Il presidente Usa invia in Libia Richard Norland, in qualità di ambasciatore straordinario. Washington non vuole lasciare spazio a Mosca (che è dietro l'avanzata di Haftar) e risponde al governo italiano che aveva richiesto una cabina di regia Italia-Usa sulla Libia

Filo diretto Italia-Usa per l’escalation militare in Libia delle ultime ore. Di sicuro il viaggio a Washington prima di Luigi Di Maio dei giorni scorsi, ma pure del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi che oggi presenzia alle celebrazioni per i 70 anni della Nato, hanno prodotto un risultato diplomatico importante. Non è un caso se una nota odierna dei senatori del Movimento 5 Stelle, diffusa in seguito alle notizie dell’avanzata di Khalifa Haftar verso Tripoli, invocava una cabina di regia Italia-Usa per superare la situazione rovente che si sta creando in Libia. Roma chiama, Washington risponde. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha infatti annunciato la nomina di Richard B. Norland come ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Libia.

Lo ha riferito un comunicato stampa della Casa Bianca. Nato nel 1955 in Marocco, Norland è un diplomatico di lungo corso e prima dell’incarico attuale ha prestato servizio nel “Joint Chiefs of Staff”, un corpo di alti dirigenti del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che hanno il compito di assistere il presidente, il segretario della Difesa, il Consiglio di sicurezza nazionale su questioni militari. Nella sua carriera ha prestato servizio come ambasciatore degli Stati Uniti in Uzbekistan (2007 – 2010) e in Georgia (2012 – 2015). Prima di servire come ambasciatore, Norland ha prestato servizio per due anni come vice capo della missione presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul, in Afghanistan. È stato anche vice capo della missione a Riga, in Lettonia, e ha prestato servizio a Mazar-e-Sharif, in Afghanistan, come diplomatico con la squadra per gli affari civili dell’esercito degli Stati Uniti per la ricostruzione politica ed economica. Norland è stato direttore degli affari europei presso il Consiglio di sicurezza nazionale per due anni durante le amministrazioni di Clinton e Bush, concentrandosi in particolare sul processo di pace in Irlanda del Nord.

Cosa porterà questo attivismo Usa nella regione nordafricana è tutto da scoprire. Sicuramente un peso sulla scelta di Trump sarà stata dettata proprio dall’avanzata di Haftar, il Feldmaresciallo su cui hanno puntato tutte le proprie fiches Russia, Egitto e anche la Francia. Il G7 dei ministri degli Esteri che si terrà in Francia il prossimo weekend (che non dovrebbe vedere la presenza di Mike Pompeo) potrebbe essere a questo punto risolutivo per uscire dall’impasse che si è venuto a creare in Libia con il progressivo avanzare di Haftar. La presenza di un ambasciatore straordinario a Tripoli è un segnale di amicizia nei confronti dell’Italia, ma anche un avvertimento a Mosca. Gli Usa sembrano non intendano lasciare ulteriore spazio ai russi nel Nord Africa, come è già avvenuto pericolosamente in Siria.

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