Ecco come l’Italia può proteggersi dal 5G cinese. Report Ambrosetti

Ecco come l’Italia può proteggersi dal 5G cinese. Report Ambrosetti
L'avvento del 5G darà vita a "un nuovo livello di rischio per la sicurezza" con "un aumento significativo dei vettori di attacco" e un pericolo "di maggiore impatto negativo per l'economia e la società" se le offensive hanno successo. E, in questo scenario, l'Europa sarà (o forse già lo è) il vero campo di battaglia, economico e geopolitico. I numeri e le valutazioni di un position paper del think tank Ambrosetti

L’avvento del 5G darà vita a “un nuovo livello di rischio per la sicurezza” con “un aumento significativo dei vettori di attacco” e un pericolo “di maggiore impatto negativo per l’economia e la società” se le offensive hanno successo. E, in questo scenario, l’Europa sarà (o forse già lo è) il vero campo di battaglia, economico e geopolitico.

L’ALBA DEL 5G

Mentre gli Stati Uniti avvertono i loro alleati nel mondo circa i rischi connessi all’adozione di tecnologia per le reti proveniente da colossi cinesi come Huawei e Zte, l’Italia sta percorrendo la sua strada per garantire la massima sicurezza della infrastruttura di comunicazione che abiliterà, tra le altre cose, una nuova serie di servizi collegati al cosiddetto Internet delle cose: domotica avanzata, smart health, mobilità connessa, per citarne alcuni.

LA SICUREZZA NECESSARIA

Tali innovazioni e i relativi investimenti attesi, spiega il think tank Ambrosetti in uno studio realizzato con il contributo del professor Francesco Sacco, avranno però bisogno, per le ragioni citate, di essere “intrinsecamente sicure” e questo “richiede da parte degli Stati un approccio olistico, che affronti gli aspetti tecnici, di policy e di geopolitica della questione”.

LA POSIZIONE EUROPEA

In questa rivoluzione tecnologica, il Vecchio Continente sembra schiacciato: la Cina è un mercato impenetrabile per le aziende occidentali e i venditori cinesi (che non sono stati in grado di dimostrare chiaramente la loro indipendenza dal governo di Pechino) sono banditi dagli Stati Uniti. Ne consegue, evidenzia il report, che è in Europa che i venditori si batteranno per trovare i ritorni sui loro investimenti, economici o di altro tipo.

I NUMERI E LE CARATTERISTICHE

Il 5G, spiega Ambrosetti, “porterà il valore del business mobile a valere 4,8 trilioni di dollari nel 2023 dai 3,9 del 2018″. Deve “possedere una serie di caratteristiche molto diverse tra loro, dall’alta capacità, alla bassa latenza, all’altissima affidabilità, all’efficienza energetica e tutte le loro combinazioni. Questo richiede che le reti 5G siano più virtualizzate di quelle attuali (software defined network) e quindi meno difendibili da attacchi”.

ITALIA: I VANTAGGI…

Per l’Italia, sottolinea lo studio, le nuove reti possono essere di rilevanza cruciale in diversi settori. La Penisola è leader in una serie di ambiti: macchinari industriali, automotive, agricoltura, turismo. Tutti possono beneficiare del 5G. Mentre healthcare (l’Italia è uno dei Paesi con la popolazione più anziana in Europa) e piccole e medie imprese (la maggioranza in Italia) potrebbero risolvere alcuni problemi strutturali.

…E I RISCHI

D’altro canto, prosegue Ambrosetti, per sfruttare appieno queste opportunità è consigliabile che il Paese – che ha recentemente rafforzato i poteri speciali dello Stato consentiti dal Golden Power anche per le reti e che ha istituito un Perimetro di sicurezza cibernetica nazionale – vada oltre il mero aspetto di cyber security ma strutturi una strategia globale che veda un pieno coinvolgimento sia del lato politico sia del settore privato.

I SUGGERIMENTI

Come? Tra le raccomandazioni incluse nel report, ce ne sono tre in particolare che meritano attenzione, rivolte a policy maker e attori industriali. Il primo è la necessità di condurre un assessment delle infrastrutture critiche della nazione, assegnando loro un livello di priorità (qualcosa che è già in corso di realizzazione sia grazie alla direttiva europea Nis sia con il già citato Perimetro). Il secondo è un processo di audit dell’intera platea di vendor della supply chain (un punto debole in una piccola realtà può mettere a rischio anche la meglio protetta e più grande delle aziende). E, terzo, l’istituzione di un Centro di competenza per l’intelligence sulle minacce, nel quale i processi e le esperienze sono continuamente condivisi con Paesi affini e portano a capacità aumentate (anche a questo si lavora su scala europea e Nato).

ultima modifica: 2019-11-07T10:00:52+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

 

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