Nuovo colpo di Washington in vista per Huawei e Zte, stavolta dalla Federal Communications Commission, l'agenzia governativa incaricata del controllo delle telecomunicazioni. Fatti e scenari

Nuovo colpo di Washington in vista per Huawei e Zte, stavolta dalla Federal Communications Commission, l’agenzia governativa incaricata del controllo delle telecomunicazioni.

LE AREE RURALI

L’autorità ha annunciato che voterà il 19 novembre se classificare le aziende della Repubblica Popolare come ‘rischi per la sicurezza nazionale’, valutazione al centro anche dell’inserimento del colosso di Shenzhen nella lista nera del Dipartimento del Commercio. Ciò impedirebbe ai clienti delle due compagnie nelle aree rurali degli Stati Uniti – che finora hanno contato su componentistica a basso costo delle telco cinesi per portare connessione – di accedere al fondo federale da 8,5 miliardi di dollari per l’acquisto di apparecchiature e servizi destinati prevalentemente all’implementazione delle nuove reti 5G.
Ma, il voto della Fcc, presieduta da Ajit Pai, andrà persino oltre: si deciderà anche se richiedere ai vettori che ricevono il finanziamento di rimuovere le attrezzature e i servizi Huawei e Zte già esistenti. Una volta adottate le misure, le due aziende cinesi avrebbero a disposizione solo 30 giorni di tempo per appellarsi alle autorità statunitensi.

LO SCONTRO USA-CINA

Messe alle strette dalla campagna americana, condotta sia sul piano domestico sia su quello internazionale, le due compagnie hanno affidato la loro difesa (un dettaglio significativo) al ministero degli Esteri cinese, che attraverso il proprio portavoce Geng Shuang ha definito l’azione un atto di “bullismo economico”. Le aziende cinesi, soprattutto quella di Shenzhen, iniziano a soffrire pesantemente, anche nei conti, l’offensiva americana, motivata, secondo Washington, dalla fusione, pressoché totale in Cina, tra civile e militare. Una situazione che Donald Trump prova a scardinare, ma finora con scarsi risultati, dal momento che retrocedere su questo – evidenziano gli analisti – vorrebbe dire, per il Partito Comunista cinese, perdere il controllo sul Paese.

LE SCELTE DEGLI OPERATORI

Finora, aveva raccontato Formiche.net, gli operatori di modeste dimensioni – come Pine Belt in Alabama o Union Wireless in Wyoming – avevano spesso basato le loro scelte tecnologiche su componentistica che consentisse un netto risparmio (secondo Roger Entner, un analista di Recon Analytics, le apparecchiature delle aziende cinesi costerebbero in media dal 30% al 50% in meno rispetto a quelle dei diretti concorrenti). Motivo per il quale, le telco più piccole hanno spesso optato per aziende del gigante asiatico. A seguito delle scelte dell’amministrazione Usa e di quelle possibili della Fcc, però, invertire questa rotta potrebbe essere una scelta obbligata.
Il problema di un controllo del 5G è particolarmente sensibile ed esteso oltreoceano, dal momento che i venditori di servizi di rete degli Stati Uniti stanno cercando con urgenza dei partner per le loro reti. Mentre le grandi aziende hanno già tagliato i ponti con i colossi di Pechino, i piccoli operatori rurali continuano a fare affidamento sugli switch Huawei e Zte, nonché su altre apparecchiature più “economiche”. La Rural Wireless Association, che rappresenta gli operatori con meno di 100mila abbonati, ha stimato che il 25% dei suoi membri utilizza ancora dispositivi della Repubblica Popolare. I gestori di reti wireless rurali servono in genere da 50mila a 100mila abbonati in aree remote, fuori dalla portata delle grandi compagnie di telecomunicazioni come Verizon o At&T, e sono spesso gli unici fornitori regionali. Ad esempio, la SI Wireless, che ha 20mila clienti mobili nelle parti occidentali del Kentucky e del Tennessee, ha rivelato che la maggior parte della sua rete utilizza apparecchiature Huawei. Viaero, che serve 110mila clienti in tutto il Colorado orientale, Kansas occidentale, Nebraska e parti del Wyoming e del Sud Dakota, ha detto che circa l’80% delle proprie apparecchiature di rete sono state fabbricate dall’azienda fondata da Ren Zhengfei. Anche per questo gli Usa corrono ai ripari.
Tutti i partecipanti alle gare stanno elaborando un modo per abbattere il prezzo delle componenti anche a fronte di economie di scala non favorevoli, per renderle alla portata delle aziende più piccole. Ericsonn e Nokia sono i principali candidati per questo passaggio (anche se ancora non è chiaro quante e quali apparecchiature debbano essere sostituite).

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