Dopo un decennio di buone pratiche che hanno visto il nostro Paese diminuire le emissioni, tra il 2005 e il 2014 del 27%, un taglio di 160 milioni di tonnellate di gas serra, negli ultimi anni, in concomitanza con una leggera ripresa economica, si è raggiunto appena 1,6% di riduzione delle emissioni. E questo nonostante l’Italia sia particolarmente esposta ai danni causati dai cambiamenti climatici. Occorre un’inversione di tendenza in alcuni settori strategici se vogliamo ridurre del 55% le emissioni di gas serra al 2030. La propone l’Italy Climate Report, presentato ieri alla Conferenza Nazionale sul Clima, in vista della Cop 26, che si terrà a Glasgow nel novembre del 2021.

L’iniziativa di una “roadmap climatica” è una proposta aperta ai principali stakeholder nazionali per lanciare in Italia l’ambizioso progetto europeo di diventare la prima regione “climate neutral” del mondo e fornire le indicazioni per i finanziamenti del Recovery Plan nazionale, che, secondo Ursula von der Leyen, dovranno essere dedicati, almeno per il 37%, a misure sul clima. E proprio nei giorni scorsi il Parlamento Europeo ha proposto di innalzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 del 60% rispetto a quello della Commissione “dal 50% al 55%”. Chiede inoltre, il Parlamento, che la stessa Commissione proponga un obiettivo intermedio al 2040 per garantire che l’Unione sia sulla buona strada per raggiungere la neutralità climatica al 2050. Che dovrà essere raggiunta non solo dall’Ue, ma anche dai singoli Stati membri.

“La roadmap climatica per l’Italia è un percorso da costruire insieme – ha detto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in un video messaggio –. Noi abbiamo già iniziato riunendo gli Stati Generali e definendo con l’Unione europea le modalità di intervento rispetto al Recovery Fund, dove l’elemento principale è il green. Dobbiamo sostenere le aziende, in questo momento di transizione, attraverso i fondi europei, trasformare la funzione produttiva, in modo che poi, in futuro, possano camminare sulle loro gambe”.

La strada da seguire proposta da Italy for Climate per raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo prevede una riduzione del 55% rispetto al 1990, a fronte del taglio del 19% registrato al 2019. Per raggiungere questo risultato sono state individuate sei tipologie di interventi trasversali: introduzione di un sistema di “carbon pricing”; il passaggio da un modello lineare a uno circolare e rigenerativo; accelerazione nella ricerca e nella diffusione di soluzioni innovative; semplificazione delle procedure e delle autorizzazioni; promozione della cultura della transizione.

“Siamo di fronte ad un passaggio epocale – ha dichiarato Edo Ronchi – presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile –. Se non sapremo tradurre in pratica l’indicazione europea di destinare al clima una quota rilevante dei finanziamenti per la ripresa dalla più grande crisi economica del dopoguerra, sprecheremo un’opportunità unica per fare dell’Italia un Paese avanzato e competitivo sul principale terreno su cui si giocherà il futuro dell’economia globale, quello della green economy”.

Nel dettaglio, le misure proposte riguardano innanzitutto il settore industria, per il quale la Strategia climatica prevede un taglio del 46% delle emissioni rispetto alle attuali, intervenendo sulla “circolarità dei modelli di produzione, su un mix energetico più pulito, più elettrificato e più innovativo”. I trasporti in Italia restano il secondo settore per quantità di emissioni e dovranno ridurle del 30% riducendo la domanda di mobilità privata grazie alla sharing mobility e allo smart working, aumentando la mobilità elettrica (l’obiettivo è di immatricolare 5 milioni di auto elettriche nel 2030) e ricorrendo al biometano per il trasporto pesante.

Il settore residenziale dovrà puntare sulla riqualificazione energetica degli edifici, estendendo e rafforzando il superbonus al 110%: l’obiettivo è una riduzione del 53% delle emissioni generate dalle nostre case e un taglio del 20% dei consumi energetici. Il terziario (uffici, servizi, esercizi commerciali) dovrà puntare sull’integrazione delle fonti rinnovabili e la riqualificazione energetica per ridurre del 58% le emissioni al 2030. L’agricoltura genera il 10% delle emissioni e dovrà comunque ridurle del 30%, intervenendo sia sulla domanda (minore consumo di carne da allevamenti intensivi) ma anche sulle pratiche a minore impatto ambientale e su interventi per riutilizzare le emissioni di metano degli allevamenti. Le emissioni prodotte dai rifiuti riguardano il 4% e provengono soprattutto dal metano prodotto dalle discariche che dovranno essere oggetto di azioni mirate nel quadro del Pacchetto europeo sull’economia circolare.

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