Salvini e Giorgetti si rendano conto con chi governano. L’affondo di Gasparri

Salvini e Giorgetti si rendano conto con chi governano. L’affondo di Gasparri
Il senatore di Forza Italia: “La Cina? Resta comunque un mercato importante con cui dialogare, ma occorrono condizioni di reciprocità. Da questa storia emerge tutta l'opacità del premier Conte"

Un mercato certamente accattivante per i prodotti italiani, ma da manipolare con prudenza e attenzione, nella consapevolezza che il governo Conte dovrebbe riferire in Aula su una tematica così delicata e strategica per gli interessi nazionali. Questa la posizione del senatore di Fi, Maurizio Gasparri, che affida a Formiche.net la sua lettura del dossier sulla Via della Seta, nella quale accanto ai rilievi sul dna della Cina, attacca a testa bassa il premier e il M5s.

Perché serve una discussione trasparente in Parlamento sul memorandum italo-cinese?

Perché spesso discutiamo di inezie come la misure delle reti da pesca o dei mitili e non di questioni strategiche come questa. Vedo un problema di squilibrio: noi siamo molto piccoli, loro molto grandi; noi corriamo il rischio di essere dominati, loro di dominare. C’è un’apertura reale nei mercati cinesi ai nostri prodotti: si tratta di un’economia molto controllata, anche se di fatto è frutto del cosiddetto turbocapitalismo. Ma non c’è democrazia, né concorrenza: un regime totalitario certamente diverso dai tempi di Mao ma sempre totalitario.

Con quali conseguenze?

Penso alla sfera dei diritti, delle libertà, della comunicazione: la Cina è un’orrenda dittatura, che per ragioni di convenienza viene ammessa al desco internazionale con grande superficialità, come del resto è stato fatto con sauditi e qatarioti. Ma non dimentichiamo il dossier più grave, ovvero il dumping. Le aziende cinesi che lo praticano sono talmente grandi che se, ad esempio, decidono di invadere il mercato olandese dell’acciaio possono andare sotto costo per due anni. Li potranno recuperare in seguito quando avranno ucciso le aziende locali.

Un tema su cui sta dibattendo anche l’Ue…

Un’economia liberale deve prevedere come praticare la concorrenza, ma se un colosso imperversa su un mercato praticando il dumping potendosi permettere delle perdite allora di concorrenza non si può più parlare. Per questa ragione, e secondo principi liberali, si applicano dazi a chi fa concorrenza sleale. L’Ue lo ha fatto, ma è troppo poco e troppo tardi. L’ipocrisia vera però è un’altra.

Quale?

Se domani mattina decidessi di produrre bicchieri di plastica a Pordenone con un contributo di Regione o Provincia qualcuno potrebbe denunciarmi per aver ottenuto aiuti di Stato. In Cina invece abbiamo giganti pubblici che non solo hanno aiuti di Stato, ma sono lo Stato cinese. Che dice l’Unione europea in quel caso? Per cui inutilità, omertà e viltà sono le tre caratteristiche dell’Ue di oggi.

Resta comunque un mercato importante con cui dialogare?

Certo. Ci interfacciamo con la Cina dai tempi di Marco Polo, è un mercato a cui vendiamo il nostro vino, per cui capisco perfettamente la sua utilità. Ma occorrono condizioni di reciprocità. Fu un grande errore nel 2001 ammettere la Cina al Wto, perché è una dittatura che non ha i requisiti: da parte nostra, pur comprendendone l’utilità come grande mercato per i nostri prodotti, occorre maggiore prudenza. Inoltre da questa vicenda sta emergendo tutta l’opacità del premier Conte, che non vuole confrontarsi con il Parlamento.

I nostri servizi hanno da tempo avvertito Palazzo Chigi sulla sfida rappresentata dalla Nuova Via della Seta nel panorama italiano e del Mediterraneo. Il governo sa a cosa va incontro?

Non facendo parte del Copasir in questa legislatura non ho notizie di questa natura. Ma davvero si pensa che Conte, Toninelli e Di Maio siano in grado di comprendere questo genere di notizie? Siamo in mano a gente che non sa distinguere una capra da un F35. Ho la massima disistima di questo governo, che reputo non in grado di valutare pericoli, fatti e circostanze. Parliamo di gente che pensa che Matera sia in Puglia: non credo sappiano nemmeno dove sia la Cina.

Nel 2012 un report del Dipartimento di Informazione e Sicurezza consegnato all’allora ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera sollevava dubbi sulla sicurezza di contratti siglati con la pubblica amministrazione cinese. All’epoca il M5s concordò, oggi invece?

Può cambiare idea chi ne ha una. Il M5s non ha idea di cosa sia il mondo e di come vada gestito. Bisogna lavorare per abbassare il sipario su questo governo e credo che Salvini e Giorgetti, che un po’ più di consapevolezza hanno, dovrebbero capire in che mani siamo per la parte grillina. La loro ignoranza è un pericolo per l’Italia. Sarei curioso di leggere i report dei servizi segreti cinesi sui grillini, e poi i verbali potrebbero ispirare un programma comico di Freccero su Rai2: made in Cina, anziché made in Sud.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2019-03-15T10:40:37+00:00 da Francesco De Palo

 

 

 

 

 

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