Proposta di Beppe Grillo: “Mettere al centro l'uomo e non più il mercato del lavoro” e cita il fondo fossile dell'Alaska. Ma intanto si apre il dibattito sulle conseguenze, anche di principio, di questa idea

Un reddito di cittadinanza a vita? Dalle colonne del suo blog Beppe Grillo offre una ricetta semplicistica sull’emergenza da Coronavirus, con denari da raggranellare dalle tasche di ricchi e di quei soggetti che producono energia. Una grande patrimoniale su scala mondiale da destinare ad ogni nascituro.

REDDITO A VITA

“È arrivato il momento di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro”. Ovvero si schiera apertamente in questa contrapposizione, forse fuoriviante, tra assistenzialismo e produttività. Chiede inoltre di lavorare ad una società evoluta “che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, creativo, generando al tempo stesso il proprio sviluppo”. Punto di partenza la garanzia da offrire a tutti i cittadini di avere il medesimo livello di partenza.

E si avvita in un parallelismo con la crisi del 2008, quando “si è preferito salvare le banche a discapito del popolo”. Per cui ora propone un reddito di base universale, incondizionato, “la sola panacea al collasso del sistema, all’instabilità che sta uccidendo psicologicamente ed economicamente milioni di famiglie”.

CHI PAGA?

Il modo di applicazione di questa sua proposta lo indica in un ventaglio di azioni. In prima analisi chiede la tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici e cita apertamente i casi di Mark Zuckerberg, Bill Gates e Elon Musk come personaggi che sono sempre stati a favore del reddito universale.

In secondo luogo tocca una rivisitazione delle imposte sui redditi da capitale e sulla proprietà intellettuale. E ancora, cita le cosiddette “ecotasse”, come ad esempio il Climate Incame, Reddito dal Clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas.

E porta come esempio il caso dell‘Alaska, che dal 1982 ha all’interno del suo sistema di welfare l’Alaska Permanent Fund, ovvero un dividendo del rendimento economico di un capitale pubblico, che viene foraggiato dalle singole compagnie fossili. Per cui annualmente una fetta degli introiti provenienti dal petrolio statale confluisce direttamente e per legge in un fondo ad hoc. “Il governo piuttosto che spendere quel denaro, lo restituisce ai cittadini residenti, bambini compresi, attraverso un dividendo annuale”.

 

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