Ha ragione il presidente Carlo Bonomi a richiedere un accordo tripartito - governo, associazioni d’impresa, sindacati dei lavoratori - per il buon funzionamento delle politiche attive di accompagnamento al lavoro. L'intervento di Maurizio Sacconi, già ministro della Salute, del Lavoro e delle politiche sociali

L’ulteriore passo avanti del fondo Sure, l’approssimarsi della fase di avvio dei progetti finanziati dal Recovery Fund, l’impiego dei fondi ordinari europei impongono decisioni efficaci per il collocamento dei giovani e dei moltissimi per i quali si è esaurita la precedente occupazione.

Appare ormai evidente che a questo punto il blocco dei licenziamenti costituisce solo una causa di rinvio (e inasprimento) del problema. Gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato non producono la propensione ad assumere. Come se l’offerta del vino per il banchetto di nozze possa indurre la decisione del matrimonio. La incapacità di preselezionare i disoccupati di lungo periodo per ragioni di disagio sociale da quelli bisognosi “solo”di riqualificazione professionale non aiuta a distinguere la conseguente offerta di servizi.

Rimane in piedi il contenzioso con la Commissione Europea per la dote lavoro della Regione Lombardia che si è esteso ad alcune attività del programma “garanzia giovani”. E pensare che la stessa fonte (uffici diversi) aveva premiato nel 2017 lo strumento lombardo come buona pratica salvo poi, nell’anno successivo, contestarlo sistemicamente bloccandone l’utilizzo in un tempo in cui sarebbe stato ancor più necessario.

Insomma, ha ragione il presidente Carlo Bonomi a richiedere un accordo tripartito – governo, associazioni d’impresa, sindacati dei lavoratori – per il buon funzionamento delle politiche attive di accompagnamento al lavoro. Queste richiedono sempre nei decisori una umile immersione nella realtà, l’ascolto delle effettive necessità delle imprese, la rinuncia ad ogni tentazione o pregiudizio di natura ideologica. In particolare, la auspicabile conferma della opzione di consegnare al lavoratore la scelta dei servizi ai quali rivolgersi, richiede il chiarimento del governo con Bruxelles sulla temeraria iniziativa del suo servizio di auditing che ha fermato il meccanismo della dote lavoro. A poco servirebbero i fondi del Sure in assenza dello scioglimento di questo nodo.

Più in generale, Carlo Bonomi ha di nuovo battuto un colpo. Da sindacalista, non da politicante. Cisl e Uil hanno espresso prime reazioni positive ai suoi richiami. Tra dieci giorni le parti sociali si incontreranno e, se convergenti, potrebbero rivendicare ruoli sussidiari. Non sarebbe poca cosa in un tempo di forte autismo politico.

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