La Ue sarà severa, antipatica, condizionante ma sta dalla nostra parte. Il nostro vero avversario è il mercato che deve decidere se siamo un Paese solvibile (cioè in grado di ripagare il debito) oppure no. Il commento di Mario Giro

Tutti a discutere su Mes, Eurobond ecc. Per lo più senza sapere bene di cosa si tratta, ma tant’è. Il paradosso è che la destra sovranista e anti-Ue ora chiede e pretende tutto dall’Europa, mentre prima la voleva evitare. Ovviamente c’è dell’ipocrisia in questo: da destra si punta al fallimento delle trattative di Bruxelles che in effetti sono difficili. Cerchiamo di capire perché fuori dai tecnicismi.

Tra Europa del nord e del Sud da tempo non corre buon sangue: le formiche sono preoccupate che le cicale le affondino. Certo nella favola queste ultime (che poi siamo noi) sono più simpatiche mentre le formiche appaiono saccenti e odiose. Ma sopravvivono.

In realtà in Europa non ci sono formiche o cicale ma un ibrido: siamo già troppo uniti perché non vi siano conseguenze per tutti ma ancora troppo divisi per fare davvero assieme. L’Olanda fa la dura ma all’Aja sanno bene che se l’Italia fallisse trascinerebbe con sé tutta l’Unione. È il concetto “too big to fail”: troppo grande per fallire. Le nostre economie sono troppo interconnesse per non subirne le conseguenze. Ma allora perché non ci aiutano? Perché temono che la nostra malattia (spesa facile/grosso debito) contagi anche loro. Quindi mettono muri, separazioni, condizioni ecc.

Questa è la verità dell’Europa: troppa diffidenza, non c’è amicizia. Solo con un diverso pathos si potrebbe parlare costruttivamente. Ma non si pensi nemmeno per un attimo che fare i duri (da entrambe le parti) serva a qualcosa: serve solo a perdere tempo. Se si perde troppo tempo sarà il mercato a decidere: e il mercato non guarda in faccia nessuno.

Ciò infatti che la destra salviniana e meloniana non dicono è che il vero problema non ce l’abbiamo con la Ue ma con il mercato finanziario globale. La Ue sarà severa, antipatica, condizionante ma sta dalla nostra parte. Il nostro vero avversario è il mercato che deve decidere se siamo un Paese solvibile (cioè in grado di ripagare il debito) oppure no. Tale decisione non viene presa una volta per tutte ma è continuamente rinnovata. Finché stiamo in Europa siamo protetti nel bene e nel male. Fuori dall’Europa (e dall’Euro) siamo in balia di tutti e di tutto. Non c’è un paradiso perduto fuori dalla Ue, un eden che la stessa Ue cercherebbe di occultarci. No: c’è solo la dura legge del Far West, cioè dei fondi speculativi e di investimento (più che altro Usa) e sovrani (cioè Cina, Russia, paesi del Golfo ecc.), tutti da migliaia di miliardi (cioè più del nostro Pil). Se fossimo soli in balia di costoro, con una nostra moneta ecc., ci colonizzerebbero subito o ci manderebbero a fondo in poche settimane. Poi si litigherebbero le nostre spoglie.

Se i nostri compagni di strada della Ue sono scettici, antipatici, rompiscatole, sono pur sempre i “nostri”. Agli altri non importa nulla dell’Italia. Ricordate il Rinascimento: non essersi mai messi d’accordo tra Stati italiani (i “nostri”) ci fece cadere in mano allo straniero (gli “altri”), anzi: molti Stati italiani preferivano accordarsi con lo straniero contro il vicino. Da qui la “serva Italia di dolore ostello, non donna di quartiere ma bordello!” di dantesca memoria. Oggi la destra (inconsciamente, per ignavia e ignoranza) propone questo: fare dell’Italia la prostituta del mondo. Meglio allora tenerci le nostre megere europee.

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