Basta dire che l'Europa è stata inerme dinnanzi all'emergenza coronavirus, il Consiglio europeo in fondo ha approvato il pacchetto allestito dall'Eurogruppo e questo è un segnale inequivocabile. Il Mes? Strumento facoltativo, non è il male oscuro

Sì, l’Europa oggi darà un segnale al mondo e all’Italia, proprio nel giorno in cui il governo dovrebbe approvare uno dei Documenti di economia e finanza più difficili e drammatici della storia repubblicana. Approvando le prime vere misure a sostegno di una ripresa che, prima o poi, dovrà arrivare una volta terminata l’emergenza coronavirus. Antonio Villafranca, coordinatore della ricerca dell’Ispi e co-responsabile del Centro Europa e Governance Globale, vuole essere ottimista sul Consiglio di oggi. Tra poche ore da Bruxelles potrebbero arrivare risposte vere, concrete. Magari persino quel Mes tanto temuto ma sempre più vicino o, se non proprio lui, l’Epss, il piano di prestiti ai governi messo in piedi dalla Commissione europea.

RISPOSTE EUROPEE IN ARRIVO

“Mi aspetto che venga approvato quel pacchetto di misure frutto dell’accordo raggiunto tra i ministri delle Finanza dieci giorni fa, in occasione dell’Eurogruppo. Credo che dal Consiglio europeo possa arrivare un via libera a misure che nei fatti rappresentano una prima vera risposta europea alla crisi del coronavirus”, spiega Villafranca. “Parliamo dei prestiti alle imprese, dei 100 miliardi del Sure, per i lavoratori e poi del famoso Meccanismo Salva Stati che ben conosciamo. Ecco su tutto questo mi aspetto un’approvazione formale da parte dei capi di Stato e governo, sono sicuro che il tutto verrò avallato dai governi dell’Ue”.

Già, quel Mes che ancora agita il dibattito politico. Anche qui però Villafranca non la vede così tragica. “Dire di sì a un Mes senza condizioni per quanto riguarda l’erogazione di aiuti alla sanità, che valgono 36 miliardi di euro, mi sembra una proposta che possa passare il vaglio del Consiglio Ue. Non dimentichiamoci che il Mes non è obbligatorio, ma facoltativo e che si tratta di aiuti di cui il Paese può avere bisogno”.

L’EUROPA C’È

L’esperto dell’Ispi non se la sente di accusare in tutto e per tutto l’Europa di inerzia dinnanzi alla peggiore crisi dal 1945. Anzi, qualcosa è stato fatto e sarebbe sbagliato pensare il contrario. “La Bce ha agito, con delle misure che possono allontanare lo spettro della crisi finanziaria del 2009, attraverso l’acquisto di Titoli pubblici: è qualcosa di significativo. Prima di dire che l’Europa non fa nulla ricordiamoci delle ultime settimane, a cominciare proprio dalla Bce. Certo poi c’è il grande problema di un fronte del Sud, tra cui l’Italia, che chiede di più. Su questo si può e si deve discutere a livello europeo, ma non si dica che l’Europa non si è mossa”.

ASPETTANDO IL RECOVERY FUND

Villafranca ne ha anche per il Recovery Fund, il super piano per la ripresa dell’economia, che vale oltre mille miliardi. “L’idea sul tavolo c’è tutta, credo che si arriverà assolutamente all’approvazione del Recovery Fund. Però mancano ancora molti tecnicisimi, capire come utilizzarlo e chi ne può usufruire e a quale prezzo. Tutte queste cose vanno chiarite, e lo si dovrà fare. Però anche qui vale il discorso di prima, siamo dinnanzi a uno strumento, il Recovery Fund, già ben definito, seppur non nei dettagli. Come si può dire che l’Europa è rimasta inerme?”

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