Da Borsa a Mediobanca, Parigi sta presentando a Roma il conto del Recovery Fund, sostiene l'economista Carlo Pelanda. La contropartita? Il prossimo inquilino al Quirinale. E sulla rete unica italiana si gioca lo scontro fra Cina e Usa

Manca solo un notaio e l’accordo si può chiudere. L’Italia ha ottenuto da Parigi e Berlino il Recovery Fund. Ora deve pagare pegno. Parola di Carlo Pelanda, analista geopolitico e finanziario, saggista, che a Formiche.net spiega: dietro alla partita per Mediobanca e Borsa Italiana c’è un do ut des fra Palazzo Chigi ed Eliseo. Mentre sulla corsa alla rete unica va in scena una puntata-chiave della Guerra Fredda tech fra Cina e Stati Uniti.

Pelanda, è davvero convinto che l’Italia si sia messa in saldo per i fondi Ue?

Diciamo così: ci sono grandi forze esterne che si stanno muovendo per mettere le mani su asset strategici italiani. Vuole sapere la vera fortuna del nostro governo?

Prego.

È talmente diviso che è difficile da manipolare. Difende l’interesse nazionale grazie al suo disordine, come d’altronde succede da trent’anni. Annuncia un provvedimento, si arriva alla bozza finale, poi tutto salta. Fossi il lobbista di un colosso estero sarei atterrito.

Lei però cita governi, non colossi. Crede che dietro la scalata di Leonardo Del Vecchio in Mediobanca ci siano i francesi?

Quell’operazione è da bloccare, per più motivi. Sì, c’è il serio sospetto che l’operazione favorisca le mire francesi su Generali. E quando si parla dei francesi bisogna sempre fare attenzione, perché non è mai chiaro se l’interlocutore è lo Stato o gruppi capitalistici privati, e se il primo comanda i secondi o viceversa. Ma c’è anche uno scoglio tecnico.

Quale?

Mediobanca è un’istituzione che ha una rilevanza sistemica, non può avere un’azionista di riferimento non contrastabile. Queste strutture sono snodi cruciali del sistema finanziario come all’epoca, in America, fu Lehman Brothers. Al mercato piace che funzionino come public companies, dove non c’è uno solo che comanda. Da parte di Del Vecchio è perfettamente comprensibile cercare uno sbocco per i miliardi di liquidità che detiene.

Nel governo è scontro sul golden power nel decreto Agosto. Qual è la linea rossa da tracciare per l’intervento dei poteri speciali?

Serve un criterio di valutazione semplice: quest’operazione porta via dal Paese ricchezza nazionale?  Solo un’istituzione statale ha i mezzi per capirlo. Il golden power serve a difendere la “ricchezza residente”, che a seconda delle transazioni si può tradurre in know-how, tecnologia, dati.

Sempre dalla Francia arrivano richieste, queste sì esplicite, per acquistare Borsa Italiana.

Ecco, questo mi sembra il vero oggetto del patto del governo italiano con Francia e Germania in cambio dei soldi a fondo perduto, di un sostegno politico forte, e di un prossimo presidente della Repubblica a loro gradito. I francesi in particolare hanno bisogno di dominare gli asset finanziari e industriali italiani per pareggiare il loro potere reale nella diarchia con la Germania.

Nel merito, si parla di una soluzione a metà in cui entrino sia Euronext sia Cdp.

Può essere una formula intelligente. Preoccupa però il controllo dei dati, che consegnerebbe ai francesi un vantaggio enorme. Vedo due soluzioni possibili per difendere Piazza Affari. La prima: ci sono almeno 2000 pmi disposte a quotarsi. Se accadesse nel giro di 5, 6 anni diventerebbe la più grande borsa al mondo per il Mid Cap. La seconda: restare in mano a Lse, e agganciarsi al sistema americano. Arriva molta più liquidità dal dollaro che dall’euro.

A proposito di America, c’è chi legge nella partita per la rete unica in Italia una nuova puntata della Guerra Fredda fra Cina e Usa. Va letto così lo stop, momentaneo, all’offerta del fondo Kkr a Tim o è solo una precauzione per non far saltare la costruzione di una rete in mani italiane?

Quella per la rete è solo una delle tante puntate, nel caso specifico sarei prudente. I fondi di investimento sono sempre intermediari, se hanno contatti con il mondo diplomatico e politico non li fanno emergere. Che la Cina voglia penetrare la rete italiana è fuor di dubbio, il nostro Paese è l’ultima cosa rimasta da penetrare per i cinesi in Europa. Ma, per il momento, è blindato.

Anche sulla rete 5G?

Per il 5G non vedo altra soluzione se non l’esclusione delle aziende cinesi come Huawei e Zte. Chi è al governo ha capito che se rimangono nella rete il nostro Paese viene tagliato fuori dal sistema di alleanze, non ci sono mezze misure.

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