e preda di precise mire sociopolitiche, nelle stesse ore in cui la Russia vorrebbe disconnettersi da Interet e crearsi una propria rete.

QUI GAZPROM

Grozny dice no al pagamento del suo debito al colosso del gas statale, chiedendo invece il risarcimento per i danni causati ai suoi oleodotti da anni di conflitti e violenze. Una mossa che ha suscitato una pronta analisi nel governo russo: infatti il presidente Vladimir Putin teme che il sostegno al perdono del debito avrebbe ulteriormente rafforzato la sua reputazione nella regione inquieta, con ripercussioni pericolose per il gigante del gas statale. Infatti, è la vulgata che circola con insistenza a Mosca, se le altre 84 regioni della Russia richiedessero un simile trattamento cosa potrebbe accadere?

Secondo il colosso guidato da Alexei Miller al dicembre 2018 le regioni della Russia avevano un debito complessivo con Gazprom di 137 miliardi di rubli (circa 2 miliardi di dollari) e con 16.5 miliardi di rubli la Cecenia era al primo posto. Una contingenza che si sposa con i crescenti problemi di bilancio russi susseguiti al quinquennio di sanzioni occidentali. Un panorama che comunque ha la sua influenza anche sui conti di Gazprom che è pur sempre il maggiore produttore di gas, ma che dinanzi a quel trend non può restare impassibile.

QUI GROZNY

Lo scorso 23 gennaio un tribunale di Grozny aveva deciso di annullare i debiti della popolazione della capitale verso il fornitore di gas naturale “Gazprom mezhregiongaz Grozny”, per un totale di 9 miliardi di rubli (120 milioni di euro). Nella sentenza, emessa dal giudice su richiesta del Procuratore della Cecenia, si sosteneva che il debito non aveva “alcuna possibilità di recupero” e tentare di ottenere la sua retribuzione avrebbe generato tensioni sociali significative, con possibili proteste di massa della popolazione. Ovviamente la società “Gazprom Mezhregiongaz” presentò ricorso.

Va ricordato che, dalla fine del 2017, per ben quattro volte Grozny è rimasta senza gas proprio per i mancati pagamenti, con un terzo della popolazione che continua ancora a non pagare per l’elettricità consumata nelle proprie abitazioni. Addirittura il governo si è spinto a dire che è stato Allah a donare l’elettricità di cui la Cecenia necessita. Ma il paese per l’80% del suo bilancio dipende ancora dalla Russia.

ANSIE

Di contro Gazprom è alle prese anche con un’altra questione: quella della contesa con l’ucraina Naftogaz, il cui Ceo, Andrei Kompolef, ha detto di aspettarsi che la Corte d’Appello svedese ordini al gigante energetico russo di pagare 2,56 miliardi di dollari. Le due società sono coinvolte dal 2014 in una articolata controversia, per via della richiesta russa alla controparte ucraina di pagare in anticipo il gas da ricevere.

In questi cinque anni si sono susseguiti molti procedimenti giudiziari, con udienze celebrate anche nei Paesi Bassi e nel Regno Unito (la prossima settimana). Esattamente un anno fa un tribunale arbitrale ordinò a Gazprom di pagare 4,63 miliardi di dollari alla società ucraina.

Tuttavia, tenendo conto dell’importo precedentemente assegnato a Gazprom in relazione al contratto di fornitura di gas, le passività di compensazione determinarono l’obbligo di Gazprom di pagare solo 2,56 miliardi.

Il colosso russo si è rivolto in appello alla Corte svedese, che ha ordinato la sospensione del lodo arbitrale ma Kiev ha dichiarato che inizierà a chiedere il risarcimento tramite il blocco delle attività in Svizzera, nei Paesi Bassi e nel Regno Unito.

GARANZIA

Su un altro fronte, ma che ha comunque un interesse specifico per il colosso, ecco una notizia che interessa l’Italia: Gazprom ha annunciato di aver offerto garanzie a Intesa Sanpaolo e Banca Imi per un prestito di 2,97 miliardi di dollari dalle banche italiane alla sua unità Gazprom Pererabotka Blagoveshensk.

Situato vicino alla città di Svobodny, nella regione di Amur, sarà il più grande impianto di questo tipo in Russia e uno dei più grandi al mondo. Servirà come collegamento essenziale nella catena di processo delle forniture di gas naturale alla Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia.

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2019-02-13T11:10:08+00:00 da Francesco De Palo

 

 

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