Al Bano, il ban ucraino e quando la geopolitica diventa pop

Al Bano, il ban ucraino e quando la geopolitica diventa pop
La notizia del ban ucraino è arrivata negli scorsi giorni, seguita da interviste dello stesso cantante e dalla prospettiva di un incontro tra Al Bano e l’ambasciatore ucraino in Italia, Yevhen Perelygin

“Oggi va di moda il demenziale/Facce da PI in grande quantità/Mentre l’effetto, serra è sempre attuale/Dimmi che soluzione chi sarà?” cantava Al Bano sul palco di Sanremo nel 2010, accompagnato da Romina. Profezia che si autoavvera? Forse, perché la notizia che il cantante pugliese è stato inserito nella lista degli artisti banditi dall’Ucraina “perché considerato una minaccia per la sicurezza nazionale” sa un po’ di demenziale, la deriva pop della geopolitica dei nostri tempi.

La notizia del ban ucraino è arrivata negli scorsi giorni, seguita da interviste dello stesso cantante e dalla prospettiva di un incontro tra Al Bano e l’ambasciatore ucraino in Italia, Yevhen Perelygin. L’ambasciatore si è detto pronto a incontrare il cantante pugliese per “spiegare meglio il motivo per cui è pericoloso per gli artisti, soprattutto per quelli molto conosciuti, flirtare con i regimi dittatoriali sanguinari sia che si tratti del Cremlino, della Siria o di altri paesi”.

Dal teatro della geopolitica internazionale, quindi, si passa al palcoscenico delle relazioni personali tra cantanti e capi di Stato, presidenti e, appunto, ambasciatori. “È la mia vita”, potrebbe cantare Al Bano, “mi alzo e fuori è ancora luna piena/esco per toccare la mia terra/è un’altra notte da scordare/niente che ti fa capire/questa vita poi che senso ha”.

Un caso artistico-diplomatico di cui si troverà la quadra nelle prossime settimane, con chissà quali impatti nelle relazioni tra i fan ucraini del Carrisi e quelli italiani, che conservano l’opportunità di ascoltarlo nelle piazze, per radio e in televisione.

Eppure una risposta c’è: “Nel perdono la forza di un re/Come un figlio oggi torno da te /Così spoglio di vanità/Del tuo sguardo sarò degno chissà?/Di quel pane mi nutro anch’io/In questo mondo che non è più il mio”.

Intanto si ode un canto lontano: “Nostalgia canaglia”, di una geopolitica senza acuti e palcoscenici mediatici in cui gridarla. E poi una piccola nota positiva: aver avvicinato, almeno per un momento, la politica internazionale ai cittadini grazie all’ugola di Cellino San Marco.

ultima modifica: 2019-03-13T13:45:32+00:00 da Simona Sotgiu

 

 

 

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