La mobilità del futuro? Connessa, intelligente e sicura (anche per la privacy)

La mobilità del futuro? Connessa, intelligente e sicura (anche per la privacy)
Le tecnologie Ict cambieranno anche il volto di città e strade. Ma questa svolta digitale della mobilità, fondata su raccolta e gestione di dati, pone anche importanti sfide di policy nel bilanciamento tra privacy e potenzialità commerciali. Il tema è stato al centro di un seminar lunch organizzato da Unipol, in collaborazione con Formiche, presso il Centro Studi Americani a Roma

La crescita vertiginosa delle possibilità, offerte dalle tecnologie Ict, di raccogliere e gestire una vasta mole di dati pone importanti sfide di policy nel bilanciamento tra i nuovi confini della privacy e le potenzialità commerciali e industriali dei big data. Il tema – fortemente collegato a innovazioni come la mobilità connessa, le smart cities e le città del prossimo futuro – è stato al centro di un seminar lunch organizzato da Unipol, in collaborazione con Formiche, presso il Centro Studi Americani a Roma.

I PARTECIPANTI

Il seminar lunch ha coinvolto player che, a vario titolo e con diversi ruoli e responsabilità, operano nell’ecosistema della mobilità: rappresentanti dell’industria dell’automotive e del trasporto, delle amministrazioni locali con progetti innovativi sulla mobilità, delle istituzioni nazionali nonché delle autorità di regolazione, studiosi ed esperti del settore. L’iniziativa ha voluto promuovere un dibattito su uno scenario in grande evoluzione, anche a causa delle innovazioni tecnologiche e degli impatti sociali legati alle nuove forme di mobilità. Inoltre è stata l’occasione per condividere le opportunità dei nuovi servizi offerti dal mercato e le esperienze di partenariato pubblico–privato promosse dalla amministrazioni locali, nonché per ragionare sulle esigenze di regolazione del settore.
Il dibattito è stato introdotto da Stefano Genovese, responsabile Relazioni istituzionali Unipol Gruppo. A seguire, la relazione di Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali e la presentazione di uno studio condotto da McKinsey e illustrato da Michele Bertoncello, partner della società di consulenza.

LA DISCUSSIONE

Moderata da Roberto Arditti, direttore editoriale di Formiche.net, la discussione – svoltasi con la regola Chatham House (confidenzialità della fonte, ma non del contenuto) – è partita dalla consapevolezza diffusa che il futuro della mobilità sarà sempre più “intelligente” e che le auto connesse diventeranno presto un enorme “deposito” di dati, tale da far emergere nuovi modelli di business e di servizi. E anche nuovi rischi.

UN MERCATO IN CRESCITA

Questa industria, secondo un rapporto McKinsey, varrà a livello globale circa 750 miliardi di dollari entro il 2030. Tuttavia questo valore, si è evidenziato nel corso del seminario, dipenderà in larga parte dalla capacità degli operatori di mercato di utilizzare i dati generati da automobili, conducenti e sistemi di mobilità per sviluppare idee, prodotti e servizi che creino ritorno economico e, al tempo stesso, generino impatto sociale.

L’USO (E IL VALORE) DEI DATI

L’uso del dato e la creazione di valore in questo settore hanno bisogno, secondo gli esperti, di un insieme significativo di processi e di infrastrutture abilitanti, dalle reti di trasmissione alla creazione di algoritmi di analisi. Oggi l’Internet delle cose declinato al mondo dell’automotive si traduce soprattutto, a livello tecnico, nelle black box installate sui veicoli, ovvero le “scatole nere” che consentono di registrare e analizzare un grande numero di dati e farli circolare su diverse piattaforme, anche attraverso un’efficace uso del cloud. Un potenziale significativo, che per essere sostenibile ha bisogno, però, di una efficace monetizzazione dei dati relativi alle auto.

La mappatura dei dati che i sistemi di guida intelligente e connessa acquisiscono potrà consentire di sfruttare appieno l’esperienza digitale, aprendo la strada a una serie di servizi, in parte già presenti, come ad esempio individuare automaticamente il benzinaio più vicino o reindirizzare il percorso di un viaggio per evitare il traffico. Senza contare i benefici derivanti dalla messa a sistema dei dati raccolti per “addestrare” l’intelligenza artificiale della quale sono forniti tanto i veicoli quanto le app che li gestiranno. Novità che permetteranno di sfruttare le auto in modo completamente nuovo, ad esempio attraverso un’ulteriore crescita della sharing economy e della “Mobility as a Service”, ma anche della guida assistita, foriera di maggiore sicurezza e di una accresciuta semplificazione della guida, e non solo.

