Israele mette al tavolo Usa e Russia sul Medio Oriente. Ma l’intesa è difficile

Israele mette al tavolo Usa e Russia sul Medio Oriente. Ma l’intesa è difficile
Sono molte le aspettative sul summit trilaterale che, il 24 luglio, metterà allo stesso tavolo a Gerusalemme i capi dei consigli di sicurezza nazionale americano, russo e israeliano. Tuttavia - spiega a Formiche.net Cinzia Bianco, analista della Gulf State Analytics - non mancano gli ostacoli, che riguardano soprattutto la scarsa volontà di Mosca di assumere un atteggiamento ostile nei confronti di Teheran

Una discussione sull’ordine postbellico in Siria, che potrebbe costituire in futuro la base di un nuovo equilibrio dal Medio Oriente al Nord Africa, nonché lanciare contestualmente un forte segnale all’Iran, sempre più ai ferri corti con Washington. Tuttavia non mancano gli ostacoli, che riguardano soprattutto la scarsa volontà di Mosca di assumere un atteggiamento ostile nei confronti di Teheran.

IL VERTICE

Sono molte le aspettative, ma anche le incognite sul summit trilaterale che, il 24 luglio, metterà allo stesso tavolo a Gerusalemme i capi dei consigli di sicurezza nazionale americano, russo e israeliano, rispettivamente John Bolton, Nikolay Patrushev e Meir Ben-Shabbat. Un appuntamento che sarà preceduto da un incontro preparatorio che – salvo cambiamenti dell’ultimo minuto – vedrà confrontarsi la prossima settimana, negli Stati Uniti, alti funzionari americani e israeliani.
“Il dato più importante di questo meeting – spiega a Formiche.net Cinzia Bianco, analista della Gulf State Analytics – è che Israele, come altre medie e piccole potenze stia cercando di ritagliarsi un ruolo, fondamentale per portare assieme Stati Uniti e Russia su alcune questioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente. Ad esempio, anche gli Emirati Arabi Uniti stanno tentanto da tempo di compiere la stessa operazione. Si tratta, a mio avviso, dell’aspetto più rilevante, per le potenziali implicazioni che un effettivo coordinamento tra Mosca e Washington potrebbe avere su tutto lo scenario mediorientale e persino nordafricano, dalla Libia al Golfo Persico allo Yemen e oltre”.

UN PASSO IMPORTANTE

Fonti della difesa di Gerusalemme, riportate dall’editorialista Ben Caspit di Al-Monitor, respingono con forza l’ipotesi che possa trattarsi di una “nuova Sykes-Picot”, l’intesa del 1916 che divise la regione tra le potenze coloniali britanniche e francesi. Ma l’evento – sul quale, evidenzia Tass, si sta concentrando anche a Mosca – viene ritenuto in Israele un passo importante, nonché un successo diplomatico del primo ministro Benjamin Netanyahu (messo a segno prima di rendersi conto che non sarebbe stato in grado di formare un governo), che potrebbe beneficiarne durante la campagna elettorale per la rielezione che si svolgerà nei mesi estivi, prima del voto del 17 settembre.

IL RUOLO DI ISRAELE

Ma si tratterebbe soprattutto, evidenziano gli esperti, di un messaggio strategico israeliano per l’Iran (il cui radicamento in Siria vede la ferma opposizione di Israele) e il resto della regione, ovvero che Gerusalemme farebbe parte – in modo centrale e dialogante tanto con Washington quanto con Mosca – dell’asse delle potenze che lavorano insieme per definire un nuovo ordine in Medio Oriente. Ma non sono pochi i problemi da affrontare.

GLI OSTACOLI DA SUPERARE

“C’è”, rileva ancora Cinzia Bianco, “una intenzione politica di base. Il rapporto tra Stati Uniti e Russia è pieno di ombre, perché a Washington sono prevalentemente il presidente americano Donald Trump e la sua cerchia più stretta – molto meno chi lo consiglia sulla sicurezza nazionale – a voler tentare di raggiungere questo coordinamento con Mosca. Nonostante la volontà della Casa Bianca sarà comunque estremamente complesso raggiungerlo, dati sia l’opposizione di tutte le istituzioni americane, sia il tentativo russo – comprovato dall’Fbi e dal Senato Usa – di interferire alle scorse presidenziali. Per questo il tentativo, al quale lavora Israele ma non solo, è di trovare un’intesa su alcuni specifici dossier, in particolare quello di cui si discuterà a Gerusalemme, ovvero l’Iran”.
Anche questo nodo, però, sarà difficile da sciogliere, perché, aggiunge l’analista, “Mosca nutre nei confronti dell’Iran una rivalità che non vuole che degeneri in scontro. Non è nei loro interessi, anzi, Mosca si avvantaggia delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, perché ciò le permette di coprire alcuni spazi, favorendo le sue mire strategiche a breve e medio termine. Tutto ciò mi fa pensare che sarà molto difficile che dal summit si possa riuscire a portare la Russia su posizioni israeliane e trumpiane rispetto all’atteggiamento da assumere nei confronti della Repubblica Islamica”.

ultima modifica: 2019-06-18T09:10:05+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

 

 

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