Il Trono di spade ci ricorda che la vittoria di un’alleanza è anche la sua fine

Il Trono di spade ci ricorda che la vittoria di un’alleanza è anche la sua fine
Le ambizioni egemoniche sul continente sono riuscite a produrre quella che gli studiosi di Relazioni internazionali chiamano la "tendenza all’equilibrio" (Attenzione spoiler)

Le ambizioni egemoniche sul continente di Westeros del Signore della Notte sono riuscite a produrre quella che gli studiosi di Relazioni internazionali chiamano la “tendenza all’equilibrio”. Una coalizione enorme si è riunita a Grande Inverno per controbilanciare l’avanzata nemica, a dispetto delle molte divisioni che avevano lacerato i rapporti tra i suoi campioni durante gli anni addietro. La minaccia mortale rappresentata dall’esercito degli Estranei ha acquistato la priorità assoluta sia rispetto alle preferenze religiose degli abitanti del continente occidentale – i fedeli degli Antichi Dei combattono insieme a quelli dei Sette Dei e del Signore della Luce – che alla lotta per il trono di spade – Targaryen, Baratheon, Lannister, Stark e le altre famiglie dei Sette Regni si trovano per una volta dalla stessa parte della barricata. Questi problemi, d’altronde, al cospetto della minaccia costituita dall’esercito dei morti non potevano che apparire residuali.

Eppure, a battaglia ancora in corso, tra i protagonisti della difesa del castello degli Stark già ricominciano a serpeggiare tensioni, presagio della ripresa delle normali dinamiche competitive già nella fase post-conflitto. In particolare, John e Daenerys appaiono divisi dalla questione di legittimità relativa alla rivendicazione del trono, confermata dalla sostanziale freddezza che perdura tra i due nel corso dell’intera battaglia. Allo stesso modo, nelle cripte dove una parte dei vivi è nascosta Sansa Stark ha un battibecco con la consigliera della regina Missandei, così come continua la profonda diffidenza tra la sacerdotessa Melisandre e Ser Davos.

Nonostante le divisioni, tuttavia, l’esercito dei vivi riesce ad avere la meglio su quello degli Estranei, la cui principale forza – la capacità del Signore della Notte di resuscitare continuamente i morti – ne costituisce anche la principale debolezza. Il Signore della Notte è, in termini clausewitziani, il vero e proprio Schwerpunkt (centro di gravità) delle forze delle tenebre. Come svela l’attacco che gli sferra Arya mentre questi si accingeva a uccidere Bran Stark, colpire il centro di gravità dell’esercito nemico “significa portarlo contro le sue più profonde debolezze”. La sua morte fa così letteralmente sgretolare un’armata altrimenti invincibile, attribuendo la vittoria alla coalizione dei vivi proprio quando la situazione sembrava essersi fatta disperata.

Come tradizionalmente accade a tutte le alleanze, tuttavia, il momento della vittoria ne costituisce il culmine e, contestualmente, la fine. Altrettanto prevedibilmente, gli alleati di ieri sono destinati a trasformarsi nei nemici di domani. Tyrion Lannister, d’altronde, ben rappresenta questa dinamica in un colloquio con Ser Davos profetizzando che “abbiamo sconfitto loro (gli Estranei, nda), ma dobbiamo ancora combattere tra di noi”. Da questo momento in poi, il potere di Daenerys appare incrinarsi velocemente, sia nella dimensione della legittimità che in quella dell’effettività. Jon, contravvenendo all’esplicita richiesta della regina, rivela alle sorelle la sua vera identità. Sansa fa altrettanto con Jon rivelando il segreto a Tyrion che, a sua volta, lo confessa a Varys. Nel frattempo, i bruti tornano al nord della barriera, Samwell Tarly si dirige verso Vecchia Città e Jaime sembra voler far ritorno ad Approdo del Re per fedeltà alla sorella. Ma, soprattutto, sono gli stessi consiglieri della regina – Tyrion e Varys – che cominciano a nutrire dubbi sulla capacità della donna di assicurare ai Sette Regni un futuro migliore come a lungo avevano sperato.

La regina, contravvenendo i loro consigli, sceglie di attaccare Approdo del Re anche a costo di fare strage della popolazione civile. Il suo anelito rivoluzionario riemerge in tutta la sua dirompenza quando afferma che se “liberare il popolo dalla tirannia” è il bene supremo, “esso deve essere raggiunto a ogni costo”. Ma la “rivoluzione permanente” di Daenerys è funestata dalle gravi perdite che le causa Cersei. Le forze dei Lannister, grazie alle innovazioni tecnologiche introdotte da Qyburn e al comando spregiudicato di Euron Greyjoy uccidono il drago Rhaegal, distruggono la flotta di Daenerys e, infine, decapitano di Missandei quando Tyrion rifiuta la resa senza condizioni.

Tyrion e Varys cominciano così a intravedere in Jon la figura più dotata di quel potere carismatico, capacità di conduzione in battaglia e spirito di giustizia necessari a unificare i Sette Regni…

ultima modifica: 2019-05-12T08:00:16+00:00 da Gabriele Natalizia

 

 

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