Pierluigi Coppola è il mio eroe dissidente. Parla Annalisa Chirico

Pierluigi Coppola è il mio eroe dissidente. Parla Annalisa Chirico
Conversazione con Annalisa Chirico, giornalista de Il Foglio e presidente dell'associazione Fino a prova contraria che a Formiche.net ha anticipato alcuni dettagli sulla prossima tappa milanese della Notte della Giustizia. Salvini? Presente

Se dovesse decidere con chi trascorrere il San Valentino Annalisa Chirico, giornalista de Il Foglio e presidente dell’associazione Fino a prova contraria non avrebbe dubbi.
Il prescelto sarebbe Pierluigi Coppola, l’unico dei sei componenti della commissione che ha stilato l’analisi costi-benefici sulla Tav a non firmarla. La battuta è di spirito ma la vicenda è seria. C’è di mezzo lo sviluppo del Paese. Con lei Formiche.net, tra un appuntamento e un altro in quel di Milano, ha approfondito il dibattito sull’alta velocità e le prossime sfide sul tema della giustizia: “San Valentino? Come disse una volta Barbara Alberti, l’amore è per i coraggiosi, il resto è coppia. Sono a Milano tra riunioni di lavoro ma, se potessi, trascorrerei volentieri la serata con il professor Pierluigi Coppola, un professore stimato e coraggioso, l’unico dei sei componenti della commissione farlocca a non aver firmato l’analisi altrettanto farlocca. La definirei l’analisi dei costi e pregiudizi che rischiano di costare cari all’Italia”.

Perché?

I veri ambientalisti sono favorevoli alla Tav. Gli ambientalisti farlocchi sono contrari. Di Maio e Di Battista ne hanno fatto una questione ideologica. Da settimane ripetono che la Tav non si farà: hanno deciso già prima che la commissione emettesse il suo verdetto. Pensano di menare per il naso gli italiani.

Andiamo nel merito dell’analisi…

Loro hanno inserito tra i costi delle cifre che stando al contratto di governo mai avremmo dovuto ritrovare lì. Questo studio quantifica sette miliardi di costi ma inserisce tra le voci in rosso anche quelli che in realtà sono dei benefici, perché sono degli obiettivi politici da realizzare, che il partito di Luigi Di Maio ha inserito nel suo programma elettorale e poi nel contratto con la Lega. Per esempio, per il Movimento 5 Stelle e per il governo, gli investimenti pubblici sono una cosa importante, e fermare la Tav va contro questa strategia economica.
La commissione inserisce tra i costi le mancate entrate delle accise dovute alla riduzione del traffico su gomma in favore di quello su rotaie ma questo è un controsenso perché nel contratto di governo tra Lega e 5 Stelle si legge: “Intendiamo eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”. Inoltre per un movimento che si è sempre dichiarato ambientalista mi chiedo come possano essere contrari ad un’opera che invece mira a ridurre le emissioni di C02.

La Tav dunque va fatta…

Le decisioni sulle grandi opere, sulle infrastrutture, sulle vie di collegamento devono essere scelte politiche, i tecnici possono dare un parere, ma spetta alla politica assumersi la responsabilità su questo tipo di scelte strategiche per il Paese. Penso banalmente che è meglio andare più veloci che più lenti e che i Paesi che vogliono abbracciare il futuro, la modernità e il progresso non devono avere paura dei cantieri, dei treni veloci, delle trivelle, della grande industria …

Nell’evento di Fino a prova contraria che ha fatto tanto parlare lo slogan era “Più giustizia più crescita. In nome del Pil”. Come vi state muovendo verso questa direzione?

Noi pensiamo che la riforma della Giustizia sia un passaggio fondamentale per la vera ripresa economica del Paese. Questo Paese ha bisogno di più crescita, di più sviluppo, di più produttività, di più infrastrutture, di più alta velocità. Proprio su questo tema, perché l’Italia deve agganciare il tema del progresso, noi torneremo con un secondo appuntamento importante: la Notte della Giustizia il 7 maggio a Milano. .

Qualche anticipazione sugli ospiti?

Insieme a tanti magistrati ed avvocati ci saranno manager, imprenditori e il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.

Ormai una presenza fissa ai vostri appuntamenti.

Il vicepremier Salvini ha davanti a sé una sfida importante: può emanciparsi dal sovranismo folkloristico e un po’ arraffone del passato per creare un contenitore inedito assolutamente nuovo di stampo riformatore, moderato, popolare. In poche parole il partito del buon senso.

Come vi state preparando per l’occasione milanese

Si è insediato un gruppo di studio che sta lavorando a tre proposte da presentare al governo per avere tempi corti dei processo. Non saranno cambiamenti rivoluzionari del codice di procedura penale ma accorgimenti organizzativi. Perché non bisogna fare la rivoluzione per rendere più spedito il lavoro negli uffici giudiziari ma dobbiamo entrare nell’ottica che un buon magistrato non è per forza un buon dirigente e che in America c’è la figura del court manager il quale non è laureato in legge ma in Business administration.
Non a caso nel nostro gruppo di studio avremo magistrati ma anche il professore Giovanni Azzone, ex rettore del politecnico di Milano e professore di Ingegneria gestionale e siamo molto contenti che di questo gruppo di studio facciano parte anche Carlo Nordio e la presidente della corte di Appello di Milano Maria Anna Tavassi, che è stata alla guida del cosiddetto tribunale delle imprese che ha tagliato i tempi delle controversie commerciali puntando sulla specializzazione dei magistrati. Perché i magistrati specializzati significano tempi più brevi e decisioni prevedibili e omogenee, che è molto importante per le imprese.

Da domani sarà in libreria il libro di Renzi “Un’altra strada” che parla anche del caso Consip. Cosa ne pensa?

È una vicenda inquietante sulla quale ancora non è stata fatta luce: perché degli uomini di Stato avrebbero manipolato atti d’indagine contro l’allora presidente del Consiglio?

A proposito di giustizia lunedì prossimo si apre a Palazzo dei Marescialli l’udienza disciplinare nei confronti del pm napoletano Woodcock, accusato di aver violato i diritti di difesa dell’ex consigliere di Palazzo Chigi Filippo Vannoni.

Il consigliere del Csm Piercamillo Davigo ha più volte espresso pubblicamente il suo parere sul caso. Poiché l’art. 36 del Codice di procedura penale impone ad un magistrato in questi casi di astenersi dal voto “se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dall’esercizio delle funzioni giudiziarie” mi domando: si asterrà oppure no?

ultima modifica: 2019-02-14T19:47:59+00:00 da Valeria Covato

 

 

 

 

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