"La piazza che tende a contrapporsi alla politica è un fenomeno che esiste ormai da anni, forse assomiglia ai primi passi del M5S. Anche allora vi era una insofferenza verso una classe politica giudicata incapace e distaccata dal popolo". Conversazione con Stefano Folli, editorialista di Repubblica

L’era geologica del Ciampi-Prodi è stato il momento forse più alto del centrosinistra, dice a Formiche.net Stefano Folli, autorevole analista politico ed editorialista di Repubblica. Lì va cerchiato in rosso il mancato frutto della stagione dell’Ulivo che, una volta ammainato nel 2011 il “nemico” Berlusconi, non ha poi saputo esprimere un leader autorevole, dando così sfogo alla piazza, ieri del M5S e oggi delle sardine. Si sta probabilmente chiudendo una parentesi valoriale, con l’esperimento di creare un soggetto antisistema e porlo all’interno del sistema che è destinato a non produrre effetti, con il rischio di avere una piazza buona (le sardine) e una truce (Salvini).

Dalle 5 stelle alle sardine: quante responsabilità ha la sinistra guardando a come cambia interlocutore la piazza italiana?

Per rispondere credo sia fondamentale riconoscere che il movimento delle sardine non nasce oggi come una sorpresa: la piazza che tende a contrapporsi alla politica è un fenomeno che esiste ormai da anni, forse assomiglia ai primi passi del M5S. Anche allora vi era una insofferenza verso una classe politica giudicata incapace e distaccata dal popolo.

Quindi sardine come prosecuzione del Vday?

Prima della curvatura politica assunta in seguito, il M5S all’inizio era un movimento di ribellione verso le deficienze della politica. Oggi questi ragazzi paiono più educati, anche se non mancano slogan duri, ma a mio avviso sono la fotocopia del fenomeno originario del M5S.

Nel mezzo è mancata la sinistra?

La domanda va fatta risalire nel tempo a più di dieci anni fa. È cioè venuto meno un rapporto con il popolo e con le esigenze concrete delle persone, ovvero quando la lunghissima opposizione a Berlusconi ed alla sua stagione alla fine si è rivelata talmente sterile che alla sua caduta il Cavaliere è stato sostituito non da un governo con pieno mandato popolare, ma da Mario Monti. È questa la dimostrazione della enorme debolezza politica della sinistra, su cui è cresciuto il fenomeno della contestazione di piazza che osserviamo ancora oggi.

Da queste colonne Fabrizio Cicchitto ha osservato che la sinistra di Occhetto, snobbando il Psi e scegliendo la magistratura, ha aperto la strada al vicolo cieco in cui è finito oggi il Pd, con l’addio allo spirito del Lingotto ed elettori delusi che vanno poi in piazza. Ha ragione?

Che ci sia stata una cessione di sovranità politica alla magistratura è abbastanza vero, rinunciando a leggere il Paese. In fondo Veltroni è l’unico a sinistra che ha tentato di dare una risposta di tipo classico. Ma l’intera esperienza dell’Ulivo nell’andare oltre la matrice comunista ha poi portato molti meno frutti di quelli auspicati. A mio avviso l’era geologica del Ciampi-Prodi è stato il momento forse più alto del centrosinistra: cito non a caso Ciampi perché è stato quello che ha agito prima da ministro portando l’Italia in Europa e nella moneta unica che oggi viene contestata da destra; e dopo da Capo dello Stato perché mantenne forte il legame tra istituzioni, opinione pubblica e popolo anche grazie ad un richiamo ai simboli identitari.

Dopo quella stagione poi?

Si è consumata questa incapacità di rinnovare il messaggio e la lunga opposizione a Berlusconi, necessaria ma in fondo sterile, ha portato a smarrire il significato di sinistra, moderna e riformista che si è trovata poi quasi spoglia dinanzi alla grande ondata di contestazione illiberale del sistema.

Oggi M5S e Pd quindi rischiano entrambi di bruciarsi?

Credo che sia stato un errore molto grave dare vita a questa maggioranza. A me sembra che entrambi rischiano di bruciarsi: il M5S perché nel passaggio da forza anti sistema a forza del sistema si sta disgregando, pagando un prezzo altissimo, senza avere idee su come rimediare; il Pd mi sembra una pallida eco rispetto al centrosinistra che ho citato in precedenza. Inoltre sta perdendo anche l’elemento riformatore che avrebbe dovuto caratterizzare il superamento delle vecchie barriere. Non c’è più quel fenomeno di contaminazione che avrebbe dovuto produrre la grande consapevolezza riformatrice. Il solo fatto di aver scelto come interlocutore il M5S, dimostra da parte del Pd una sostanziale rinuncia alla suddetta visione. Ciò realizza che la commistione ideata durante la crisi di agosto non è stata felice e il Paese adesso rischia di pagare un prezzo enorme.

Anche Salvini fa il pieno nelle piazze, così come ieri ad esempio chi sosteneva i forconi o il popolo viola. Si rischia di avere una piazza buona (le sardine) ed una truce (Salvini)?

Il rischio c’è. Quando si inizia a contrapporre la piazza al partito politico e ad una forma di organizzazione istituzionale, è sempre rischioso. Naturalmente in questo caso il partito si è consumato andando in crisi, lasciando libero sfogo a queste manifestazioni che per carità possono anche avere un elemento positivo se questo è nel recupero di un valore politico. Ma in un Paese molto sfilacciato il rischio maggiore dettato dalla contrapposizione delle piazze, è un ulteriore scollamento tra cittadini e istituzioni. Parlo con grande rispetto nei confronti delle sardine che esprimono un forte desiderio civico di partecipazione, trovando interlocutori deboli: ma penso che un altro rischio da evitare sia che passi l’idea che la vera maggioranza è in quelle piazze. Non è vero. La maggioranza è solo quella che si esprime nelle urne e non potrà essere certo la piazza la risposta compiuta alla crisi della politica.

È un caso quindi che in cima ai sondaggi vi sia un movimento, la Lega, che si è strutturato territorialmente come un partito vecchia maniera con sezioni e comizi di piazza?

Non so dirlo, ma penso in generale che le forze politiche debbano esprimersi sui territori, nelle piazze, nei borghi per ricostruire un rapporto profondo col cittadino, così come facevano i partiti vecchia maniera. Se la Lega lo fa, fa bene a farlo. Credo che il primo modo per rispondere ai fenomeni di cui stiamo parlando, sia quello di avere un nesso con il proprio elettorato. Se esso viene meno, ci si mette su un piano inclinato molto insidioso.

twitter@FDepalo

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