Si terrà lunedì il vertice fra il presidente francese e quello russo. Poi a settembre un summit sulla politica estera e di difesa. Il Cremlino può inneggiare all’Europa che non c’è ed incassare un sostegno sulla crisi in Ucraina. Regno Unito mostra serietà e rigore (per fortuna!). Analisi da leggere

L’Eliseo da sempre gioca una politica estera autonoma e in alcuni casi spregiudicata. La presidenza Macron non fa difetto, anzi. Il leader francese deve aver pensato che sarebbe stato un errore lasciare alla Le Pen il monopolio dei rapporti con il Cremlino e così ha avviato un canale ufficiale di collaborazione con Putin. I due capi di Stato si incontreranno il 19 agosto mentre a settembre è stato fissato il vertice sui temi della politica estera e di difesa. Un menu importante che consente a Mosca di ribadire la sua attenzione all’Unione Europea (tanto più dopo aver conclamato la crisi degli “amici” sovranisti) e di trovare un (altro) alleato sulla crisi ucraina. La posizione del Regno Unito resta invece ben diversa e più attenta agli interessi della sicurezza nazionale e atlantica.

L’EUROPA DI PUTIN. PIÙ MACRON E MENO LE PEN

La Russia è interessata alla ripresa di “un dialogo politico con l’Unione europea” e desidera ristabilire “contatti appropriati” con la nuova leadership della Commissione europea. Lo ha affermato il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov. “Il presidente Putin intende affrontare questo problema, anche alla luce della nuova composizione degli organi di governo europei”, ha detto ai giornalisti in una riunione in vista dei colloqui tra Putin e il presidente francese Emmanuel Macron il 19 agosto. I risultati insufficienti ottenuti dalle forze sovraniste e considerate vicine proprio al Cremlino devono aver convinto il presidente russo a cambiare strategia e la disponibilità del collega francese gli offre un destro imperdibile. Peccato che l’Unione europea si muova con magliette nazionali e non come soggetto unico. In questo, la scelta Macron non sorprende.

ALLEATI AI DANNI DI KIEV

È il consigliere presidenziale russo per gli Affari Esteri Yuri Ushakov a spiegare con più dettagli l’importanza del summit fra Putin e Macron. “Non vogliamo fare un summit solo per il gusto di fare un summit, senza preparativi approfonditi”, ha detto spiegando che nel vertice del 19 agosto – si discuterà del conflitto ucraino e dei possibili modi di risolverlo, compresi i negoziati del formato Normandia (che include Francia, Germania, Ucraina e Russia). Il funzionario non nasconde l’entusiasmo – e non ha torto. “Il formato è stato riattivato, il che è cruciale dal punto di vista dello sviluppo di posizioni comuni agli attuali problemi internazionali e di sicurezza”. Cruciale vuol dire che il Cremlino ha trovato una nuova sponda, a Parigi. La proposta della Polonia di allargare il formato Normandia per includere anche gli Usa non passerà proprio grazie alla posizione francese, come anticipato da Formiche.net.

BUSINESS IS BUSINESS

Ma chi lo ha detto che le sanzioni abbiano piegato gli scambi fra Mosca e l’Europa? A Parigi, come a Roma, i dati sembrano dire qualcosa di assai diverso. Il commercio tra Russia e Francia negli ultimi tre anni ha mostrato una crescita costante, aprendo opportunità di riportare l’interscambio ai livelli pre-crisi. Lo ha detto il nuovo rappresentante commerciale russo in Francia, Mikhail Makarov, all’agenzia di stampa “Sputnik“. “Dopo il picco del 2011 (28,1 miliardi di dollari), il fatturato commerciale tra Russia e Francia ha subito un calo significativo (del 48 per cento nel periodo 2012-2015). Tuttavia, negli ultimi tre anni, l’interscambio ha mostrato una crescita costante”, ha detto il rappresentante commerciale. Secondo Makarov, i risultati per il 2018 hanno mostrato un aumento dell’11,2 per cento, pari a 17,2 miliardi di dollari. “Abbiamo tutte le ragioni per credere che sino alla fine del 2019 la crescita commerciale proseguirà. E sono assolutamente certo che nei prossimi anni saremo in grado di tornare al livello commerciale pre-crisi”. Una ulteriore ragione per cui Putin e Macron potranno stappare una bottiglia di champagne.

MA PER UK LA PRIORITÀ RESTA LA SICUREZZA

Se Parigi apre le porte al Cremlino, Londra le chiude (con il lucchetto, se possibile). Il Regno Unito ha infatti vietato l’esportazione di sottomarini in Russia in quanto quest’attività rappresenterebbe un rischio per la sicurezza nazionale. Secondo le autorità britanniche, infatti, Mosca potrebbe utilizzare questi mezzi per tagliare i cavi sottomarini attraverso cui transitano la maggior parte delle comunicazioni Internet globali. L’agenzia commerciale del governo britannico ha annunciato, quindi, delle misure di controllo che vietano l’esportazione di sottomarini e delle relative attrezzature, software e tecnologie in Russia. “Questo controllo aggiuntivo è una conseguenza dello sviluppo da parte della Russia di determinate capacita’, inclusa quella di tracciare e danneggiare i cavi di comunicazione sottomarini”, ha riferito l’unita’ di controllo delle esportazioni del dipartimento del Commercio internazionale. “Queste attività rappresentano un rischio per la nostra sicurezza nazionale e queste limitazioni hanno lo scopo di mitigare questo rischio”, ha riferito l’agenzia in una nota.

Il Regno Unito e gli Stati Uniti ritengono che la Marina russa potrebbe causare danni per oltre 10 mila miliardi di dollari nelle transazioni quotidiane tagliando i cavi che attraversano i mari e gli oceani. Secondo quanto riporta il “Moscow Times“, esperti militari occidentali hanno suggerito che il sottomarino a propulsione nucleare russo rimasto coinvolto in un incendio il mese scorso sarebbe stato in grado di individuare e forse persino tagliare i cavi di comunicazione sottomarini. Il ministero della Difesa della Russia non ha ancora commentato la notizia di questo divieto. Nel 2015 un’emittente televisiva di proprietà del ministero della Difesa aveva riferito che la Russia può “tagliare i cavi di comunicazione sul fondo dell’oceano e codificare i dati che vi transitano” in caso di situazione ostile.

Fra le posizioni di Francia e del Regno Unito, quale sarà la scelta dell’Italia? Domanda retorica? Sic.

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