Grandi opere infrastrutturali finanziate in Serbia e in Bosnia-Erzegovina. Nella Macedonia del Nord, però, più vicina all'apertura dei negoziati di adesione con l'Unione Europea, gli affari commerciali con Pechino saranno sottoposti a più controlli

Come procede la strategia cinese nei Balcani? Tre i pilastri su cui il dragone sta costruendo una stagione del tutto nuova, con il vettore della Belt and Road Initiative a fare da apripista: infrastrutture, prestiti e influenze. E’ il caso della nuova autostrada E763 in Serbia avviata dalla China Communications Construction Company (CCCC).

Dopo la mossa cinese in Egitto, quale prospettiva si intravede rispetto a fatti nuovi come la soluzione del caso Nord Macedonia e il regime di influenze su altri segmenti balcanici in fibrillazione?

QUI SERBIA

Il cantiere autostradale procede nei pressi della città di Cacak, nella Serbia centrale, per 250 chilometri da Belgrado fino al confine con il Montenegro: un progetto da 12 chilometri di gallerie e 30 ponti. Un mese fa, e poco prima del vertice di Berlino, il presidente serbo Aleksandar Vucic aveva guidato una delegazione a Pechino per partecipare al Forum dell’iniziativa Belt and Road, dove poi aveva incontrato separatamente i presidenti cinesi e russi, Xi Jinping e Vladimir Putin. Il tratto tra Preljina e Pozega costerà 450 milioni di euro tramite un prestito concesso dalla Export-Import Bank of China.

La nuova arteria ha una doppia utilità, sia per gli investitori stranieri che per i residenti, al fine di lasciare lo status di “logisticamente svantaggiati”. Presente all’inaugurazione del cantiere lo stato maggiore della CCCC, oltre che al premier Vucic, anche perché si attende che abbia un forte impatto sullo sviluppo economico serbo.

INVESTIMENTI

Quasi 700 milioni di dollari arriveranno in Bosnia-Erzegovina dalla Banca cinese: serviranno a finanziare la centrale a carbone Tuzla 7 su cui l’Ue da tempo ha manifestato plerplessità. In Montenegro la Cina sta costruendo un’autostrada molto costosa che ha anche attirato alcune critiche per via di una gestione finanziaria poco trasparente. Due piccoli ma significativi esempi che offrono una lettura di ampio respiro della strategia cinese: il recente summit Belt and Road a Pechino ha visto le autorità cinesi porre un forte accento sulla gestione dell’impatto socio-economico dei progetti sul costone balcanico che, in quanto desideroso di sviluppo infrastrutturale, ha visto di buon grado l’interventismo cinese fatto di prestiti, investimenti e progetti. Un modello di sviluppo che altrove è spesso pesato come una caratteristica negativa, ma in realtà è invece un pragmatismo operativo apprezzato.

QUI SKOPJE

Ma mentre un altro player sotto osservazione, Skopje, si avvicina all’apertura dei negoziati di adesione con l’Unione Europea dopo la soluzione del nome Nord Macedonia, ecco che gli affari commerciali con Pechino probabilmente saranno sottoposti a un controllo più approfondito. Un riflesso su ciò che è accaduto negli ultimi mesi, con la firma del protocollo di adesione alla Nato da parte del paese, innescando una serie di cambiamenti nelle posizioni delle potenze globali verso la Macedonia settentrionale. Per dirne una, la Turchia, pur sottolineando il suo sostegno alla nuova direzione di marcia, ha chiesto un’azione diretta contro i sostenitori locali dei gulenisti. Mosca non ha evidentemente gradito l’accordo di Prespa siglato con la Grecia.

E la Cina prova ad eseguire anche lì il suo piano di cooperazione, forte di relazioni da sempre favorevoli tra Pechino e Skopje. Lo dimostra il fatto che la Cina è stata, assieme ad altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ovvero Russia, Stati Uniti e Regno Unito), pronta a riconoscere il paese sotto il suo vecchio nome costituzionale di “Repubblica di Macedonia”, dando così fiato alle sue aspirazioni euro-atlantiche. Pechino è diventato così in breve tempo il terzo partner commerciale di Skopje (dato del 2017).

Da questa base programmatica è sorta l’iniziativa denominata “17+1”, un progetto cinese per sviluppare intese e partnership con aree europee di ex influenza comunista, in grado di agire perché forte di un fondo-credito da 10 miliardi di dollari da utilizzare per progetti infrastrutturali. Fino ad oggi la Macedonia del nord ha utilizzato 580 milioni di euro di quel fondo per strade e autostrade. Con Tel Aviv c’è già un forte canale di comunicazione ed azione.

Il nodo “balcanico” risiede nel fatto che le pratiche di cooperazione economica cinese che coinvolgono due settori nevralgici, come lo scambio diretto e le richieste di una legislazione contrattuale preferenziale, cozzano con alcune direttive Ue.

E’ la ragione per cui Bruxelles, alla luce dei propri reglamenti, intende analizzare attentamente tutti i fattori coinvolti, in primo piano la trasparenza nelle procedure di gara pubbliche competitive e il reciproco accesso al mercato.

twitter@FDepalo

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