Il conto del salario minimo non lo paghino le imprese. Parla Durigon

Il conto del salario minimo non lo paghino le imprese. Parla Durigon
Intervista al sottosegretario al Lavoro in quota Lega. La misura del M5S va bene a patto che non siano le imprese a pagarne il prezzo. Si potrebbe compensare la maggior spesa con un taglio del cuneo. A Taranto non dobbiamo farci scappare Mittal. Alitalia? Ci siamo, questa cordata farà meglio di Etihad. E poi c'è Delta che è una garanzia

I patti di governo si rispettano, purché il costo dell’impegno non distrugga quanto di buono fatto finora. La nuova battaglia del Movimento Cinque Stelle, finito negli annali della politica il reddito di cittadinanza, è il salario minimo. Ovvero 9 euro lordi l’ora per i lavoratori subordinati, una platea che sfiora i 3 milioni di individui. Una conquista che ha trovato anche l’appoggio della neo-presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. Peccato però che l’Italia abbia una situazione finanziaria fragile, con poco spazio di manovra sui conti per poter reperire le risorse. Potrebbero pagare le imprese, certo, per le quali si prospetterebbe un aggravio di costi pari a 6 miliardi se non di più. Scelta non proprio felice però, visto che l’Italia ha uno dei costi del lavoro più alti d’Europa. La mette su questo piano Claudio Durigon, sottosegretario del Lavoro in quota Lega, che non si fa remore nel puntellare la proposta pentastellata. Come a dire, salario minimo sì, ma guai a trasformarlo in un cappio per le imprese.

Durigon, il M5S vuole il salario minimo a tutti i costi. Controindicazioni?

Qualcuna, se non si interviene sulle coperture. Sul salario minimo stiamo lavorando ma non possiamo permettere che oltre il 90 % dei costi gravi su artigiani e piccoli imprenditori. Non è ipotizzabile penalizzare ulteriormente le aziende che invece hanno bisogno di incentivi per rilanciarsi. Certamente delle coperture ci debbono essere, ma non possono essere interamente a carico delle aziende. Per questo al ministero stiamo lavorando a delle soluzioni che possano sopperire a questo problema.

Ce ne dice una? La manovra è vicina.

Premesso che tutto è ancora allo studio e che alla manovra d’autunno mancano ancora tre mesi, la prima operazione da fare è capire quale sia il reale costo per le imprese. Quanto alle ipotesi sul nostro tavolo, insieme alla flat tax c’è la possibilità di tagliare il cuneo fiscale al fine di poter sterilizzare la maggiorazione dei costi derivanti dal salario minimo. Perché, lo ripeto, al netto della giustezza della misura, essa non può andare interamente o quasi a carico delle imprese.

Lei si aspetta problemi con l’Europa in autunno? E con il M5S?

Sono, anzi siamo, molto tranquilli su ambo i fronti. Al momento viviamo ancora una fase interlocutoria, ma c’è condivisione nelle nostre scelte. Credo che ce la faremo tranquillamente, manca ancora un conteggio reale delle risorse e della spesa ma non mi aspetto problemi. Sarà una manovra il più condivisa possibile, glielo assicuro.

Andiamo a Sud. L’Ilva e Mittal che vuole andarsene, così sembra almeno…

Dobbiamo assolutamente dare delle risposte, la situazione dell’impianto a Taranto è gravosa ed è necessario più che mai garantire una perequazione tra immunità per chi investe e sicurezza dello stabilimento. Ma sarebbe comunque un errore farci sfuggire questo investitore che ha preteso rassicurazioni e  certezze nella tempistica.

E infatti non sembra essere molto soddisfatto, al punto da minacciare l’addio…

Arcelor Mittal ha ereditato una situazione problematica creata dalla gestione precedente, ma è chiaro che gli impegni assunti dall’azienda devono essere rispettati e che il Piano ambientale deve essere attuato. Come governo continueremo ad assicurare, comunque, il massimo dialogo istituzionale con i rappresentanti del’azienda e con le organizzazioni sindacali di categoria. Ed è per questo che confido nel fatto che, a breve termine, possano maturare quelle condizioni utili per garantire la salvaguardia dello stabilimento siderurgico.

Altra partita, Alitalia. Ci siamo stavolta Durigon?

Beh, la scadenza del 15 luglio è vicina, sarà determinante capire che cosa succederà successivamente e quali aziende entreranno nella compagine. Personalmente sono fiducioso sul salvataggio, anche se il vero tema è il piano industriale che verrà presentato a breve e che punterà molto sulle rotte a lungo raggio. Credo che in breve capiremo il futuro della compagnia.

Ferrovie, il Tesoro, Delta e forse Atlantia. Ci sono tre business diversi dentro una sola compagnia, non le pare curioso?

In tutta verità, dopo essere stati depredati da Etihad (2014, ndr) forse con questi soggetti andrà meglio. E poi c’è Delta che di mestiere fa volare aerei… una garanzia.

ultima modifica: 2019-07-11T10:30:58+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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