Mentre Di Maio e Salvini lottano rispettivamente per salario minimo e flat tax, Confindustria lancia l'allarme. Quest'anno quasi impossibile crescere più dello 0,1%. Un appunto utile in vista della legge di Bilancio

Sarebbe veramente impossibile avere oggi delle certezze sulla manovra d’autunno, che tra meno di due mesi il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dovrà cominciare a scrivere. Non le ha Matteo Salvini, per quanto possa sforzarsi di fare della flat tax la madre di tutte le battaglia leghiste. E non le ha Luigi Di Maio, che si batte per il salario minimo senza conoscere ancora il modo per finanziarne la realizzazione (le imprese non sembrano essere troppo d’accordo con un baratto salario minimo-taglio del cuneo). L’unica certezza è che l’Italia continuerà a non fare Pil, rimanendo nella terra della crescita zero. Niente Pil, niente possibilità di ridurre il deficit e dunque spazio di manovra tutto sommato inesistente.

PIL CHI?

Confindustria, che dal governo si aspetterebbe provvedimenti robusti e ad alto tasso di incisività, lo ha ricordato ancora una volta oggi, attraverso il suo Centro studi. In poche righe gli esperti coordinati da Andrea Montanino, hanno dato la loro versione della storia. “La dinamica debole dell’industria frena il Pil italiano anche nei mesi estivi, dopo la stagnazione stimata nel secondo trimestre. Per l’intero 2019 difficilmente si potrà andare oltre una crescita dello 0,1% sul 2018“. E questo perché a luglio Confindustria ha rilevato una diminuzione della produzione industriale dello 0,6% su giugno, quando è stimato un incremento dello 0,3% su maggio. Nel secondo trimestre dell’anno in corso, l’attività è diminuita invece dello 0,6% sul primo e nel terzo trimestre l’acquisito è di -0,1%. “La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, è aumentata in luglio dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2018 mentre in giugno è stimata scendere dello 0,4% annuo. Gli ordini in volume hanno registrato diminuzioni congiunturali sia in luglio (-0,3% su giugno, -0,9% sui dodici mesi) che in giugno (-0,4% su maggio, -1,6% annuo”, spiega Confindustria. “La domanda interna non mostra segnali di rilancio, specie nella componente investimenti, mentre quella estera risente di un contesto internazionale in rallentamento, soprattutto in Europa”.

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IL PROBLEMA GERMANIA

In particolare “preoccupa l’andamento dell’economia tedesca, atteso in ulteriore indebolimento nei mesi estivi. L’indice di fiducia delle imprese in Germania (Ifo) è diminuito per il quarto mese di fila a luglio, scendendo al minimo da sette anni; anche il pmi manifatturiero tedesco è andato peggiorando, avendo toccato il livello più basso dal 2012. Secondo molti osservatori è elevato il rischio recessione nell’industria tedesca e questo avrebbe ricadute negative sul manifatturiero italiano per la stretta relazione tra i sistemi produttivi dei due paesi, specie nel comparto automotive che è ancora oggi il più penalizzato”.

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