Bike sharing, triplicata la flotta dal 2015. Il rapporto

Bike sharing, triplicata la flotta dal 2015. Il rapporto
Il decreto Rilancio ha dato la possibilità di accedere al bonus mobilità, mentre il decreto Semplificazioni prevede le cosiddette “strade urbane ciclabili”, con limiti di velocità a 30 Km/h e priorità di precedenza rispetto agli altri veicoli. Il commento di Ludovica Casellati

Con il decreto Rilancio del maggio scorso il governo ha previsto la possibilità di accedere al bonus mobilità per l’acquisto di bici pari al 60% della spesa sostenuta fino a un massimo di 500 euro. Vi possono accedere solo i cittadini che risiedono nelle città con più di 50 mila abitanti. Si comprende come la misura tenda a contenere il traffico nelle città più grandi, vista la limitata capienza del trasporto pubblico nel periodo post Covid. Il bonus sarà in vigore fino a fine 2020 e sarà il ministero dell’Ambiente a seguire l’iter per la sua erogazione. Vedremo a fine anno l’impatto che questo provvedimento avrà sulla mobilità urbana, considerato anche che molte città, come Milano, Roma, Firenze, Genova, solo per citarne alcune, stanno avviando i lavori per aumentare i percorsi delle piste ciclabili. Anche perché nel decreto Semplificazioni sono previste norme che impattano sul fronte bici: vengono infatti introdotte le cosiddette “strade urbane ciclabili”, con limiti di velocità a 30 Km/h e priorità di precedenza rispetto agli altri veicoli.

“I provvedimenti del governo vanno sicuramente nella direzione giusta – è il commento a Formiche.net di Ludovica Casellati, meglio nota sul web come Lady Bici –. L’incremento della vendita delle biciclette è stato, anche nei Comuni con meno di 50 mila abitanti che non hanno usufruito del bonus, segno evidente che questo mezzo di locomozione sta entrando nelle abitudini degli italiani perché non inquina, permette di mantenere le giuste distanze e di godere del paesaggio nel modo giusto. Alla luce di questi decreti, adesso il coraggio degli amministratori sarà determinante”.

Si inserisce in questo nuovo scenario la crescita del bike sharing: aumentano le città coinvolte, cresce il numero delle bici a disposizione degli utenti, si diversifica l’offerta in termini di tipologia dei veicoli. La flotta ha ormai raggiunto le 35 mila unità nelle 31 città italiane (tutte nel centro-Nord) che dispongono del servizio. A Brescia il primato per la percentuale di utilizzo di ciascuna bici nelle 24 ore. Sono alcuni dei dati nel Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti.

“I dati del Rapporto sul bike sharing – ha ricordato Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – dimostrano che le città italiane stanno rapidamente evolvendosi verso un modello di green city che vede la mobilità condivisa al centro del progetto; sarà importante nei prossimi mesi e nei prossimi anni estendere questo modello virtuoso di mobilità anche nelle città italiane del sud”.

Crescono le adesioni dei cittadini a questo tipo di mobilità (+60%). Le bici elettriche in condivisione hanno raggiunto le 5500 unità e di queste il 70% appartiene ai servizi free-floating (le bici vengo lasciate nelle strade e gestite con lucchetti smart dotati di Gps) che si è rapidamente evoluto verso l’elettrificazione. Questo tipo di noleggio è sempre piuttosto breve, sia per durata che per percorrenza: il 50% non dura più di 5 minuti. Diversi i dati per lo station-based (le bici sono posizionate in stalli predisposti all’uscita delle metro e vicino ai terminal degli autobus) dove gli spostamenti durano tra i 6 e i 20 minuti e la percorrenza si assesta tra 1 e 2 chilometri.

È stato anche realizzato un focus su alcune città in cui operano contemporaneamente un servizio di free-floating e uno di station-based: Bergamo, Mantova, Milano, Padova, Parma, Reggio Emilia e Torino. In queste città, a partire dal 2017, il numero dei noleggi è rimasto pressoché costante, mentre è variata la proporzione tra i due sistemi: il primo è passato, in solo due anni, dal 25 al 55%.

Sono quattro i modelli di gestione adottati in Italia: gestione pubblica tramite società in house; appalto con fornitura del servizio di bike sharing; concessione di servizio pubblico: autorizzazione da parte dell’amministrazione alla gestione privata del servizio. Variano molto da città a città i costi del servizio: per un abbonamento annuale si passa dai 15 euro di Siena ai 300 di Parma. Per un viaggio di 20 minuti la media è di circa 1,2 euro per il free floating, mentre scende a 0,5 euro per lo station based.

 

 

 

 

ultima modifica: 2020-09-09T15:30:21+00:00 da Saturno Illomei

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: