Ecco le nuove prove che inchiodano Putin sull’Ucraina. Che dirà Macron?

Ecco le nuove prove che inchiodano Putin sull’Ucraina. Che dirà Macron?
Disponibili nuove evidenze del coinvolgimento militare di Mosca nella battaglia di Ilovaysk nell'agosto 2014 (la Russia ha sempre negato la sua partecipazione diretta nel conflitto). Le rivelazioni giungono in concomitanza dell’abbraccio “controverso” fra Putin e Macron

Semmai ce ne fosse bisogno, ci sono nuove prove sul coinvolgimento russo nel conflitto in Ucraina. Sono state raccolte e cumulate da Forensic Architecture, un gruppo di ricerca con sede a Londra, che ha messo insieme e catalogato le prove del coinvolgimento militare di Mosca nella battaglia di Ilovaysk nell’agosto 2014, anche dimostrando che sul terreno era presente un modello di carro armato usato solo dalle forze armate russe in quel momento. Le prove saranno allegate a un caso che sarà giudicato dalla corte europea dei diritti umani (ECHR) e diffuse su una piattaforma online pubblicamente visibile (la Russia ha un rapporto complicato con la corte, che ha già condannato e costretto a un risarcimento Mosca per le violazioni e violenze in Cecenia e per alcuni casi di segregazione politica denunciati dalle opposizioni al regime putiniano). 

Le ultime prove sull’Ucraina includono numerose immagini satellitari di convogli armati russi all’interno del paese e svariati avvistamenti del carro armato T-72B3, modello di ultimo aggiornamento che la produttrice russa Uralvagonzavod aveva dato in dotazione soltanto alle forze armate russe ai tempi della battaglia che cinque anni fa s’è scolta a est di Donetsk — una delle due province del Donbas, la fascia orientale ucraina, dove i ribelli filo-russi hanno dichiarato l’indipendenza da Kiev. La presenza di questo particolare mezzo da guerra è determinate perché fa diventare automaticamente inequivocabile la presenza di unità spedite in Ucraina da Mosca.

La Russia nega continuamente ogni genere di coinvolgimento militare in Ucraina, nonostante fin dai giorni dell’annessione della Crimea si susseguano prove su prove, spesso schiaccianti, del contrario. Il caso specifico, la battaglia di Ilovaysk: conclusa alla fine di agosto 2014, è stato uno degli scontri più sanguinosi e ricordati dell’intero conflitto. Circa trecento soldati ucraini sono rimasti uccisi. Avevano quasi liberato la città, ma rinforzi imprevisti arrivati ai ribelli li avevano circondati — a questo punto l’inchiesta dimostra che furono unità regolari russe a dar manforte ai separatisti. A quel punto gli ucraini avevano accettato di ritirarsi secondo un accordo di cessate il fuoco, ma i filo-russi violarono il patto e colpirono l’esercito ucraino di sorpresa mentre i convogli passavano lungo una green line. Un’azione infame che aveva preso gli uomini di Kiev allo scoperto, certi di ritirarsi al sicuro per via dell’intesa raggiunta.

Altre prove del coinvolgimento russo; una ventina di volontari ucraini (erano combattenti del cosiddetto Battaglione Donbass, milizia che fiancheggiava ‘esercito regolare), dicono di essere stati catturati insieme ad altri commilitoni da una normale unità dell’esercito russo. In prigionia per diversi mesi, raccontano di essere stati torturati e sottoposti a lavori forzati, e ora vogliono che la Russia sia ritenuta responsabile e stanno cercando un processo alla ECHR.

Il ruolo russo in Ucraina, secondo quanto finora noto (e ora riconfermato), è di due tipi: c’è l’addestramento militare, il passaggio di armamenti, l’appoggio logistico, a favore dei ribelli dell’Est; poi c’è un coinvolgimento diretto tramite unità speciali mandate nel paese in missioni fantasma (senza insegne) in momenti cruciali. Per esempio, questo è il caso degli Spetsnaz inviati a invadere la Crimea (i Little Green Men). È importante sottolineare che il Cremlino non riconosce, niente di tutto questo: o meglio nega ogni genere di coinvolgimento.

Grazie ai dati raccolti, controllati, incrociati e catalogati dal gruppo di lavoro inglese, la battaglia di Ilovaysk può essere inserita tra quei momenti chiave del 2014 in cui sembra che a Mosca sia stata presa la decisione di inviare unità dell’esercito regolare in Ucraina per aiutare i ribelli in fasi importanti del conflitto. È stato il Centro europeo per la difesa dei diritti umani (EHRAC), che sta aiutando i ricorrenti a portare avanti il caso in tribunale, a commissionare a Forensic Arch. il lavoro, che diventa fondamentale per scovare il ruolo della Russia. “La prova del coinvolgimento militare russo doveva essere il più forte possibile […perché] se guardi solo i video online non sai bene se le cose sono state manipolate, quindi in casi complessi come questo è incredibilmente utile”, ha dichiarato al Guardian Jessica Gavron, direttrice dell’EHRAC .

Oggi a Fort de Bregançon il presidente francese, Emmanuel Macron, ospita nella tenuta estiva dell’Eliseo l’omologo russo, Vladimir Putin, in un summit che ha provocato già qualche buona polemica, e che sarà seguito da un altro incontro speciale tra delegazioni a settembre (temi: politica estera e difesa). Putin non è ancora re-integrabile nel sistema G7, e Macron da prossimo ospite (il prossimo vertice dei grandi della terra sarà tenuto nel weekend in una Biarritz che sta già preparando le massime misure di sicurezza) sfrutta l’occasione per giocare le sue carte e intestarsi alla guida dei processi geopolitici internazionali dall’Europa. La situazione ucraina sarà tra i principali punti in agenda.

La Francia ha lavorato per riattivare il canale negoziale attraverso il Formato Normandia, tavolo di cui è parte insieme a Germania, Russia e Ucraina. Kiev ne aveva proposto un allargamento invitando anche Washington e Londra, ma Macron (come Putin) non sembra interessato. L’inchiesta uscita sul Guardian è un nuovo peso sui negoziati per chiudere politicamente una guerra che in cinque anni ha già prodotto 13mila morti, e diventa un argomento importante da sfondo all’odierno “controversal meeting”, come lo chiama il Telegraph. Incontro che invece secondo l’Eliseo e vari analisti è un modo per non perdere il contatto con Putin, un po’ sulla stessa linea dei teorici dietro al pensiero di Donald Trump, perché l’isolamento in cui è stata posta Mosca incolpata di aver fomentato la guerra in Ucraina, potrebbe essere ancora più problematico. Per altri analisti, invece, le posture e le visioni di Putin non cambieranno comunque.

ultima modifica: 2019-08-19T09:00:11+00:00 da Emanuele Rossi

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