Così l’Iran (da Roma) attacca gli Usa e seduce il governo italiano

Così l’Iran (da Roma) attacca gli Usa e seduce il governo italiano
In una conferenza stampa l'ambasciatore d'Iran in Italia auspica un incontro fra i ministri degli Esteri Javad Zarif e Luigi Di Maio a margine del Med Forum. La Repubblica islamica attende "un segnale" dal governo italiano e una ripresa delle attività commerciali, a dispetto delle sanzioni secondarie Usa. Ecco perché il governo italiano è a un bivio

Teheran chiama Roma. Il governo iraniano guarda a palazzo Chigi in cerca di una sponda. In un incontro con la stampa nella sede dell’ambasciata a via Nomentana, l’ambasciatore d’Iran in Italia Hamid Bayat ha annunciato un imminente incontro fra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’omologo iraniano Javad Zarif. La conferma dalla Farnesina deve ancora arrivare, ma il contesto è già stato preparato.

Il faccia a faccia, ha detto il diplomatico, potrà aver luogo a Roma a margine del Forum Med (Mediterranean dialogues), la kermesse dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) organizzata con il patrocinio del ministero degli Esteri che ogni anno chiama a raccolta decine di capi di Stato, governo, imprenditori e opinion leader esteri. Il briefing può andare in scena dunque fra il 5 e il 7 dicembre, “stiamo aspettando la conferma dal ministero degli Esteri italiano” ha detto Bayat. Sul piatto, ha annunciato l’ambasciata iraniana, c’è anche un possibile incontro con rappresentanti di Confindustria. Si parlerà sia dei “rapporti bilaterali che le questioni di carattere regionale”.

Quanto ai primi, l’economia è in cima alla lista. Italia e Iran hanno un interscambio record in Europa. Negli ultimi anni ha però subito una flessione a causa delle sanzioni del Dipartimento del Tesoro americano annunciate dall’amministrazione Trump dopo il ritiro dall’accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa), ed entrate in vigore in due tranche rispettivamente il 6 agosto e il 5 novembre 2018. Tra le misure anche le cosiddette sanzioni “secondarie”, quelle che colpiscono non solo il business iraniano ma anche le aziende e gli imprenditori di Paesi alleati che continuano a fare affari con Teheran in determinati settori. Un bel problema per l’Italia, che nella Repubblica islamica vanta una solida presenza commerciale e in alcuni casi veri campioni nazionali come Ansaldo Energia e Danieli.

“Alcuni Paesi”, è la denuncia di Bayat lanciata dalla residenza romana in direzione Washington, hanno cercato di “manomettere” le relazioni fra Italia e Iran con l’imposizione delle sanzioni. Questo, assieme al ritiro unilaterale dal Jcpoa, ha dato il via a una “notevole riduzione” nei rapporti commerciali con la Penisola e di conseguenza “le aziende italiane hanno subito un grave danno”. Aziende che, ha aggiunto l’inviato di Teheran, “nonostante ciò continuano a manifestare interesse ad avere relazioni con l’Iran”. Tant’è che gli iraniani sono fiduciosi che i rapporti commerciali con Roma “possano tornare ai livelli di prima”.

Quindi l’appello al governo Conte, da cui l’omologo Hassan Rouhani si aspetta “un segnale” per “avviare un dialogo”. Non è chiaro quale sia il segnale che l’Iran attende da palazzo Chigi. Dopotutto il nuovo esecutivo italiano ha annunciato agli esordi di voler proseguire sulla strada del dialogo con l’Iran. E, in particolare, di non interrompere il percorso per la denuclearizzazione avviato nel 2015 a livello europeo, nonostante sia stato il governo iraniano ad aver annunciato a inizio novembre il ritorno all’arricchimento dell’uranio nella centrale di Fordo e ad aver calato il sipario sulle trattative avviate all’epoca dall’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini.

Di certo la conferenza stampa nella capitale non passerà inosservata agli occhi della diplomazia americana. Il Dipartimento di Stato guidato da Mike Pompeo ha fatto della deterrenza iraniana un filo conduttore della sua attività. Non sono mancati in tempi recenti episodi di incomprensione con il governo italiano. L’ultimo è il caso Mahan Air, la compagnia iraniana sotto sanzioni del Tesoro Usa che ha raddoppiato i voli sullo scalo Roma-Fiumicino e solo a partire da dicembre sarà sospesa dalla tratta. Non sfugge al governo che, in questo momento, parlare di un aumento dell’interscambio con l’Iran significa porre il Paese di fronte a un bivio: da una parte c’è un export da 441 milioni di euro, dall’altra, quella americana, ballano 26 miliardi e mezzo (dati Infocamere 2019).

Le ambizioni iraniane peraltro non si fermano agli affari contabili. C’è anche la politica estera. L’ambasciatore ha auspicato di fronte ai cronisti la collaborazione con il governo italiano nella soluzione di crisi regionali. Una su tutte quella in Yemen, che dal 2015 vede schierati in una guerra civile sanguinaria da una parte i ribelli Houthi sostenuti da Hezbollah e il governo iraniano e dall’altra una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita. La richiesta di una mediazione italiana non è nuova. Solo pochi giorni fa Bayat aveva incontrato il sottosegretario agli Esteri in quota M5S Manlio Di Stefano per discuterne. Gli spazi di mediazione per Roma sono strettissimi. Proprio per quel conflitto infatti l’Iran è stato condannato dall’Onu per crimini di guerra perpetrati dai ribelli sui civili.

ultima modifica: 2019-11-19T13:20:14+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: