Il gruppo guidato da Descalzi aggiorna la strategia su investimenti e costi nel breve e medio termine a causa della pandemia. Ma lo sforzo verso la transizione rimane intatto

La pandemia da Covid non risparmia nessuno, persino un gigante dell’industria mondiale come Eni. Questa mattina il gruppo guidato dal ceo Claudio Descalzi ha presentato i conti semestrali ma anche alcune indicazioni circa l’impatto del virus che ha demolito l’economia mondiale, sulle strategie del Cane a sei zampe. Nulla di preoccupante, solo un piccolo aggiustamento del tiro dettato da quella che è a tutti gli effetti.

Tanto per cominciare nel 2020 è prevista l’ottimizzazione degli investimenti per 2,6 miliardi di euro (rispetto ai 2,3 miliardi già annunciati) e dei costi per 1,4 miliardi di euro (rispetto ai 600 milioni già annunciati). Non solo. Nel 2021 ci sarà una riduzione dei costi pari a 1,4 miliardi di euro e degli investimenti pari a 2,4 miliardi di euro (invece dei 2,5-3,0 miliardi di euro annunciati precedentemente), a fronte di una revisione  della produzione a circa 2 milioni di barili equivalenti al giorno al 2023, con picco al 2025 con circa 2,05 – 2,10 milioni di barili equivalenti al giorno.

La cifra dell’aggiornamento della strategia Eni è stata fornita dallo stesso ceo Descalzi. “Nel periodo che definisco il peggiore nella storia dell’industria Oil&Gas, colpita dagli effetti della pandemia e della guerra dei prezzi, la reazione di Eni è stata pronta e radicale. Abbiamo predisposto una revisione della nostra strategia di breve/medio termine riducendo di 8 miliardi di euro gli esborsi per costi ed investimenti nel biennio 2020-21 che ci aspettiamo sarà il più critico. Ciò comporterà una variazione del profilo di crescita della produzione upstream, mentre gli obiettivi già fissati per gli altri business, che stanno dando prova di grande resilienza, potranno essere rilanciati grazie all’allocazione di risorse aggiuntive”.

I numeri poi non possono che riflettere risultati della grande pandemia globale. Il gruppo ha infatti registrato una perdita netta di 4,41 miliardi nel secondo trimestre e di 7,34 miliardi nel primo semestre 2020, determinata dalla rilevazione di svalutazioni pre-tax di attività non correnti di 3,4 miliardi (di cui 2,8 miliardi rilevate nel secondo trimestre) riferite principalmente a asset oil&gas e impianti di raffinazione in funzione della revisione dello scenario dei prezzi/margini degli idrocarburi per un valore complessivo post-tax di 3,6 miliardi comprensivo di svalutazioni di crediti d`imposta (3,5 miliardi rilevati nel secondo trimestre).

In compenso, Eni conferma tutti gli altri obiettivi al 2023 riferiti ai business di transizione energetica. In particolare la capacità installata di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili è prevista raggiungere i 3 GW, mentre i clienti retail gas & power sono attesi raggiungere i 10,5 milioni. La manovra di investimenti complessiva nel quadriennio 2020-2023 si attesta a 27 miliardi di euro, in riduzione di 4,7 miliardi di euro rispetto al Piano originariamente approvato per effetto delle azioni decise per gli anni 2020-2021 nel business Upstream. Ai business di transizione, ha spiegato Eni in una nota, ed in particolare a progetti per bio-raffinerie, generazione rinnovabile e crescita clienti retail, “sono stati viceversa allocati fondi incrementali per 800 milioni di euro suddivisi sugli anni 2022-2023”, chiarisce il gruppo che oggi ha ribisto la strategia di breve e medio temine per gli effetti del Covid-19.

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