È tempo per l’Italia di un ministro per l’Innovazione e le Tecnologie. L’appello di Mele

È tempo per l’Italia di un ministro per l’Innovazione e le Tecnologie. L’appello di Mele
Senza un riferimento politico dedicato, il timore è che anche il neonato Dipartimento per la Trasformazione Digitale rischi ben presto di divenire l’ennesima “buona notizia”, che buona è ma solo sulla carta. Il commento di Stefano Mele, avvocato esperto in diritto delle nuove tecnologie

Tra una consultazione e l’altra, tra un tentativo di accordo e i primi nomi di futuri possibili ministri, è passato quasi inosservato che lo scorso 26 agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 19 giungo 2019, che istituisce il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. Si tratta di una struttura di supporto a Palazzo Chigi per la promozione e il coordinamento delle azioni del Governo finalizzate alla definizione di una strategia unitaria in materia di trasformazione digitale e di modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali. Questo Dipartimento, quindi, avrà il compito di dare attuazione alle direttive del presidente del Consiglio in materia di innovazione tecnologica e dovrà assicurare il coordinamento e l’esecuzione dei programmi di trasformazione digitale.

La novità sembra potersi annoverare sotto la colonna delle “buone notizie”, ma purtroppo i fatti potrebbero presto sconfessare questa prima sensazione.

Partiamo dall’inizio. L’idea di questa struttura non è certamente nuova. Sino al 2012, infatti, sempre all’interno della presidenza del Consiglio dei ministri, il Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica ha svolto il compito di definire e attuare le politiche per lo sviluppo della società dell’informazione a favore delle pubbliche amministrazioni, delle imprese e dei cittadini. Dipartimento poi accorpato dal Governo Monti – nel 2012, appunto – all’interno dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID).

Tuttavia, nonostante la passione e l’instancabile lavoro svolto nel corso degli anni dai professionisti che si sono avvicendati all’interno di queste strutture, al di là dei proclami politici, purtroppo si è riusciti a realizzare davvero ben poco e, com’è noto, il nostro Paese da anni ristagna sul fondo della classifica europea per la digitalizzazione. Questo dato di fatto è esclusivamente il frutto della mancanza di un chiaro, convinto e concreto indirizzo politico sui temi dell’innovazione tecnologica e della sicurezza cibernetica. In poche parole, è sempre mancato un ministro per l’Innovazione e le Tecnologie che desse un reale impulso e un peso anzitutto politico al lavoro svolto all’interno del Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica e, dopo il 2012, all’interno dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID).

Il timore, allora, – a questo punto decisamente più che fondato – è che anche il neonato Dipartimento per la Trasformazione Digitale rischi ben presto di divenire l’ennesima “buona notizia”, che buona è ma solo sulla carta. L’Italia ha bisogno di un ministro per l’Innovazione e le Tecnologie. E ne ha bisogno urgentemente!

Eppure, per capire l’importanza e l’urgenza di questo passo ormai imprescindibile basterebbe semplicemente guardare a cosa hanno fatto gli altri Stati europei. Basterebbe leggere la strategia sulla sicurezza cibernetica dell’Unione europea e l’Agenda digitale europea. Basterebbe approfondire tutte le nuove normative europee presenti e future che sempre più pongono immancabilmente l’accento sui temi tecnologici e della sicurezza cibernetica.

Peraltro, a riprova di quando affermato, occorre evidenziare come l’art. 8, comma 1-ter, del Decreto Legge n. 136 del 14 dicembre 2018 preveda che «a decorrere dal 1° gennaio 2020, al fine di garantire l’attuazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana, anche in coerenza con l’Agenda digitale europea, le funzioni, i compiti e i poteri conferiti al commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale sono attribuiti al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro delegato che li esercita per il tramite delle strutture della presidenza del Consiglio dei Ministri dallo stesso individuate». Quindi, perché non alleggerire la già pesantissima e complicatissima agenda politica del Presidente del Consiglio dei Ministri ponendo la responsabilità di questi temi in capo ad un Ministro senza portafogli specificatamente deputato ai temi dell’innovazione e delle tecnologie? Cosa manca oggi ai politici italiani per compiere questo semplicissimo passo (anzitutto culturale) verso ciò che è palesemente sotto i loro occhi?

Il più vivo auspicio, allora, è che i temi dell’innovazione tecnologica e della sicurezza cibernetica divengano finalmente centrali nell’agenda politica del prossimo Governo, qualunque esso sia. Fino ad oggi questa sensibilità purtroppo è mancata. Salvo rarissimi casi, infatti, i politici che nel corso degli anni si sono avvicendati nella gestione del nostro amatissimo Paese hanno marchiato questo settore come inutile perché sostanzialmente incapace di generare un consenso ampio e diffuso. Quindi, un settore su cui non puntare perché incapace di generare voti.

La vera politica, però, è e anzi deve essere soprattutto quella abile nel guardare a ciò che davvero può essere il cardine del nostro futuro politico, economico e sociale, al di là se gli elettori riescano o meno a capirne oggi l’importanza. Il nostro futuro – è sotto gli occhi di tutti – passa soprattutto attraverso l’innovazione tecnologica, che a sua volta per funzionare si deve necessariamente sorregge sulla sicurezza cibernetica. Se ciò è vero, allora, l’innovazione tecnologica e la sicurezza cibernetica devono diventare uno degli elementi cardine della nostra politica nazionale, come lo sono già in altri Paesi. È tutto qui! È questa la chiave del nostro futuro ed è questo il primo auspicio per il nuovo governo.

ultima modifica: 2019-08-29T12:27:20+00:00 da Stefano Mele

 

 

 

 

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