Cosa insegna l’affidamento del Ponte di Genova ad Autostrade. Il commento di Cianciotta

Cosa insegna l’affidamento del Ponte di Genova ad Autostrade. Il commento di Cianciotta
Affidare il nuovo ponte di Genova ad Autostrade non è solo una iniziativa di buon senso, ma diventa il presupposto per tornare a discutere anche nel nostro Paese dell’uso corretto dell’istituto della concessione, dove il pubblico non deve abdicare al suo ruolo di controllore

Quando le soluzioni tecniche diventano il presupposto per affermare azioni politiche, spesso prevale il buon senso. E per chi scrive, che da due anni sostiene la necessità di evitare la revoca della concessione ad Autostrade per scongiurare il pericolo di dare un segnale negativo ai potenziali investitori e al mercato, le parole del ministro Paola De Micheli confermano che sul tema infrastrutture occorre avere una visione laica e scevra di ideologismi.

Affidare il nuovo ponte di Genova ad Autostrade non è solo una iniziativa di buon senso, ma diventa il presupposto per tornare a discutere anche nel nostro Paese dell’uso corretto dell’istituto della concessione, dove il pubblico non deve abdicare al suo ruolo di controllore. Perché questa scelta inevitabilmente determina in capo al concessionario e allo Stato una nuova e più concreta oggettivazione dei rispettivi ruoli. Questa ulteriore assunzione di responsabilità da parte di Autostrade deve costituire il presupposto per riequilibrare una relazione che negli anni ha visto lo Stato in una posizione marginale rispetto alla tutela dell’interesse pubblico.

La posizione della De Micheli giunge a 24 ore dalla presentazione del Decreto Semplificazioni, con il quale il governo punta a sbloccare i cantieri. Al di là della laconica e mesta formula del “salvo intese”, alcune novità del Decreto vanno nella direzione auspicata (le novità su abuso d’ufficio, danno erariale e conferenza dei servizi), mentre altre intervengono a rilevare delle patologie che in realtà non sono così evidenti (le gare ad esempio).

Non sono le gare, infatti, ad allungare i tempi di realizzazione delle opere: concentrarsi su questa parte del procedimento rischia di far perdere di vista l’obiettivo generale, che è quello come ha detto il presidente dell’Ance Gabriele Buia, di trasferire la straordinarietà nell’ordinario, provando a trasformare in norma ordinaria tutto quanto concerne il commissario.

Perché l’Italia non ha bisogno di commissari straordinari, ma solo di semplificare le norme e le procedure.

ultima modifica: 2020-07-08T14:50:12+00:00 da Stefano Cianciotta

 

 

 

 

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