Il vero vaccino al coronavirus si chiama trasparenza. Parla Luca Pani

Il vero vaccino al coronavirus si chiama trasparenza. Parla Luca Pani
Secondo il medico, scienziato ed ex direttore dell'Aifa, la collaborazione e lo scambio di informazioni certe tra Paesi sul virus è la miglior tattica per contenere l'epidemia. E sconfiggerla

Il primo vaccino contro un nemico sconosciuto temibile e sconosciuto, o quasi, come il coronavirus? La trasparenza, soprattutto nella comunicazione. E la condivisione. Per combattere l’emergenza mondiale che ha resuscitato i fantasmi delle grandi epidemie passate serve, prima di tutto, una sana operazione-verità, anche e soprattutto da parte cinese. Ne è più che convinto Luca Pani, farmacologo, medico, psichiatra, scienziato, esperto di biologia molecolare ed ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Pani, il mondo davanti al coronavirus. A che punto siamo?

Il virus assomiglia ad altri coronavirus ospitati nei pipistrelli ma il vettore animale certo del 2019-nCoV non è stato identificato, né è stato identificato il meccanismo con cui un sospetto virus animale avrebbe fatto il salto all’uomo. Allo stesso modo, non è ancora stato accertato se le infezioni iniziali siano derivate da un singolo evento di trasmissione zoonotica o da molti eventi di questo tipo. Risolvere questi problemi aiuterà a stabilire misure di controllo efficaci per limitare l’ulteriore trasmissione virale. Tuttavia, per farlo sarà necessario condividere non solo le conoscenze, ma anche il virus stesso.

Dunque per battere il virus bisogna, innanzitutto, collaborare di più e aumentare il grado di trasparenza nella condivizione delle informazioni tra Paesi?

Sì. La sicurezza della salute pubblica trascende i confini territoriali. Di fronte alle emergenze globali di malattie infettive, i Paesi hanno la responsabilità e il dovere di essere trasparenti nelle loro segnalazioni e nelle loro azioni, sia nei confronti delle proprie popolazioni che della comunità internazionale, al fine di facilitare e accelerare la cooperazione che, in ultima analisi, limiterà le epidemie e minimizzerà i danni.

Il coronavirus non fa eccezione…

La risposta iniziale globale all’epidemia del 2019-nCoV, come spiega anche un editoriale appena pubblicato su Nature Medicine, illustra il potere della comunicazione rapida, l’importanza della ricerca scientifica e l’esigenza di collaborazioni che possono essere sfruttate nelle epidemie presenti e in quelle future. Basti pensare che, il rilascio pubblico della sequenza virale 2019-nCoV è vincolante per consentire alla comunità globale di mobilitare collettivamente gli sforzi di ricerca e per contribuire al contenimento di questo virus.

Che cosa non si sa oggi sul coronavirus e che invece si dovrebbe sapere?

Al momento attuale, rimangono molte lacune di conoscenza che devono essere colmate. Ad esempio, la trasmissibilità del virus e la piena estensione dell’epidemia rimangono incerte, poiché i casi non diagnosticati di infezione da coronavirus possono essere stati scambiati per altre malattie respiratorie. Inoltre, la reale virulenza del virus non è chiara: finora, la maggior parte dei decessi si è verificata in persone anziane con comorbidità di fondo per altre patologie.

La Cina ha peccato di scarsa trasparenza?

Pare che al momento solo la Cina abbia accesso al virus intatto e completo, il che significa che altri Paesi dovrebbero ricrearlo di nuovo attraverso tecnologie di reverse engineering o isolando il virus dalle persone infette. Sebbene ciò sia fattibile, possibili barriere alla completa collaborazione possono contribuire a ritardare il controllo delle epidemie.

Insomma, il coronavirus si può battere. A patto che…

Si comprenda il potere della comunicazione rapida, l’importanza della ricerca scientifica e l’esigenza di collaborazioni che possono essere sfruttate nelle epidemie presenti e in quelle future.

ultima modifica: 2020-02-08T12:30:32+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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