Le critiche di Asstel all'esercizio da parte del governo del Golden Power sui contratti di fornitura degli apparati per il 5G non vedrebbero concordi gli operatori. A farlo presagire ci sono le indiscrezioni di divisioni in seno all'associazione di categoria che, nel sistema di Confindustria, rappresenta la filiera delle telecomunicazioni. Dichiarazioni, fatti e indiscrezioni

L’utilizzo da parte del governo dei “poteri speciali” che potrebbero limitare la partecipazione di Huawei alla costruzione delle reti 5G italiane starebbe dividendo gli operatori. A farlo presagire ci sono le indiscrezioni di un acceso dibattito in seno ad Asstel, associazione di categoria che, nel sistema di Confindustria, rappresenta la filiera delle telecomunicazioni e (si legge nell’elenco pubblicato sul sito) le sue aziende più importanti: Tim, Vodafone, Wind-Tre, ma anche Open Fiber e Ericsson fino alla stessa Huawei e all’altro gigante della Repubblica Popolare, Zte.

Proprio ieri, intervenendo a un convegno alla Camera, il presidente dell’associazione Pietro Guindani (nella foto) ha criticato le mosse del governo sulla sicurezza delle reti, tra i quali l’utilizzo del Golden Power.
In particolare, Guindani ha definito l’esercizio dei cosiddetti poteri speciali – dei quali l’esecutivo ha deciso di avvalersi sui contratti di fornitura degli apparati per il 5G che i principali operatori stringono con soggetti extra-europei – “una forzatura”, uno “strumento invasivo” che porta a “ritardi e contraccolpi” per le imprese, anche perché “mal si adatta a processi di mesi o di anni”, come sono appunto quelli necessari alla realizzazione di un’infrastruttura così complessa che sta comportando ingenti investimenti e quindi necessiterebbe di un quadro giuridico più chiaro.

Più tenero il suo giudizio sull’arrivo del recente decreto legge che fissa i paletti del perimetro della sicurezza cibernetica e che si accinge a cominciare il suo percorso di conversione a Montecitorio, ponendosi come una sorta di “scudo” di tutti i sistemi sensibili e, di fatto, eliminando – dopo una fase transitoria – la necessità del Golden Power nel settore. Ma anche qui, ha detto Guindani, le “criticità” non mancherebbero. In primo luogo per l’incertezza relativa ai tempi dei decreti attuativi, che “rischia di farci perdere un anno”, poi per la necessità di armonizzazione con lo scenario europeo e infine per le risorse assegnate, considerate decisamente troppo esigue, tanto da rischiare un “insuccesso”.

Le parole di Guindani – dette di fronte a una platea che riuniva manager di aziende (tra i quali il presidente del colosso di Shenzhen in Italia, Luigi De Vecchis), esperti e rappresentanti governativi (compreso il vicedittore del Dis con delega alla cyber security, Roberto Baldoni) – sono state rispedite al mittente dal segretario generale alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Roberto Chieppa, che nella stessa occasione ha difeso sia il Golden Power, l’unica “disciplina immediata” che si potesse utilizzare in un momento di forte tensione commerciale Usa-Cina e che, per altro, “non ha impedito la sottoscrizione dei contratti”; sia il decreto legge che, ha detto, “inizia a completare il quadro” e che potrà comunque subire aggiustamenti, ma indica che ci trova “sul binario giusto per una disciplina seria della sicurezza del 5G e non solo”. Ma, cosa più importante, il discorso del presidente di Asstel non avrebbe convinto alcuni dei suoi stessi associati.

Già ieri pomeriggio, dopo l’evento, stando a informazioni raccolte da Formiche.net alcune realtà avrebbero sottolineato, durante una riunione del comitato di presidenza dell’associazione, che non condividevano quanto detto da Guindani, arrivando a ipotizzare di dissociarsene pubblicamente con una nota stampa.
Non è chiaro se ciò accadrà o se le spaccature verrano (temporaneamente?) ricomposte. Tuttavia, sottolineano alcuni addetti ai lavori, ci si trova in un contesto nel quale Huawei e le altre aziende cinesi pongono una forte pressione, anche mediatica (con una serie di annunci quasi quotidiani su investimenti e assunzioni), per essere della partita del 5G in Italia, che rappresenta non solo un ghiotto boccone economico per le aziende coinvolte, ma, come avverte da tempo Washington, anche uno degli obiettivi geopolitici che Pechino, assieme alla nuova via della Seta, conta di mettere a segno per penetrare nel mercato europeo delle nuove reti.

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