Debito e Fornero. La benevolenza dell’Europa ha un prezzo

Debito e Fornero. La benevolenza dell’Europa ha un prezzo
L'Ecofin sancisce lo stop alla procedura di infrazione, ma lancia un messaggio all'Italia: ripristinate la legge Fornero e tagliate la spesa. A tre mesi dalla manovra sarebbe bene tenerne conto. Intanto Bruxelles apre ufficialmente i giochi per l'Fmi

Niente è gratis. E lo stop alla procedura di infrazione, sancito sette giorni fa dalla Commissione europea, non poteva essere da meno. Oggi l’atteso Ecofin, il consesso dei ministri dell’Economia della zona euro, ha bollinato definitivamente la decisione politica di una settimana fa: niente procedura di infrazione per l’Italia. Ordinaria amministrazione si dirà, visto che tutto era già stato deciso. E invece no. L’Europa chiede un prezzo.

LE CONDIZIONI DELL’EUROPA

Dall’Ecofin sono arrivate precise condizioni all’indirizzo dell’Italia. Il prezzo delle benevolenza europea presente e futura, dal momento che tra meno di tre mesi il governo gialloverde si ritroverà a scrivere la seconda manovra, dopo quella dell’anno scorso, portata a termine dopo un confronto serratissimo con l’Europa.  Primo, la riduzione del rapporto debito/pil, secondo, spostare la pressione fiscale dal lavoro, in particolare riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali non aggiornati e terzo attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita. Questi i tre punti fondamentali delle raccomandazioni all’Italia. Ai quali vanno aggiunti l’incremento della lotta all’evasione fiscale, rafforzando l’uso dei pagamenti elettronici e riducendo la soglia dei pagamenti in contante. Problema, l’Europa ha chiesto in sostanza un’attuazione dell’attuale legge sulle pensioni, che ancora poggia in parte sull’impianto Fornero, nonostante l’avvento della quota 100 ne abbia profondamente mutato la natura.

VADE RETRO FORNERO

Il ragionamento europeo è semplice. La possibilità di anticipare l’uscita dal mercato del lavoro ha gonfiato la spesa pensionistica, che a sua volta ha pompato la spesa statale. E questo per un Paese che non riesce a ridurre il proprio debito (il terzo al mondo) per lo più senza fare Pil, è un problema. Il messaggio arrivato dall’Ecofin è chiaro: quota 100 o meno, l’età pensionabile deve rimanere 67 anni. Questo è invece un problema per Matteo Salvini, propugnatore della quota 100 e che proprio pochi giorni fa ha ribadito il suo pensiero: “ci hanno detto che abbiamo sbagliato a smontare la legge Fornero e che dobbiamo reintrodurla. Io non ci penso neanche. Dovrebbero incarcerarmi e torturarmi“.

IL REBUS FMI

L’altra questione affrontata nell’Ecofin di questa mattina, il prossimo direttore del Fondo monetario. L’Europa è alla ricerca di un candidato che possa prendere il testimone di Christine Lagarde, passata alla guida della Bce. Il nome forte è naturalmente del predecessore della Lagarde, quel Mario Draghi padre del Qe (tra i nomi possibili che sono circolati in queste ore, quello dell’olandese Jeroen Dijsselbloem, già presidente dell’Eurogruppo). “Nella riunione dell’Ecofin oggi a Bruxelles abbiamo avuto una discussione sul processo di nomina del direttore del Fmi. Il processo inizierà, ma non abbiamo ancora un piano chiaro. Inizieremo il lavoro ora: abbiamo un chiaro obiettivo, che è quello di avere un unico candidato per questa carica. Non abbiamo ancora discusso di nomi, arriveranno più tardi”, ha spiegato Mika Lintila, ministro delle Finanze della Finlandia, Paese che ha la presidenza di turno del Consiglio Ue.

ultima modifica: 2019-07-09T08:50:03+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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