Per ricominciare a correre, l’Italia deve seguire tre direzioni: “Programmazione degli interventi economici pubblici, sostegno all’innovazione e valorizzazione delle risorse umane”. È l’idea di Gian Luigi Cervesato, presidente e ad di JTI Italia, uno dei principali produttori internazionali di prodotti del tabacco che da sempre guarda con grande attenzione, e investe, sul territorio nazionale. “Un modello collaborativo per il tessuto imprenditoriale italiano è la migliore via da percorrere. Il gap che separa le piccole e medie imprese dalle multinazionali può essere superato soltanto creando una rete di relazioni e di mutuo sostegno”, sostiene infatti a Formiche.net. E dichiara guerra all’illegalità: “Provoca danni al bilancio dello Stato e costi indiretti per la collettività, per le imprese e per l’intera filiera. La sostenibilità – aggiunge – è da intendersi anche da un punto di vista legale e fiscale”.

Secondo gli ultimi dati, l’economia italiana subirà una grossa battuta d’arresto a causa del Covid. Quali sono le misure da mettere in campo affinché le aziende possano “reggere il colpo”?

Più che di misure, parlerei di direzioni, e ne vedo tre: programmazione degli interventi economici pubblici, sostegno all’innovazione e valorizzazione delle risorse umane. L’emergenza sanitaria che abbiamo dovuto affrontare ha sconvolto i piani di business con più o meno irruenza a seconda del comparto produttivo. Parliamo del potenziale esordio di un’epoca in cui un’azienda avrà da pensare sì sul lungo termine, avendo però sempre un Piano B nel cassetto, con operatività più a breve e medio termine. A questo approccio programmatico, si aggiunge la seconda direzione, ovvero quella degli interventi del governo per favorire l’innovazione e lo sviluppo di alternative sostenibili agli attuali modelli di produzione e consumo.

Ovvero, più nel dettaglio?

Sarebbe auspicabile considerare con un’attitudine quanto più equilibrata possibile i vari comparti industriali del Paese. In altri termini – soprattutto in questo periodo così delicato – non è utile pensare di risolvere le difficoltà di un sistema produttivo facendone gravare responsabilità e costi su un altro. Mi riferisco al ricorso a una politica di tassazione indiscriminata a discapito di specifici settori come quello del tabacco. Non sarebbe neppure coerente con quanto detto sulla programmazione: per gli operatori di un’industria come quella del tabacco, aumenti di tassazione improvvisi e aggressivi rischiano di disorientare continuamente, oltre che favorire il mercato illecito.

La terza direzione, infine?

La terza, ma non meno importante, riguarda le risorse umane, i dipendenti, le persone. L’attenzione alle risorse interne è fondamentale. Per il nostro Gruppo è da sempre una priorità, per esempio, conciliare la vita privata e lavorativa dei propri dipendenti, dunque il lockdown in qualche modo non ci ha colti impreparati. Ritengo che l’impegno per lo sviluppo dei talenti e delle loro competenze sarà la vera leva di competitività che le aziende avranno per il futuro.

Secondo recenti statistiche, anche questa volta saranno agevolate le grandi realtà industriali, multinazionali in primis, e penalizzati i piccoli imprenditori, che nel nostro Paese costituiscono ampia parte del tessuto imprenditoriale. Sarebbe auspicabile qualche forma di collaborazione fra grandi e piccole imprese?

Trovare la strada giusta non è facile ma, certamente, un modello collaborativo per il tessuto imprenditoriale italiano è la migliore via da percorrere. Il gap che separa le piccole e medie imprese dalle più grandi può essere superato soltanto creando una rete di relazioni e di mutuo sostegno; una sinergia fatta di scambio e di innovazione capace di generare ricadute positive sul territorio e sulle comunità. È una rivoluzione nel modo di concepire l’attività di impresa che porta a importanti risultati.

Tipo? Mi faccia un esempio pratico…

Il distretto tabacchicolo dell’Alta Valle del Tevere in Umbria ne rappresenta un esempio virtuoso. Oggi rappresenta un’eccellenza nazionale da tutelare grazie alla collaborazione fra JTI e TTI (Trasformatori Tabacco Italia); insieme abbiamo lavorato per coniugare l’innovazione e l’evoluzione delle pratiche agricole nel pieno rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Investire nella filiera agricola italiana significa supportare un comparto strategico della produttività del Paese e stimolare le capacità innovative che il territorio stesso può esprimere generando impatto dal punto di vista occupazionale e di tutto l’indotto.

Con la pandemia si è tornati a parlare molto di questione ambientale. Al di là dei singoli progetti, quali sono le azioni di sistema che le aziende possono e devono mettere in campo?

Le aziende si stanno rendendo conto che non è più possibile mantenere dei ritmi di crescita sostenuti senza che questi siano sostenibili. Quindi è fondamentale rendere tali tutti quei processi che consumano acqua, territorio ed energia. Da un punto di vista economico questo significa produrre senza depauperare il territorio, mentre dal punto di vista sociale vuol dire sostenere territori fragili per continuare a sviluppare eccellenze. Ridurre le emissioni in favore di energie rinnovabili, limitare i costi e migliorare la qualità di lavoro e di vita nelle sedi lavorative sono alcune delle azioni che aiutano la presa di consapevolezza che una svolta green è davvero possibile.

Sappiamo che voi, di recente, avete stipulato una partnership con Save the planet. Di cosa si occupano loro e quali sinergie preventivate di attivare?

Save the Planet è una onlus che si occupa di promuovere azioni e soluzioni concrete volte alla salvaguardia dell’ambiente. La partnership che abbiamo appena avviato è un esempio di collaborazione virtuosa ispirata ai princìpi di sostenibilità economica, sociale e ambientale, che dimostra quanto sia necessario fare sistema tra aziende, istituzioni e associazioni per diffondere buone pratiche. Un impegno che portiamo avanti da anni tramite campagne di sensibilizzazione sul rispetto dell’ambiente e che si inserisce in un più ampio programma di riduzione degli impatti di JTI entro il 2030. Il tutto grazie anche alla divulgazione di dati chiari e misurabili, messaggi positivi e confronto costante in cui Save The Planet ci affiancherà per portare i temi dell’economia circolare e della crescita green presso l’opinione pubblica e il tavolo dei decisori.

Purtroppo in Italia c’è un po’ la percezione che la crescita non possa essere green. Perché c’è questa convinzione e come si può colmare questo gap?

Oggi risulta fondamentale ripensare i modelli produttivi, oltre che quelli di consumo, attraverso un approccio che tenga conto sia della crescita economica sia di quella occupazionale, oltre che della tutela del patrimonio ambientale e delle risorse naturali. Per lavorare in favore di un’economia circolare, l’esigenza è quella di operare all’interno di un quadro normativo chiaro, con regole semplici e minore burocrazia per favorire investimenti, innovazione e sviluppo, nonché la cooperazione tra istituzioni, aziende e terzo settore.

Ci vuole, quindi, più collaborazione fra i soggetti coinvolti?

Certamente, solo in questo modo sarà possibile avviare una discussione congiunta ed efficace e fare sistema intorno all’idea di un futuro più green. Davanti a noi si apre una stagione di opportunità da sfruttare al massimo in cui la transizione verso un futuro verde appare sempre più concreta, bisogna farsi trovare pronti per far sì che la sostenibilità non sia un vincolo da rispettare, ma un vero e proprio volano di sviluppo.

Sostenibilità – che è un termine che ritorna spesso nel vostro storytelling – non vuol dire solo ambiente. Come altro si può coniugare, oggigiorno, in un’accezione più “sociale”?

L’idea di sostenibilità richiama molte sfide fra loro complementari: non può esserci sostenibilità ambientale e crescita se non si garantiscono sostenibilità economica e sociale. Ecco perché JTI da anni si impegna con investimenti e supporto concreti a vantaggio di persone in difficoltà presso le comunità in cui opera. Questo è il principio ispiratore di molte delle iniziative in cui siamo coinvolti, da anni, attraverso partnership di successo.

Un po’ come avete fatto con Agro-social?

Esatto. Il bando “Agro-Social: Seminiamo valore”, varato insieme a Confagricoltura, offre la possibilità di inserimento occupazionale e sociale a persone con fragilità, favorendo al contempo la promozione e la crescita di territori agricoli italiani e rafforzando le sinergie fra società civile e istituzioni.

Un’ultima domanda: la percezione diffusa è che il commercio illecito di prodotti illegali sia diminuito. Eppure, secondo le ultime stime della Guardia di finanza, questi provocano un danno erariale di 700 milioni di euro. Posso chiedervi cosa state facendo voi per combattere questo trend, ma soprattutto quali altre misure, secondo voi, anche a livello pubblico, potrebbero essere messe in campo?

JTI è da sempre impegnata nella lotta al commercio illecito, al fianco delle istituzioni e delle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità e all’evasione fiscale. Bisogna ricordare che una forte contrazione del mercato legale, a vantaggio di quello illegale, provoca danni al bilancio dello Stato e costi indiretti per la collettività, per le imprese e per l’intera filiera, che in Italia occupa circa 200mila addetti dalla coltivazione alla vendita dei prodotti in tabaccheria. La sostenibilità è da intendersi anche da un punto di vista legale e fiscale: ecco perché tutelare il consumatore e i diritti di proprietà intellettuale del marchio risulta fondamentale. A tale scopo, JTI ha creato una struttura Anti-Illicit Trade Operations (Aito) che solo nel 2019 ha sottoposto 1.129 report e segnalazioni alle Forze dell’ordine; nello specifico in Italia la collaborazione tra JTI e le autorità ha portato al sequestro di oltre 60 milioni di sigarette illegali nel periodo tra il 2017 e il 2019. Recentemente abbiamo inoltre fornito ad Adm (Agenzia delle dogane e dei monopoli) proposte concrete su come arginare il problema in Italia in occasione dell’audizione pubblica dello scorso 13 luglio. Come JTI riteniamo, infatti, opportuna la creazione di un tavolo tecnico che monitori il commercio illecito e che si occupi anche di aggiornare la normativa per renderla in linea con i nuovi trend del fenomeno.

E l’opinione pubblica, che ruolo gioca in questa lotta?

Purtroppo il commercio illecito In Italia è ancora oggi considerato “accettabile” e senza vittime nonostante l’incidenza dei pacchetti di sigarette che si trovano nel mercato italiano e che non pagano le dovute imposte allo Stato, secondo fonti ufficiali, è pari al 5,6%. Per questo è necessaria una maggior presa di coscienza sui danni che provoca non solo per il gettito erariale ma anche per l’economia del Paese.

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