IL CONTESTO DELLE SMART CITIES

Tutto ciò renderà necessaria, però, una vera e propria trasformazione infrastrutturale che cambierà il volto delle città e delle strade sulle quali questa nuova generazione di veicoli dovrà circolare: sensori, antenne, connessione (a partire dal 5G) e spazi saranno studiati in modo completamente diverso. Le innovazioni nella mobilità hanno bisogno di una trasformazione delle città che oggi conosciamo che saranno sempre più dei serbatoi di dati. La privacy non è più quindi solo un diritto da esercitare in un contratto commerciale tra privati, ma un elemento della cittadinanza che pone sfide anche al rapporto tra le istituzioni di governo pubblico, i cittadini e gli operatori di mercato.

L’IMPORTANZA DELLA PRIVACY

Ma come spesso accade in altri ambiti dell’economia digitale, quando si parla di dati degli utenti è necessario garantirne il corretto trattamento, basato sulla riservatezza delle informazioni. Fondamentali, in questo senso, sono non solo le innovazioni tecnologiche, ma anche quelle di tipo regolamentare, in grado di garantire la privacy dei cittadini nella transizione da un sistema di mobilità tradizionale a quello di guida intelligente e connessa. La Ue si è già mossa con nuovi regolamenti ad ampio spettro, come la General Data Protection Regulation (il Gdpr), fondato sul diritto per i consumatori ad avere accesso ai propri dati, e ad eventualmente farli cancellare o trasferire a una nuova piattaforma. Ma non è tutto.

UNA QUESTIONE (ANCHE) DI CULTURA

Non va trascurato il fatto che molti dei servizi digitali in uso oggi – e altrettanti tra quelli che verranno – vedono i dati degli utenti italiani e europei essere trasferiti e immagazzinati fuori dal vecchio continente. Si tratta di servizi spesso apparentemente gratuiti per l’utente finale, ma solo perché alla base di questo business model ci sono proprio lo sfruttamento e la monetizzazione della grandissima mole di informazioni, talvolta sensibili, a disposizione delle piattaforme. Anche su questo aspetto è necessario porre la giusta attenzione, creando da un lato contesti che tutelino gli utenti, e dall’altro aumentando contestualmente la loro consapevolezza dell’importanza dei dati, elevando così una diffusa cultura della privacy.

NON TRASCURARE LA SICUREZZA

Collegato in parte a quest’ultimo punto è il problema, in grande crescita, dei cyber attacchi. Sempre più malintenzionati trovano nelle offensive informatiche un modo relativamente semplice, economico e poco rischioso per guadagnare denaro. All’hackeraggio non sfugge nessuno degli oggetti smart, nemmeno i veicoli connessi, che attraverso una violazione dei loro sistemi possono essere soggetti a furti, manomissioni o blocchi mirati al pagamento di un riscatto, come nel caso dei noti “ransomware”. Decisivo, anche in questo caso, sarà lavorare non solo sui necessari aspetti tecnici di sicurezza da implementare “by design” (ovvero in fase stessa di progettazione), ma anche trasmettendo agli utenti non solo i vantaggi, ma anche le vulnerabilità presenti nel cyber spazio.

ultima modifica: 2019-06-13T08:50:38+00:00 da Federica De Vincentis

 

 

 

 

 

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  • cristina

    È tutto molto interessante e straordinariamente evoluto ma è necessario fare i conti con le resistenze e le incompetenze dei contesti perché i contesti possono essere molto pericolosi perché è diffusa la violazione e secondo me è fortemente correlata alle diffuse impreparazioni professionali ed alla scarsa partecipazione, propongo la cancellazione di tutti quei comuni che non hanno i requisiti di base, la struttura urbana italiana è destinata a modificarsi perché ha un architettura medioevale ovvero incompatibile con questi progetti che condivido in toto perché semplificano e migliorano la vita ed il quotidiano