Il commissario al Mercato interno Thierry Breton e il vicepresidente Maros Sefcovic hanno presentato la nuova alleanza per garantire ai 27 le risorse minerarie necessarie alle sue ambizioni di sviluppo sostenibile. L’obiettivo: svincolarsi il più possibile dalla Cina e da altri Paesi extracomunitari potenziando la base industriale europea

La trasformazione verde e digitale dell’Unione uropea potrà avere successo soltanto con un accesso sicuro e continuo ad una serie di minerali e metalli critici, a condizioni competitive e sostenibili. È questo il punto centrale che ha accompagnato la sessione di presentazione dell’European Raw Materials Alliance (Erma) a cui hanno partecipato il commissario al Mercato interno Thierry Breton, il vicepresidente della Commissione Maros Sefcovic, il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier e altri rappresentanti dei governi europei e partner occidentali, tra cui il Canada.

È la risposta della Commissione europea per affrontare la forte dipendenza dell’Unione dall’importazione di minerali cruciali per la transizione energetica e digitale. Si tratta di un’iniziativa fondamentale che coinvolgerà i governi nazionali e gli attori privati, in una rinnovata partnership pubblico-privata su scala continentale, per rafforzare la resilienza e l’autonomia europea rispetto a supply chain strategiche per le sue ambizioni di sviluppo sostenibile e industriale.

LE PAROLE DI BRETON

“L’Europa si è imposta l’obiettivo di diventare leader nell’economia verde e digitale”, ha dichiarato Breton all’apertura dell’incontro. “Per farlo servono litio per le batterie, magneti permanenti e semiconduttori”. Tutti prodotti che richiedono all’Europa “un’autonomia strategica” su determinati rifornimenti di materie prime, ma che non pregiudichi “scelte, alternative e competizione” cruciali per diversificare le forniture sul mercato globale, evitando così “dipendenze indesiderate, sia economicamente che geopoliticamente”, e garantire “che la sharing economy possa combinarsi con l’efficienza  nell’utilizzo dei materiali in un’economia circolare”.

Sarà inutile, secondo il commissario, accedere a questi materiali critici “senza capacità di processazione” e allo stesso tempo “garantendo standard ambientali e di sostenibilità” all’altezza di un una governance europea che vuole farsi inclusiva, trasparente e capace di salvaguardare gli interessi delle comunità locali, siano esse coinvolte sul continente o in paesi esportatori, affinché “tutti le attività legate alla supply chain possano essere socialmente accettabili e responsabili”.

Si tratta di elementi a cui la Commissione all’inizio di settembre, come raccontato da Formiche.net, ha dedicato un ampio rapporto mappandone il grado di criticality (come funzione della supply risk e dell’economic importance) e così aggiornando una lunga lista ora comprendente ben 30 Critical Raw Materials (CRMs) — tra cui litio, cobalto, grafite, vanadio, bauxite, nickel e, non ultime, le terre rare — rispetto alle “sole” 11 individuate ormai quasi un decennio fa, poco dopo il lancio dell’EU Raw Materials Initiative nel 2008. Da allora lo scenario globale è profondamente cambiato, così come i piani industriali dell’Unione europea, ora focalizzati sulle sfide del cambiamento climatico e sugli obiettivi di neutralità da raggiungere entro il 2050.

L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS

In un contesto di crescente competizione geopolitica e di frammentazione delle catene del valore in seguito alla pandemia, sarà fondamentale assicurarsi il reshoring di importanti segmenti industriali, a partire proprio dai settori che diventeranno sempre più cruciali per la decarbonizzazione e il raggiungimento degli obiettivi del Grean New Deal. Comparti, come quello delle energie rinnovabili (solare, eolico) e dell’industria automotive ibrida ed elettrica, che sono fortemente associati all’estrazione e processazione di metalli rari e minerali necessari per la manifattura di prodotti intermedi come batterie elettriche, magneti, convertitori catalitici, turbine eoliche. Senza dimenticare la digitalizzazione: tecnologie come i semiconduttori, che dipendono dal silicio, o i robot e altri sono parimenti centrali per assicurare la competitività economica europea.

Secondo il comunicato finale della Commissione del 3 settembre, Critical Raw Materials Resilience: Charting a Path towards greater Security and Sustainability, il 44% della domanda europea per i singoli materiali viene soddisfatta con importazioni dalla Cina, con un picco drammatico per le terre rare (tra l’86 e il 96%), il niobio dal Brasile (85%), cobalto dal Congo (68%), litio dal Cile (78%).

Soltanto uno sforzo collettivo europeo potrà garantire il successo di quest’alleanza. “Non abbiamo altra scelta”, ha sentenziato Sefcovic. La capacità di approvvigionamento, o meno, della base industriale europea di questi minerali, così come la scalata in settori downstream, avrà “un effetto decisivo nel definire la posizione economica dell’Unione Europea a livello globale”. Dunque, sarà imperativo “rafforzare la sicurezza e la resilienza delle supply chain”, di fronte a scenari di “esacerbazione della competizione” per la crescita esponenziale della domanda mondiale nei prossimi anni. Con un monito: sulle terre rare “l’Europa dipende esclusivamente dalla Cina”. Ecco perché per Breton l’obiettivo dell’Erma sarà anche quello di “potenziare la resilienza europea sulle terre rare e così costruire una catena del valore per i magneti permanenti”. Una politica industriale necessaria, non solo per l’Europa, alla luce di un particolare segmento di mercato in cui la Cina detiene vantaggi competitivi ormai consolidati.

LE “MINIERE URBANE”

Per il vicepresidente della Commissione servirà, dunque, sfruttare il “potenziale per il riciclo di questi materiali” ed esplorare “strade alternative come lo sfruttamento delle cosiddette ‘miniere urbane’”. L’alleanza dovrà anche sostenere la competitività europea in altri settori. Tra le iniziative di più successo da cui trarre insegnamento l’European Battery Alliance, di cui lo stesso Sefcovic è stato promotore a partire dall’avvio del progetto nell’ottobre del 2017.

“Abbiamo mobilitato industrie, attori economici, società civile e stati membri lungo tutta la catena del valore, dall’attività estrattiva a quella di riciclo dei materiali”. Un progetto che punta a fare dell’Europa “la seconda potenza manifatturiera [dietro la Cina] delle batterie al litio, davanti a Stati Uniti e altre potenze asiatiche”. Si tratta di un modello da emulare, per livello di cooperazione, di mobilitazione delle competenze – soprattutto tramite l’EIT Raw Materials, un hub d’innovazione e ricerca nei sistemi di riciclaggio – e di imposizione di regole e normative in materia di sostenibilità ambientale.

LA TRASFORMAZIONE DIGITALE

Per Altmeir quella dei materiali strategici rappresenta “la sfida più importante” per la competitività europea tanto alla luce della trasformazione digitale, “che ne richiederà in quantità, qualità e disponibilità mai visti prima”, quanto per l’affermarsi a livello globale di “un crescente protezionismo nazionale”, dal momento che altre potenze industriali cercheranno di garantirsi “un accesso preferenziale a questi materiali”. Ultimo ma non meno importante, il successo di quest’iniziativa sarà centrale per “l’impegno europeo nel combattere il cambiamento climatico e di raggiungere la carbon neutrality”, un obiettivo che non potrà che richiedere una necessaria finestra di dialogo e di “cooperazione tra Europa, Cina, Stati Uniti e Giappone”.

È questa la grande sintesi strategica che l’accesso a questi importanti minerali e metalli rari impone all’Europa: “la capacità di rimanere economicamente forte diventando allo stesso tempo un’economia più sostenibile”. Per farlo, servirà diversificare le fonti di approvvigionamento senza ricercare ossessivamente l’autarchia, ma promuovendo una governance democratica e multilaterale tra tutti gli stakeholder.

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