Che cosa non sta succedendo nel centro del centrodestra. Le grandi manovre che avrebbero dovuto condurre alla nascita di un nuovo soggetto politico liberale e popolare al momento sembrano abortite. O, comunque, rinviate a data destinarsi. E se Berlusconi alla fine avesse scelto come suoi successori gli alleati Salvini e/o Meloni?

Titolo: che cosa non sta succedendo nel centro del centrodestra. Svolgimento: le grandi manovre che avrebbero dovuto condurre alla nascita di un nuovo soggetto politico liberale e popolare, diverso da Forza Italia, al momento sono abortite. O, comunque, rinviate a data destinarsi. Alle dichiarazioni pubbliche e private di dissenso e ai mal di pancia manifestati più o meno espressamente nelle scorse settimane dai dirigenti azzurri non è seguita ancora alcuna presa di posizione ufficiale.

Anzi, la situazione, soprattutto a livello nazionale, sembra quasi si sia cristallizzata, vista anche l’incertezza generale che pesa sul quadro politico, con lo spettro della possibile caduta del governo e del ritorno anticipato alle urne. Se e quando accadrà è tutto da verificare, ma tanto basta per far sopire, almeno per ora, i propositi di addio – veri o presunti – di molti. È chiaro, d’altronde, che per tentare un’operazione del genere sia fondamentale l’elemento tempo che evidentemente mal si concilia con la prospettiva continua di una fine repentina della legislatura.

Emblematico in tal senso il caso di Mara Carfagna che pure, va riconosciuto, ha sempre detto di non voler lasciare Forza Italia. Tuttavia, le continue affermazioni pubbliche in controtendenza rispetto alla linea ufficiale del partito – accompagnate dai soliti rumors di palazzo – avevano fatto ritenere che fosse ormai quasi pronta a imbarcarsi per una nuova avventura. Da leader. Così però non sembra che sia. Le esternazioni sono quasi del tutto sparite e nel frattempo è tornata a incontrare Silvio Berlusconi. Che dal canto suo continua a giocare da protagonista, senza dare minimamente l’impressione di voler scegliere prima o poi un suo successore.

“Sono il regista del centrodestra”, ha affermato qualche giorno fa in un’intervista rilasciata a Libero il Cavaliere. Che nel frattempo continua a dialogare con Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Gli elementi di polemica in alcuni casi non mancano – ieri Berlusconi ha detto al Corriere della Sera che in caso di governo di centrodestra gli azzurri sarebbero fondamentali per evitare l’isolamento dell’Italia in Europa e il leader della Lega gli ha prima risposto un po’ piccato (“Non abbiamo bisogno di garanti”) e poi ha sparso miele (“La sua presenza, la sua esperienza e il suo appoggio sono per me motivo di orgoglio”) – ma l’impressione generale è che la coalizione abbia trovato una sua stabilità. Perché è interesse di tutti, in fondo, rimanere uniti per fare bottino pieno alle prossime elezioni e anche perché i rapporti di forza interni sembrano ormai essersi delineati in modo stabile.

Come emerge dal sondaggio, firmato Ipsos, pubblicato oggi dal quotidiano diretto da Luciano Fontana: Lega al 31,9%, Fratelli d’Italia al 10,6 e Forza Italia al 6,2. Il partito del Cavaliere pare ormai destinato a rappresentare stabilmente la terza gamba di quel centrodestra di cui è stato per quasi 25 anni l’architrave indiscusso. Rapporto di forze che, a rigor di logica, dovrebbe andare stretto a un Berlusconi ancora attivo in politica, il quale invece sembra sentirsi a suo agio in questo suo nuovo ruolo. Quasi a far pensare che nell’infinito dibattito sulla sua successione e sul futuro di Forza Italia, alla fine abbia scelto di passare il testimone ai suoi alleati – a Salvini e/o Meloni, che intanto continua a crescere in popolarità – chiamati dunque un giorno a raccoglierne l’eredità non solo politica.

Solo un’ipotesi che però, se confermata, rischia di mettere in pericolo l’esistenza stessa di una gamba moderata all’interno del centrodestra italiano. Il trend, d’altro canto, è incontestabile: dal 14% delle politiche del 2018 all’8,8 delle europee dello scorso maggio fino al 6 che gli attribuiscono oggi i sondaggi. Una calo di consensi cui si aggiunge anche il fuggi fuggi che si registra tra gli azzurri a livello locale: mentre dal punto di vista nazionale, infatti, la situazione è ferma in virtù degli interrogativi che gravano sul proseguo della legislatura, nelle regioni e nei comuni in molti, alla spicciolata, hanno deciso negli ultimi mesi di andare verso Fratelli d’Italia o la Lega. Ultimo esempio l’ex capogruppo in Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma che qualche giorno fa ha aderito al partito di Giorgia Meloni. Uno svuotamento continuo, di voti e personale politico, che rende sempre più incerta la navigazione, di breve e di medio termine, di Forza Italia e dei centristi di centrodestra. A meno che non arrivi un’opa ostile, ad ora apparentemente improbabile.

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