Durante un convegno per la Giornata europea dei dati personali il Garante della Privacy Soro lancia l'allarme: le aziende cinesi forniscono dati a Pechino. Volpi (Copasir): le raccomandazioni Ue non bastano. In sala Vecchione, Carta e l'ad di Huawei Italia De Vecchis

Le raccomandazioni non bastano. È impassibile il verdetto di Raffaele Volpi sulle linee guida pubblicate questo mercoledì dalla Commissione Ue per la protezione della rete 5G, che invitano ad alzare le misure di sicurezza ma non ad escludere le aziende cinesi, Huawei e Zte in testa, accusate dal governo americano di manipolazione dei dati e spionaggio industriale. Il messaggio è lanciato dalla Giornata europea dei dati personali, celebrata a piazza Venezia con un convegno nella sede dell’autorità Garante della Privacy, “Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale”. Moderati dal giornalista Arturo Di Corinto, che ha aperto i lavori con un commosso ricordo di Stefano Rodotà, il leghista Volpi, il professore del Politecnico di Milano Stefano Zanero e il presidente del Clusit Gabriele Faggioli hanno spiegato perché proteggere i dati equivale a proteggere la democrazia.

“Alcune cose non possono essere solo raccomandazioni – ha spiegato Volpi riferendosi al “toolbox” Ue – credo che i perimetri di sicurezza debbano essere sovrapposti a quelli dell’Alleanza atlantica, con protocolli comuni”. Il monito del presidente del Comitato bipartisan che oggi ha in programma l’audizione del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli è netto: “Non si vende la libertà per qualche centinaio di milione di euro”. Il convitato di pietra è Huawei, il colosso tech cinese che ha scalato il settore globale delle tlc anche grazie a un’offerta di prezzo ben più economica della concorrenza che una recente inchiesta del Wall Street Journal riconduce ai 75 miliardi di dollari ricevuti negli anni dal governo cinese sotto forma di sovvenzioni, esenzioni fiscali, sussidi. Non solo di pietra, visto che in prima fila, assieme al direttore del Dis Gennaro Vecchione e il direttore dell’Aise Luciano Carta, ad ascoltare le considerazioni di Volpi nella sede dell’authority c’era anche l’ad di Huawei Italia Luigi De Vecchis.

Sul tema il Copasir ha consegnato al Parlamento un rapporto sulla sicurezza del 5G, redatto a conclusione di un anno di audizioni con gli operatori del settore e la comunità di intelligence, che invita il governo a “prendere seriamente in considerazione” l’esclusione delle aziende cinesi dalla gestione della banda ultralarga. “Sono temi che devono rimanere al di fuori della sensibilità particolare dei partiti, e non è un caso che il rapporto sia stato firmato da tutti i componenti del comitato”. Saranno recuperati, ha garantito Volpi, nella nuova indagine del Copasir sull’esposizione del sistema Paese all’interferenze esterne, a partire dal settore bancario e assicurativo.

Alle stesse conclusioni è giunto il garante della Privacy Antonello Soro, che con una lunga panoramica sullo stato dell’arte ha messo a fuoco il dilemma delle aziende cinesi e dei loro rapporti con i Servizi e il governo di Pechino. Queste aziende sono “inserite in un contesto di dirigismo (anche) economico che le obbliga a cooperare con il governo, fornendogli pezzi importanti del loro patrimonio informativo, con implicazioni da non sottovalutare sul piano della sicurezza nazionale”.

Il fronte cinese ha visto l’autorità assumere una linea molto assertiva nelle scorse settimane. Un’iniziativa, che durante il convegno ha incassato il plauso di Volpi per “il suo coraggio”, è l’invio da parte di Soro di una lettera al Garante europeo per la privacy in cui si invita a sottoporre a un più severo scrutinio TikTok, l’app social cinese che spopola in tutto il mondo ed è più volte finita nel mirino dei Servizi occidentali per una gestione dei dati tutt’altro che trasparente.

Soro ha detto la sua anche sul 5G, di cui “vanno annoverati non solo i profili tecnologici, ma anche quelli ordinamentali”. Il Garante ha già proposto “un Privacy Shield con la Cina, per garantire il rispetto di alcune basilari condizioni di tutela alla protezione dei dati (se non altro) dei cittadini europei”. Certo, ha ammesso Soro, “un simile accordo necessiterebbe di una revisione radicale del sistema giuridico cinese, tale da escludere, in particolare, il prelievo sostanzialmente illimitato, da parte del governo, dei dati nella disponibilità delle aziende”. Non è un’operazione facile, ma “la dimensione e l’incombenza dei rischi per la sicurezza dei nostri paesi non consentono né inerzia né, tantomeno, rassegnazione”.

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