Facebook ha detto di aver rimosso tre reti di influenza sostenute dalla Russia rivolte a Paesi africani, inclusa la Libia. Si tratta, secondo gli esperti, di un aspetto inedito che segnala una evoluzione nella strategia (non solo disinformativa) di Mosca. Ecco perché

Non solo Occidente. Nel disegno russo di espansione della propria influenza rientra anche l’Africa, che al pari Stati Uniti e Europa non è immune a fenomeni di disinformazione condotta sui social media. Facebook ha annunciato di aver smantellato tre reti, basate in Russia, che attraverso l’utilizzo di circa 200 profili falsi cercavano di “interferire” in otto Paesi africani, tra cui Costa d’Avorio, Camerun, Sudan e Libia (un dettaglio non secondario per l’Italia).

L’ANALISI DI FACEBOOK

Secondo il colosso di Menlo Park, racconta il New York Times, questa attività era collegata a “entità associate al finanziere russo Yevgeniy Prigozhin“, uomo vicino al presidente Vladimir Putin nonché persona che avrebbe avviato l’Internet Research Agency. Quest’ultima, detta anche la ‘fabbrica dei troll’ di San Pietroburgo, è ritenuta, secondo quanto emerso dalle indagini del procuratore speciale statunitense, Robert Mueller, l’epicentro delle azioni russe per influenzare attraverso campagne di influenza online le elezioni presidenziali americane del 2016.

I PAESI COINVOLTI

Scovate dal team di sicurezza del social network fondato da Mark Zuckerberg, queste reti avrebbero raggiunto un milione di utenti sparsi negli otto Paesi coinvolti. A quelli già citati vanno aggiunti Madagascar, Repubblica Centrafricana, Mozambico e Repubblica Democratica del Congo. Complessivamente, il social network ha dichiarato di aver rimosso 66 account, 83 pagine, 11 gruppi e 12 account Instagram relativi alla campagna russa.

LA DINAMICA

Quanto al modus operandi, Menlo Park ha spiegato che in alcuni di queste nazioni, le reti gestite da Mosca avrebbero fatto leva su persone del posto, con l’obiettivo di ‘mascherare’ in modo più efficace la provenienza dei messaggi.

LA DISINFORMAZIONE DI MOSCA

Washington è da tempo concentrata sul problema delle fake news made in Russia, che, ha evidenziato il DfrLab, non riguarda solo le elezioni ma anche l’industria della difesa e altri campi. Mentre oltreoceano è ancora viva la memoria delle interferenze russe attribuite a Mosca durante Usa 2016, non è un caso che negli ultimi tempi, ha spiegato il numero uno della Cia Gina Haspel, l’agenzia, dopo essersi focalizzata molto negli anni passati sulla minaccia terroristica, sia tornata a concentrare uomini e risorse per controllare le mosse di Paesi come Russia (che, secondo Washington, compone con Cina, Corea del Nord e lo stesso Iran il cosiddetto Asse del Cyber). Non solo, ma soprattutto nel quinto dominio.

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