Papa Francesco vota Europa

Papa Francesco vota Europa
Il pontefice è tornato ancora una volta sulla necessità di un'Europa inclusiva. Punto di partenza la costruzione di un’economia efficiente e solidale

Dopo una storia difficile costellata da conflitti e rivoluzioni, da scontri anche sanguinosi tra religioni e alla fine dal tentativo sconvolgente di sterminare l’altro con la Shoah, l’Europa ha ritrovato se stessa superando i nazionalismi, le contrapposizioni, le violazioni dei diritti, soprattutto promuovendo la Carta dei diritti umani e superando le proprie divisioni con la faticosa costruzione della propria unità, prima occidentale poi continentali. Proprio l’ingresso più recente, quello dei paesi di quello che fu che l’Est europeo ha indicato il carattere solidale dell’impresa europea. Non Europa fortezza, ma un’Europa che sa unire le forze di tutti nel nome della solidarietà e del bene comune. Questa solidarietà nella storia recente ha riguardato in primis ungheresi e cecoslovacchi ai tempi della loro dolorose invasioni da parte sovietica, quando molti furono accolti esuli politici nell’Europa già libera.

Ora, quando si avvicinano due scadenze importanti, le elezioni europee e l’incontro su un’economia che non uccida ma aiuti l’uomo, voluto da Papa Francesco ad Assisi all’inizio del prossimo anno, Bergoglio è tornato sul significato dell’Europa in un discorso che rende prospettiva e visione alle ragioni dello stare insieme proprio a partire dalla solidarietà e dalla costruzione di un’economia efficiente e solidale.

I punti fondamentali del ragionamento del papa riguardano il lavoro e il cibo, questioni affrontate con la Federazione Europea dei Banchi Alimentari. Il Papa della Evangelii Gaudium ha osservato che se tutto oggi è interconnesso e veloce, una corsa frenetica ad arricchirsi, a guadagnare, non può che accompagnare una perdita di senso della persona. Ecco il perché dell’incontro, ormai imminente, su un’economia che non uccida.

Un’economia che assomiglia all’uomo, che quindi abbia un’anima, non uno strumento incontrollabile capace di schiacciare le persone. La constatazione che da una parte aumentano i disoccupati e dall’altra quelli schiacciati da ritmi lavorativi impossibili, capaci anche di togliere senso alla famiglia, dove i genitori non vedono i figli, le donne magari non possono o non devono averne.

Questa è un’economia che Bergoglio definisce “spersonalizzante”. Ecco l’origine delle nuove schiavitù, di un lavoro che spesso il papa chiama “lavoro schiavo”. Non è più un’economia finalizzata alla “cura della casa”, ma allo sfruttamento. Nel suo discorso il papa è quindi passato alla questione dello scarto delle persone, magari migranti, ma certo non solo loro. E del cibo, conseguenza dello scarto delle persone. “Di fronte a un contesto economico malato non si può intervenire brutalmente”, ma occorre intraprendere “percorsi sani e solidali”. Nella Sala del Concistoro, i membri della Federazione europea dei banchi alimentari, a conclusione della riunione annuale svoltasi a Roma per celebrare i 30 anni dalla fondazione del Banco alimentare italiano, hanno ascoltato un discorso che restituisce il suo senso alla politica.

Bergoglio ha preso spunto dalla forte convinzione, espressa a più riprese, che “lo spreco è l’espressione più cruda dello scarto”, infatti per lui “scartare cibo significa scartare persone. E oggi è scandaloso non accorgersi di quanto il cibo sia un bene prezioso e di come tanto bene vada a finire male”, al punto che, ha fatto notare, sprecare “è una brutta abitudine che può infiltrarsi ovunque, anche nelle opere di carità”.

Ma, ha ammonito, “lo spreco non può essere l’ultima parola lasciata in eredità dai pochi benestanti, mentre la gran parte dell’umanità rimane zitta”. Del resto, ha evidenziato il Papa, “provvedere cibo a chi ha fame” non significa “assistenzialismo”, ma rappresenta “il primo gesto concreto di accompagnamento verso un percorso di riscatto”. E “in questo senso – ha aggiunto- le vostre realtà, pur recenti, ci riportano alle radici solidali dell’Europa: è bello vedere lingue, credo, tradizioni e orientamenti diversi ritrovarsi non per condividere i propri interessi, ma per provvedere alla dignità degli altri”. Perché, ha concluso, “quello che fate lancia un messaggio: il progresso di tutti cresce accompagnando chi sta indietro”.

ultima modifica: 2019-05-18T10:10:10+00:00 da Riccardo Cristiano

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: