Chi c'era e cosa è emerso dall'incontro organizzato da Formiche "L'innovazione come driver in sanità tra presente e futuro" che ha visto la partecipazione di alcuni dei membri del Parlamento più attivi sul tema

Che ruolo gioca l’innovazione nell’efficientamento del sistema sanitario? E a che punto siamo con l’implementazione della telemedicina e del telemonitoraggio? Quali ostacoli si pongono dinanzi all’applicazione delle nuove tecnologie, i cui vantaggi sono emersi con forza dirompente durante l’emergenza Covid? Per trovare le risposte a queste domande, Formiche ha interrogato alcuni degli esponenti istituzionali maggiormente coinvolti e attivi sul tema durante l’incontro L’innovazione come driver in sanità tra presente e futuro. Tra gli spunti emersi durante il dibattito un elemento ha accomunato tutti gli interlocutori: agire affinché i potenziali benefici della telemedicina e del telemonitoraggio in particolare possano divenire quanto prima realtà sul territorio nazionale. E dare la giusta definizione a tutti gli strumenti che l’innovazione ci fornisce, perché è soprattuto dalla la cognizione degli stessi che passa un utilizzo efficiente delle risorse disponibili.

INNOVAZIONE: PRESENTE UNANIMITA POLITICA

“C’è unanimità tra le forze politiche nel riconoscere le potenzialità della tecnologia quando si parla si sanità”, ha rilevato Luca Carabetta, coordinatore dell’intergruppo Innovazione e vicepresidente della commissione Attività produttive, commercio e turismo. “Su alcune questioni non c’è colore politico, come si è evinto dal dibattito”, ha fatto eco Vincenza Bruno Bossio, segretario della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni e promotrice dell’Intergruppo parlamentare sull’intelligenza artificiale. “Ci sono delle scelte che ci vedono uniti, indipendentemente dal partito politico. Il settore privato deve sapere che il Parlamento è dalla parte dell’innovazone”, ha aggiunto.

EFFICIENTAMENTO DELLA SPESA SANITARIA

Questo perché innovazione significa non solo benessere dei cittadini, e dei pazienti, ma anche ottimizzazione delle risorse disponibili. Si è espresso a tal proposito Massimiliano Capitanio, della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni e della commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. “So benissimo come l’innovazione impatti sulla salute dei cittadini e in particolar modo sui pazienti cronici, per questo ritengo che il sostegno delle nuove tecnologie sia fondamentale per una migliore tutela del cittadino”, ha riferito. “Ma anche per un contenimento dei costi della sanità. Bisogna portare queste best practice all’interno della Pubblica amministrazione e del Servizio sanitario nazionale”, ha aggiunto.

PIÙ RISPARMI, PIÙ RICAVI

“Siamo in un momento un importante perché abbiamo la possibilità da un lato di realizzare attraverso la rivoluzione tecnologica quella che è chiamata medicina delle 4 P, ovvero personalizzata, predittiva, partecipativa e preventiva, che è poi la medicina che dovrebbe realizzare quel concetto di salute dell’Oms che guarda al benessere complessivo delle persone e non solo a quello legato alla patologia sofferta” ha esordito Lisa Noja, che nel contesto del decreto rilancio, ha proposto un emendamento su telemedicina e telemonitoraggio. “Ma è un momento fondamentale anche perché può portare risparmi significativi”, ha aggiunto. Una recente ricerca pubblicata da Accenture riporta infatti che solo negli Stati Uniti, entro il 2026, grazie all’applicazione nelle cliniche delle nuove tecnologie si potrebbero risparmiare 150 miliardi di dollari. “Una cifra esorbitante”, ha sottolineato l’on. Noja che, citando recentissime stime dell’Ue, ha riportato come le aziende sanitarie che investono nel digitale “potrebbero aumentare del 49% i propri ricavi e del 15% l’occupazione”.

“DEFINIRE SETTORI STRATEGICI COME INNOVAZIONE”

“Dal dramma che è stata la pandemia dobbiamo riuscire coglierne l’opportunità, imprimendo ad alcuni processi un’accelerazione, ridefinendo i nuovi settori, incluso quello dell’innovazione, quali altamente prioritari e strategici”, ha chiosato invece Alessandro Fusacchia, della commissione Scienza e cultura, che ha di recente presentato un emendamento al decreto rilancio affinché le prestazioni erogate in telemedicina specialistica siano equiparate, ai fini della rimborsabilità, alle prestazioni in presenza. “Se vogliamo una società, come ormai ripetono dal presidente Conte a Mattarella fino ai principali organi di stampa, che sia innovativa digitalizzata e semplificata dobbiamo spingere violentemente in questa direzione”, ha convenuto con lui Massimiliano Capitanio.

CERTEZZA DEL DIRITTO E NORME CHIARE

Ma affinché l’innovazione in campo sanitario possa funzionare, urge un quadro normativo e una pianificazione ordinata della governance. “Rispetto alla nuova disponibilità economica alla quale ha avuto accesso il Paese tramite il Recovery fund e il Mes light – ha allertato Carabetta – c’è bisogno di un’attività di pianificazione e riordino. Il governo deve sviluppare un piano con obiettivi di medio e lungo periodo, anche guardando alle realtà di altri Paesi, soprattutto di quelli che sono stati battistrada nel settore innovazione”.

ITALIANI A FAVORE DELLA TELEMEDICINA

Sorprendentemente, tra l’altro, l’Italia – spesso restia ad accogliere le innovazioni con entusiasmo – ha dimostrato grande propensione per la telemedicina. “Il 79% degli utenti è favorevole alla telemedicina, contro una media europea del 70%, ha sottolineato Noja. “Abbiamo le linee guida del ministero della Salute, abbiamo pezzettini un po’ sparsi nel Patto per la salute e qualcosa nei criteri di interoperabilità del fascicolo sanitario, ma manca una cornice entro cui muoversi”, ha confermato la parlamentare di Italia Viva. “È ora di arrivare a una normativa organica che affronti non solo la definizione di telemedicina, ma che definisca tutti i criteri delle prestazioni affinché i medici sappiano come operare. Senza un quadro giuridico chiaro si fa difficoltà a dare una certezza del diritto”, ha concluso. “Finché l’atto medico non potrà essere considerato tale anche a livello cibernetico, la telemedicina ha ancora bisogno di molto per poter funzionare davvero”, ha aggiunto il membro della commissione Bilancio e programmazione e della commissione Difesa Carmelo Misiti. “Non si può parlare di consulto in telemedicina qualora quel consulto poi può essere utilizzato contro il sanitario”. Ma l’onorevole Carabetta vede uno spiraglio di luce e, grazie all’esperienza maturata nel corso del governo Conte I e II, si dice ottimista: “In questo contesto l’iniziativa legislativa non può che migliorare”.

I BENEFICI DELL’E-HEALTH

E se la governance sull’innovazione farmaceutica risulta non ancora del tutto compiuta, non lo è invece la percezione dei grandi vantaggi, toccati con mano durante l’emergenza Covid, che la telemedicina può garantire ai pazienti. “In alcuni casi diventa un vero e proprio salvavita”, ha rammentato Bruno Bossio. “Basti pensare alle aree rurali, dove è complicato raggiungere un centro medico e invece attraverso questo tipo di assistenza in remoto si possono salvare moltissime vite”. “La telemedicina e il telemonitoraggio in particolar modo sono strumenti essenziali perché consente follow up e monitoraggio continui e costanti dello stato di salute del paziente”, ha fatto eco Lisa Noja. Ma Nicola Provenza, dalla commissione Affari sociali ha dato l’allarme: “Calare l’innovazione tecnologica nel modello organizzativo attuale e nell’attualità delle criticità che ha manifestato questo sistema rischia di essere fondamentalmente inefficace. Se non mettiamo a sistema il percorso assistenziale rendiamo fallace qualsiasi tipo di iniziativa che invece potrebbe garantire grandi opportunità”.

TECNOLOGIA PIU PERFORMANTE

Con piena condivisione d’opinione, la platea ha però convenuto nel definire la tecnologia disponibile spesso insufficiente, soprattutto se paragonata a quella di altri Paesi europei. “Queste innovazioni hanno bisogno di una tecnologia abilitante più performante di quella disponibile”, ha rimproverato Bruno Bossio. “Rispetto a innovazione e digitalizzazione, settori cruciali nella ripartenza, l’Italia è indietro rispetto ai vicini europei”, ha fatto eco Cabarabetta. “L’emergenza sanitaria ha mostrato i limiti del Paese e quanto siano strategici questi settori per la piena operatività di uno Stato. Tenendo conto del contesto in cui siamo, in cui l’innovazione tecnologica dovrà essere tra gli obiettivi di rilancio del governo, l’intergruppo cercherà di dare un impulso forte”, ha promesso il coordinatore dell’integruppo Innovazione. Seppure, come ha sottolineato lui stesso, “si parla spesso, di sviluppo 5G, senza aver nemmeno ultimato lo sviluppo del piano sulla bada larga”. Per un utilizzo compiuto della telemedicina, ha chiosato Capitanio, “servirà in primis realizzare una volta per tutte l’infrastruttura tecnologica, ancora insufficiente”.

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