Noi ne vediamo solo la punta, ma sommerso, sott’acqua, dove non riusciamo a vedere, c’è molto di più. Conversazione con Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano, direttore sanitario IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e presidente Anpas

All’indomani del decreto che mette in quarantena l’Italia, abbiamo analizzato cifre e numeri del coronavirus: perché Italia e Corea del sud hanno pressappoco lo stesso numero di contagi, ma nel nostro Paese si registrano molti più decessi? Come mai la Germania ne ha subiti solo due? E perché, invece, proprio l’Iran ha così tanti contagiati? A rispondere, il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università degli Studi di Milano.

Corea del Sud e Italia hanno lo stesso numero di contagiati, eppure i due Paesi differiscono di molto nel numero di decessi: l’Italia è oltre i 300, la Corea ha appena sfiorato i 50. Come lo spiega?

Qui si tratta di statistica, non vedo differenze di sostanza. Le indagini genetiche dimostrano che non ci sono variazioni del coronavis nei due Paesi e su piccoli numeri queste variazioni ci possono stare. Probabilmente ci sono delle differenze nella popolazione, anche se non mi sembra che le due popolazioni varino molto per età. Forse siamo leggermente più anziani, ma nulla da giustificare questi numeri.

E i nuovi casi, allora? Al momento l’Italia procede sui mille contagiati al giorno, la Corea del Sud non supera nemmeno i trecento…

Probabilmente vuol dire che stiamo raggiungendo il limite della nostra capacità di risposta… E probabilmente spiega anche i morti. Abbiamo un buon sistema sanitario, ma lo stiamo mettendo a dura prova con l’emergenza coronavirus. Ricordiamo che il nostro Ssn è abituato a gestire tutt’altro tipo di circostanze.

Ovvero?

Consideriamo che il 70% delle risorse destinate alla sanità vengono spese per la popolazione fragile, che è pari a circa il 30% del totale. Forse dovremmo pensare di rivedere come gestire al meglio i posti letto, e le risorse, per le emergenze e quelli invece per i soggetti cronici e le lungodegenze.

Eppure la Germania ha solo due decessi…

È una questione di tempo… Ciò che è successo da noi potrebbe con grande probabilità succedere anche in Germania.

L’Iran invece ha un boom di casi. Non paragonabile al nostro, ma ci stanno dietro…

L’Iran è una nazione che ha tanti scambi con la Cina, epicentro del virus. In più ha un’organizzazione sanitaria che presenta differenze importanti con l’Italia, che seppur con i suoi limiti garantisce una serie di tutele che altri Paesi non hanno, anche nella gestione di emergenze come quella del coronavirus.

Tamponi. Troppo noi o troppo poco gli altri?

Noi non abbiamo fatto troppi tamponi. Abbiamo fatto i tamponi giusti come primo approccio all’emergenza. Che poi non si trattava nemmeno dei primi casi, come abbiamo scoperto. Siamo di fronte a un iceberg. Noi ne vediamo solo la punta, ma sommerso, sott’acqua, dove non riusciamo a vedere, c’è molto di più. I numeri sono sottostimati.

Cosa ci aspettiamo nei prossimi 15 giorni?

Un incremento dei casi e la diffusione di altri focolai. La scommessa sarà riuscire a mitigare e distribuire i casi nel tempo e fare in modo che non ci sia una concentrazione eccessiva di urgenze.

Quando si prevede calo della curva?

Come minimo dopo il 20 aprile.

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