Berlino, Washington, Mosca. Il risiko geopolitico intorno al Nord Stream 2

Berlino, Washington, Mosca. Il risiko geopolitico intorno al Nord Stream 2
L'improvvisa partenza dell'ambasciatore Grenell e la decisione del presidente Trump di ridurre le truppe statunitensi in Germania hanno lasciato un segno anche diplomatico a Berlino (e si sommano agli screzi sul vettore del gas)

Chi potrebbe lavorare alla ricucitura “energetica” sull’asse Berlino-Washington? La tensione tra Usa e Germania sta aumentando per via dell’annuncio a stelle e strisce di nuove sanzioni per chi lavora con il Nord Stream 2 che raddoppierà i volumi dalla Russia all’Europa. Piccata la replica del governo tedesco. Un quadro che si fa più complicato anche dopo l’improvvisa partenza dell’ambasciatore Grenell e la decisione del presidente Trump di ridurre le truppe statunitensi in Germania.

NORD STREAM 2

Il gasdotto energetico Nord Stream 2, quasi completato dalla Russia, assicurerà un peso specifico diretto di Vladimir Putin sull’Europa. Questa la ragione per cui gli Usa lo valutano come un rischio. Nel merito, se la società norvegese Det Norske Veritas dovesse convalidare il gasdotto Nord Stream 2, potrebbe essere sanzionata dagli Stati Uniti. Berlino reagisce con toni alti: “Le nuove sanzioni costituirebbero una grave ingerenza nella sicurezza energetica e nella sovranità dell’Ue”, ha dichiarato il ministero degli Esteri tedesco, con la possibilità che il governo tedesco non riconosca l’impatto extraterritoriale delle misure.

IL NODO GEOPOLITICO

Le nuove cubature assicurerebbero una diversa fase di equilibri e interessi sul mercato europeo dell’energia. Il Nord Stream II potrebbe inoltre innescare una serie di effetti a catena, come una diversa postura in scenari già complicati come il Venezuela, la Siria e il bacino Artico in contrapposizione alle policies Usa.

La risposta tedesca si ritrova in una valutazione molto critica da parte della Germania sui piani statunitensi relativi alle nuove sanzioni con l’obiettivo palese di ostacolare il lancio dell’oleodotto. Due settimane fa il Senato americano ha iniziato a discutere sul disegno di legge bypartisan che prevede proprio le nuove sanzioni: il Congresso in sostanza si è attivato fattivamente contro il Nord Stream 2.

SANZIONI

Come osservato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Germania Richard Grenell i legislatori del Congresso stanno prendendo in considerazione l’introduzione di nuove sanzioni contro le società coinvolte nel gasdotto, ovvero quelle società che forniscono servizi di sottoscrizione, assicurazione o riassicurazione delle navi, che lavorano alla pipeline e alle società, che forniscono servizi e mezzi per l’aggiornamento tecnologico, l’installazione di saldatrici o l’aggiornamento tecnologico e operativo delle navi.

Il disegno di legge anti-Nord Stream 2 è stato stimolato, tra gli altri, dai senatori Ted Cruz e Jeanne Shaheen, già protagonisti di un precedente intervento normativo contro il vettore che, parafrasando le parole dei due, presumibilmente minaccia “l’Ucraina, l’indipendenza energetica dell’Europa e rappresenta una minaccia critica alla sicurezza nazionale americana”.

SCONTRO

La Russia continua a sostenere che la costruzione del Nord Stream 2 sarà completata nei tempi stabiliti (fine 2020), nonostante l’azione sanzionatoria Usa, innescando un risiko anche relativo ai prezzi del gas. Sul punto si registra la fiducia sui prezzi futuri espressa dalla compagnia petrolifera statale del Qatar, che investirà 17 miliardi di euro in gasiere Gnl. Un passo che rappresenta l’anticamera alla realizzazione di una ingente fornitura di gas, visto che lo stesso Qatar è il secondo maggiore produttore di Gnl dopo l’Australia.

In sostanza la mossa Usa vuole non solo inserirsi fattivamente nella dinamica energetica del gasdotto in questione, ma anche operare un vero e proprio bilanciamento nei confronti della Russia. L’improvvisa partenza dell’ambasciatore Grenell e la decisione del presidente Trump di ridurre le truppe statunitensi in Germania hanno lasciato un segno, anche diplomatico, a Berlino.

Sullo sfondo alcune considerazioni legate alla contingenza: la fornitura globale di Gnl dovrebbe nelle previsioni aumentare di circa 34 milioni di tonnellate quest’anno, di cui 24 milioni di tonnellate dagli Stati Uniti a causa dell’accumulo.

La crisi di sistema innescata dal Covid potrebbe far tornare il bacino europeo nel cono di attenzione energetico di molti player, ovvero essere destinatario di nuove commesse (e in questo caso di nuove tensioni).

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2020-06-16T13:30:43+00:00 da Francesco De Palo

 

 

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