Moavero e Tria. Il partito del colle versus il partito del balcone

Moavero e Tria. Il partito del colle versus il partito del balcone
Siamo tornati a nove mesi fa, al festeggiamento dei Cinque stelle a Palazzo Chigi, a quella spaccatura col fronte istituzionale (e responsabile)

Il partito del balcone e il partito del Colle. Ci risiamo. Nove mesi dopo. La data che segna lo spartiacque è il 6 giugno, tre giorni fa, quando un incontro di un’ora pone fine alla rissa tra Salvini e Di Maio e la maggioranza emerge compatta e con una linea battagliera apparentemente nei confronti di Bruxelles (!andremo al confronto ma non più in modo passivo come hanno fatto i governi che ci hanno preceduto”), in realtà verso Sergio Mattarella e Giuseppe Conte. La divisione non è più nel governo, ma è tra i leader politici dell’esecutivo e quello che potremmo fronte istituzionale: un quadrumvirato che oltre ai già citati Mattarella e Conte, può contare anche sul ministro dell’Economia Giovanni Tria e sul collega degli Esteri Moavero Milanesi.

Da un latro, quindi, riprende quota il partito del balcone. Partito che nacque la sera del 27 settembre quando Luigi Di Maio e i suoi ministri si affacciarono al balcone di Palazzo Chigi e festeggiarono la sfida all’Europa. Anche allora ci fu un accordo all’ultimo istante con lo strano alleato di governo – la Lega. Accordo che prevedeva lo sforamento del deficit al 2,4%, il superamento della Fornero e la copertura del reddito di cittadinanza. La manovra del popolo, la definì Di Maio. Salvini optò per la manovra del cambiamento.

Due mesi e mezzo dopo, però, all’indomani della minaccia dell’apertura di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles, la brusca retromarcia e l’accordo al ribasso. Le pretese divennero improvvisamente più miti: sforamento al 2,04%.

Siamo al remake? Gli indizi ci sono tutti. Dopo il comunicato congiunto dell’altro giorno, firmato Salvini-Di Maio, le reazioni del fronte istituzionale non si sono fatte attendere. Ha cominciato Tria che dal Giappone già ieri ha fatto sapere che il ministero ha già espresso parere negativo. Accodandosi alle dichiarazioni che possiamo considerare definitive rilasciate la scorsa settimana da Mario Draghi: «O sono uno strumento illegale o è un nuovo debito».

Concetto che Tria ha ribadito oggi, con altre parole, a Fukuoka, al G-20 finanziario, al commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici: “Rispetteremo quanto scritto nel Def, il deficit si attesterà al 2,1-2,2%. Abbiamo un negoziato con l’Europa e rispetteremo le regole di bilancio dell’Unione. Troveremo una soluzione”. Ne è sicuro lo stesso Moscovici che ha affidato a Bloomberg le proprie considerazioni: “Il ministro Tria è conscio di quel che deve fare. Siamo tutti preoccupati e nessuno vuole che sia aperta la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia; ovviamente, allo stesso modo, tutti desideriamo il rispetto delle regole comuni». Più chiaro di così, si muore.

E oggi a chiudere il fronte istituzionale ci ha pensato Moavero Milanesi intervenuto a “Mezz’ora in più” la trasmissione di Raitre condotta da Lucia Annunziata. Il ministro degli Esteri ha aperto a una manovra correttiva e ha ricordato che la priorità è evitare l’apertura della procedura d’infrazione.

Le parti in gioco sono chiare. La domanda è: riuscirà stavolta il fronte istituzionale a reggere? A dicembre la maggioranza ingoiò il boccone amaro del passo indietro. Dovrebbe farlo anche stavolta, peraltro dopo un comunicato congiunto che ha posto fine a mesi di lunga e aspra battaglia tra Lega e M5S. Adesso, lo ha fatto Moavero oggi, si parla persino di manovra correttiva. Sarebbe un duro colpo per il governo del cambiamento. Dall’altra parte, però, c’è l’inizio del baratro. Moody’s ha lanciato l’allarme. Forse sarebbe il caso che qualcuno abbandonasse il furore del ribellismo e si fermasse a ragionare.

ultima modifica: 2019-06-09T17:30:03+00:00 da Massimiliano Gallo

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