Il made in Italy in Giappone cresce. I numeri del Trattato Epa

Il made in Italy in Giappone cresce. I numeri del Trattato Epa
Dal Primo febbraio, data di entrata in vigore dell'Accordo, il Giappone ha liberalizzato il 91% delle sue importazioni dall’Ue, mentre l’export italiano ha ricevuto un incremento dell’8,8%, con un particolare successo per i formaggi (+17%) e i vini (+23%). L'intervento di Sara Armella, avvocato in Milano e Genova, autrice del libro “Eu Customs code”, Università Bocconi

Il Trattato Epa (Accordo di Parternariato economico tra Ue e Giappone), in vigore dal 1° febbraio scorso, ha l’obiettivo di facilitare gli scambi commerciali tra gli Stati europei e il mercato giapponese che, quanto a dimensione economica, è il terzo al mondo. Si tratta di un’intesa molto importante, soprattutto per le imprese italiane, considerato che il consumatore medio giapponese è molto esigente ed esperto e apprezza particolarmente i prodotti del made in Italy.

A differenza di altri accordi internazionali, l’efficacia del libero scambio è stata immediatamente misurabile: dalla data di entrata in vigore dell’accordo, il Giappone ha liberalizzato il 91% delle sue importazioni dall’Ue, mentre l’export italiano ha ricevuto un incremento dell’8,8%, con un particolare successo per i formaggi (+17%) e i vini (+23%) made in Italy.

L’Epa non si limita a imporre soltanto l’abbattimento graduale dei dazi, ma elimina una serie di voci di costo, in particolare in termini di procedure doganali e requisiti tecnici dei prodotti, attraverso la loro armonizzazione e semplificazione.

Questi interventi riducono sensibilmente l’accesso all’export e consentono, anche alle Piccole e medie imprese, di competere e accedere al mercato giapponese, prerogativa fino a oggi riservata solo alle aziende di maggiori dimensioni, in grado di sostenere investimenti nella rete distributiva e per la promozione internazionale. Le semplificazioni risultano potenziate con la possibilità di vendere anche attraverso l’e-commerce e di raggiungere mercati un tempo considerati inaccessibili per aziende di nicchia.

I SETTORI INTERESSATI DALL’ACCORDO

Le filiere economiche interessate dall’Accordo sono diverse: dalle apparecchiature mediche all’automotive (secondo settore dell’export italiano), fino all’abbigliamento, con dazi dal 4 al 12%, già integralmente azzerati per effetto dell’entrata in vigore dell’accordo. Inoltre, considerato che, per molti beni, i dazi giapponesi erano già a 0%, le tariffe sono ora eliminate in settori in cui l’Ue è altamente competitiva, quali sostanze chimiche, plastiche e cosmetici.

Nell’immediato, il settore più interessato dal nuovo accordo è quello agroalimentare. Le indicazioni geografiche italiane possono essere registrate con le stesse procedure e gli stessi criteri adottati per i prodotti giapponesi, beneficiando della stessa tutela. Attualmente, i prodotti italiani tutelati sono 45 (delle 205 indicazioni geografiche europee), in gran parte vini e formaggi. A differenza dell’accordo con il Canada, tuttavia, non si tratta di una lista chiusa di prodotti tutelati, con la possibilità di intervenire e ampliarla con altre produzioni tipiche locali.

Per accedere ai vantaggi dell’Epa non sono più necessari gravosi adempimenti procedurali e documentali. Gli esportatori devono registrarsi nel sistema Rex (Registered exporter system) gestito dall’Agenzia delle dogane e possono rilasciare su fattura la dichiarazione di origine preferenziale del prodotto.

È lo stesso accordo a stabilire, in un apposito capitolo, le regole di origine che devono essere soddisfatte affinché un prodotto possa essere considerato “originario” di un Paese e beneficiare, di conseguenza, del trattamento preferenziale. In generale, la merce dovrà essere prevalentemente prodotta nel paese di origine o aver raggiunto un coefficiente minimo di “lavorazione sufficiente”, purché non consistente in operazioni di mera etichettatura, confezionamento o verniciatura.

ultima modifica: 2019-07-09T08:40:27+00:00 da Sara Armella

 

 

 

 

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